giovedì, 30 settembre 2004

Per Pinoarchivio,

Se ti va ho trovato un piccolo brano di musica da camera da abbinare alla tua poesia. E' di Claude Debussy mi ricordo che lui componeva e dava alla musica il colore. Non so cosa significa esattamente ma se ti va la puoi ascoltare leggendo la tua poesia.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 20:11 | Permalink | commenti
categoria:segnalazioni
giovedì, 30 settembre 2004

Il colore del suono

Quando
più non basta
il colore dei suoni
e della musica
che è nelle parole

allora
ascolto
i silenzi
e i colori
del suono
e della musica
che è nei mondi…

mondi
distinti
io sento vivere
dentro
le parole



















postato da: pinoarchivio alle ore 18:15 | Permalink | commenti (2)
categoria:e la scrittura
mercoledì, 29 settembre 2004

Tema: Il primo incontro.

Autore: Giuseppina. Stile: simpatico da blogger.

Titolo

Non vedo l’ora.

(L’appuntamento era alle 21:00 LAPEZIA E’ SULLA PANCHINA DEL PARCO)

LAPEZIA :“Scùsi, mi sa dir…e che o…scùsi Signor-e mi sapre…bbe Signòra, signò-ra il suo cane sta facendo la pipì sulle mi-e…No, no non volevo dir-e questo… però mi po-treb-be direeee che ora èèèèèèèèè?”

SIGNORA :“E’ ora che si faccia gli affari propri!”

Lapezia si alza, guarda in basso, cerca di scrollarsi dalle scarpe la puzza di cane, sbattendo a mo’ di marcia i piedi sulla terra si liscia le gambe, abbassa la minigonna e con fare composto si rimette a sedere.

II SIGNORA :“E’ occupato?”

LAPEZIA :“No, si figuri è che sto aspettando una persona molto speciale, è il nostro primo incontro

II SIGNORA :“Io invece no”

LAPEZIA :“Sì, ci siamo conosciuti su inter-net…”

II SIGNORA :“?”

LAPEZIA : “Insomma col computer, sa lo usano tut-ti… ma poi, però ci siamo telefonati.Siiiii delle luuuunghe telefonate. Lei dice che spendiamo troppo. Noo è che dopo ci siamo mandati delle foto per lettera e quindi ci siamo anche scritti qualche volta. Lei dice che gli uomini che mandano poesie sono tutti tra-dì-tò-ri, ma va là che non ci cred…o ma dài, lei dice? Ma adesso dove và? Ma almeno mi dica che ora è?”

II SIGNORA:“E’ ora che la smetti di spendere soldi inutilmente e ti compri l’orologio!”

Lapezia si rialza allunga il collo cercando di vedere se scorge la figura di un uomo e con immutata fiducia si risiede.

III SIGNORA :“Uhi, uhi, mi faccia sedere che ci ho un dolòòòòre alle gambe che non mi fa respirare, soffro d’insonnia e tengo pure le traveggole, si tiri più in là per favore che mi toglie l’aria”

LAPEZIA :“Prima che si arrabbi che mi saprebbe dire che ora è?”

III SIGNORA :“Vorrebbe dire che sono pazza? Guardi che pazza è lei e tutte le persone che vi stanno attorno”

LAPEZIA :“Signora ma non c’è nessuno oltre noi qui”

III SIGNORA :“Ah! Lei signora mi perseguita, è quella che mi segue e che mi chiede sempre l’ora, che cosa vuole da me? Non le sembra l’ora di lasciarmi in pace?”

LAPEZIA : “Signoooora non mi lasci sola anche lei! Ma che ho fatto di male”

Nel frattempo Giorgio si avvicina e con aria soddisfatta chiede “Ciao, coooome staj? Che bbello incontrarsi, che faccia però, che è successo hai aspettato molto? Perché che ora è?”

LAPEZIA : “E’ ora che te ne vai AFFnfiauhfANCUnfapohgapLO” Alza i tacchi e sennevà.

IV SIGNORA :“Scusi buonuomo, mi saprebbe dire l’ora?”

GIORGIO : “No, però se viene con me conosco un posto dove ti dànno l’ora precisa, precisa”

IV SIGNORA :“E se poi succede qualcosa e faccio tardi?”

