lunedì, 08 agosto 2005

Comunitàzione.it

 

"Ho imparato a sognare", per dare un'opportunità in più anche ai diversamente abili.

 

La pellicola, che sarà presentata l'8 e il 9 settembre alla LXII mostra internazionale del cinema di Venezia, è il secondo atto di un ciclo di cortometraggi incentrati sul tema della solidarietà e del sociale.

 

di  Massimo Giuliano

 

'Ho imparato a sognare' è un cortometraggio che il regista Gianbattista Assanti ha girato a Pescara tra il 30 luglio e il 1 agosto.

 

Location scelte, piazza Garibaldi, la Parrocchia dei Gesuiti, lo stabilimento balneare 'Marni Beach' e il Ponte Risorgimento.

 

Il progetto è a favore di un'iniziativa no profit ed è ideato dalla Charlie Chaplin Pictures e dall'associazione 'Diversuguali'.

 

Protagonisti del corto due attori, Patrizio Rispo e Serena Rossi, noti al pubblico per la loro presenza nel cast della soap opera di Raitre 'Un posto al sole'.

 

I due interpretano, nel corto di Assanti, Tommaso e Simona, in una vicenda che è ambientata, appunto, a Pescara. Nel corso della conferenza stampa di presentazione (gremita e interrotta più volte dagli applausi dei presenti), Patrizio Rispo ha definito il progetto «Ottimista e poetico, un segnale incisivo per sensibilizzare le persone su un mondo da scoprire», mentre Serena Rossi ha spostato l'accento sul mestiere dell'attore: «Noi facciamo un lavoro in cui soprattutto appariamo, e guardare questi ragazzi negli occhi fa capire cosa è davvero importante. Sono dolci e affettuosi: come si fa a non voler loro bene?».

 

 La pellicola, che sarà presentata l'8 e il 9 settembre nella sezione 'Screening office' della LXII mostra internazionale del cinema di Venezia, è il secondo atto di un ciclo di cortometraggi incentrati sul tema della solidarietà e del sociale.

 

 

Il primo episodio è stato girato ad Ariano Irpino, mentre il prossimo sarà realizzato a Melfi e verterà sugli operai della Fiat (protagonista, Rocco Papaleo).

 

Il regista Gianbattista Assanti ha detto di sentirsi, nonostante la sua esperienza nel campo cinematografico, come un esordiente; tutto merito dell'associazione 'Diversuguali': «L'entusiasmo che si è creato attorno a questo corto ha fatto sì che mi sentissi come una matricola. Ringrazio tutti dell'affetto dimostrato. In questo corto, alla fine sarà Pescara a vincere».

 

A corollario, sono giunte manifestazioni di stima anche da parte delle istituzioni: l'Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Pescara, Mauro Di Zio, ha spiegato che la Provincia è stata sollecitata a partecipare dal Presidente di Diversuguali, Gianna Camplone, mentre l'Assessore alla Cultura del Comune di Pescara, Adelchi De Collibus, ha detto che «Si tratta di una straordinaria occasione di riflessione per la città di Pescara, portando temi importanti all'attenzione dell'opinione pubblica. Questo è un ulteriore richiamo a quelli che sono i nostri doveri morali».

 

Come dire: oltre a riempirsi la bocca di belle parole bisogna anche considerare concretamente certe situazioni, che non appartengono solo a chi è meno fortunato di noi.

 

"Io, invece, non ho