GIORGIO : “Non vedo l’ora signora, non vedo l'ora”

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 22:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:il primo incontro
domenica, 26 settembre 2004

A volte è più facile parlare quando pensi che nessuno ti ascolti. Al buio tutto ci sembra più sincero ed a volte si preferisce vivere quando tutti dormono. Solo di notte è possibile vedere l'essenza delle persone. Quando non si ha più timore di scoprire le cicatrici che deturpano l'anima. Ci si spoglia con lentezza lasciando cadere per terra tutte le bugie della vita. Al riparo dalla luce che vuole coprire la verità di pennellate bianche, gialle e rossastre. Ci si guarda riflessi nelle finestre imperlate di gocce di pioggia. Si cerca così di imprimere nella memoria il proprio spirito. Infondo la notte non è così diversa dalla morte. E' una luce nera che scopre il destino degli uomini.

Giuseppina

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 00:15 | Permalink | commenti (3)
categoria:e gli altri
venerdì, 24 settembre 2004

L'altra sera ho rivisto 'Maccheroni'. Per chi ignorasse ricordo che è un film di Ettore Scola, con quei due mostri di Lemmon e Mastroianni. Ma ce n'è una terzo, più bravo per naturalezza, candore di affetti, figura espressiva, che non possiamo negare - quando tutto finisce e Mastroianni giace di un'ambigua morte- sia lui il protagonista. Smagliante, sempre accorto, discreto, e tuttavia incombente come un'antica madre che osserva e ride.

Questa mamma attrice si chiama Napoli, una giovane vecchia di tremila anni, altrettanti inganni, uguali affanni, che mitiga i suoi bruciori con i babà alla panna. Come accade ai due amici del film di Scola, l'uno top manager americano, l'altro eduardesco girascartoffie del catasto. Per me, partenopeo sabaudizzato, Napoli è un ritrovo degli istinti, quando ci capito rinvengo - come tutti sperano di Mastroianni in Maccheroni- e passo il mio picciol tempo tra pizze alla provola e pomodorini; serate al Gesù Nuovo a chi la dice più grossa; notti di fiamme, castagnole e razzi; tombole di Broccolino con "donna pereta fora 'o balcone"; zeppole, panzarotti e supplì all'Augusteo; poster di Feltrinelli in piazza dei Martiri; ministeriali di Scaturchio a San Domenico Maggiore; unti pizzicagnoli da cui acquistare ciccioli; timidi fiorai a via Scarlatti; capello originale di Maradona in edicola a Piazzetta Nilo; 200 euro per sette notti al Garage Vomero in via Bernini.

Un luogo della mente, allora, e non soltanto. Ma chi l'ha detto che ragione e pancia sono in conflitto?

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categoria:e la scrittura
mercoledì, 22 settembre 2004
Il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l'altro. E come se avessi delle parole a mo' di dita, o delle dita sulla punta delle mie parole. Il mio linguaggio freme di desiderio. Il turbamento nasce da un duplice contatto: da una parte, tutta un'attività del discorso assume con discrezione, indirettamente, un significato unico, che è « io ti desidero », e lo libera, lo alimenta, lo ramifica, lo fa esplodere (il linguaggio prende gusto a toccarsi da solo); dall'altra, avvolgo l'altro nelle parole, lo blandisco, lo sfioro, alimento questo sfioramento, mi prodigo per far durare il commento al quale sottometto la relazione.

(Parlare amorosamente, significa dissipare senza limite, senza soluzione di continuità; vuoi dire praticare un rapporto senza orgasmo. Forse esiste una forma letteraria di questo coitus reservatus: il preziosismo).
Roland Barthes


postato da: amicirobertocotroneo alle ore 14:46 | Permalink | commenti (4)
categoria:interventi di roberto cotroneo
martedì, 21 settembre 2004
mi dicono che deraglio.
e me lo dicono da alcuni giorni con una certa insistenza.
mi dicono che, quando scrivo, certe volte metto una retromarcia improvvisa mentre l'auto è in piena corsa.
allora, accetto l'ipotesi del deragliamento e sviluppo una mia tesi di rinforzo che andrà dimostrata col tempo.
Sono d'accordo con Roberto.
scrivere è comunicare.
con se stessi e con gli altri.
se il meteorite stesse per piombarmi in testa, di certo non perderei nemmeno un attimo e cercherei occhi, mani da stringere e vecchi rancori da appianare.
quindi, vado a correggere il tiro del mio post del 18 e cerco di avvicinarmi di più al bersaglio.
parlavo di uno scrivere per me.
non intendevo riferirmi ad una estrema forma di solitudine, anzi.
se scrivo in rete usando un blog è palese il piacere di pensare che qualcuno da qualche parte possa alzare un dito, fermare tutte le attività del suo quotidiano e digitare l'indirizzo che lo porterà tra le mie pagine.
intendevo afferrare al lazo l'istinto primario che mi porta a posare penna su carta e che non è subito quello di essere letta.
è prima quello di comunicare con me.
poi arrivano le parole di Roberto ad aprire porte dall'interno di un mondo che non si conosce mai abbastanza: quello del bravo scrittore, quello di colui che viene scelto da persone sconosciute come autore da comprare in libreria.
e allora accolgo con grande fiducia il consiglio di riuscire a rielaborare le storie personali per trasformarle in qualcosa di universale.
e di cuore ringrazio pubblicamente.
in privato, invece, resta la speranza per me di imparare presto a smettere di deragliare.

















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categoria:e gli altri
sabato, 18 settembre 2004
scrivo per me.
non faccio altro che posare su carta pensieri che altrimenti vagherebbero altrove.
e l'altrove della mia testa non sempre ha voglia di ospitare troppe parole.
a volte riesco a stupirmi delle idee che appaiono come rapidi lampi tra un pensiero e un discorso.
poi magari, per una distrazione qualsiasi, mi sfuggono.
meglio sarebbe riuscire a realizzarle piuttosto che scriverle.
soprattutto se si tratta di buoni propositi.
per tutto il resto invece la scrittura va bene.
un caro amico scrittore una volta mi disse: "uno scrittore deve avere qualcosa da dire".
rifletto su queste parole.
in fondo, non credo di essere nessuno per dire qualcosa a qualcuno.
in genere, quello che scrivo è quello che penso di dire a me.
non so se nella sua frase, però, c'era qualcosa di nascosto che mi è sfuggito.
eppure, mi piace pensare di sì, che fui io a non capire bene dal tono e dagli occhi quale fosse veramente il suo pensiero...













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categoria:e la scrittura
sabato, 18 settembre 2004

Da Maria Grazia Giuseppina

Insomma qui si parla di scrittura. Sindrome da foglio bianco? Niente paura si può anche parlare della scrittura in genere. Per esempio chiediamoci cosa ci appassiona della scrittura. Perché si scrive? E' una forma di logorrea o qualcosa di più? Si scrive solo per sé stessi o anche per gli altri? Ho scoperto dai miei studi che esiste una terapia chiamata logoterapia. Non è una terapia basata sulla parola piuttosto di qualcosa di diverso. Mi ricordo che leggendo i principi sulla quale si basava questa terapia ho pensato ad un personaggio di uno dei romanzi di Roberto che attraverso i racconti, meglio dire i disagi, scriveva lettere, Luis (il protagonista del romanzo) capiva che quelle lettere non erano dettate dalla coscienza confusa della gente ma da una rielaborazione della scrivente, una capacità innata di aggiustare la vita delle persone attraverso le parole. Un medico dell'anima. Le persone a loro volta si riconoscevano in quelle parole e se ne compiacevano. Io, forse non ho reso giustizia alle reali intenzioni dello scrittore ma voi che siete intelligenti capirete quello che volevo dire.

Potrei intanto dire che per me la scrittura è un mezzo per innamorarsi di se stessi, per accettare quella parte di noi che lasciamo sempre all’ombra, appunto l’ombra, la nostra.

Insomma questo non è il mio diario e non vorrei farlo diventare proprio adesso.

E’ solo una maniera per rompere il ghiaccio.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 09:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:e la scrittura
venerdì, 17 settembre 2004
Da ROBERTO COTRONEO
Cari amici, intanto considero un onore, e sono contento che voi abbiate creato un blog dedicato a me. Devo dire che dopo l'esperienza di Cotron Club ero abbasta perplesso sul mezzo del blog. Per molti motivi che posso riassumere in pochi punti.
1.Il blog è autoreferenziale. E' un diario pubblico che spesso però non fa altro che citare se stesso e altri blog all'infinito. E questo alla lunga (o anche alla breve) toglie interesse.
2.I commenti al blog sono indinspensabili. Sono una linfa di cui il blog non può fare a meno per la sua esistenza.
3.I commenti ai blog non dovrebbero essere filtrati. Ma purtroppo questo diventa quasi impossibile perché l'anonimato del blog permette di tutto, e anche di più, come diceva uno spot di un'azienda che oggi è come se non esistesse più.

Qui non sarò solo io a postare, ma anche voi. Non so dire cosa succederà, ma posso assicurare che mi leggerete con una certa assiduità (ovvio non tutti i giorni). Un'ultima cosa. Togliamo da sommario del Blog la parola "creativa". E togliamo la parola "accomunati". Sarebbe meglio - secondo me - Uniti da un'insolita passione per la scrittura. O no?





postato da: amicirobertocotroneo alle ore 11:02 | Permalink | commenti (3)
categoria:interventi di roberto cotroneo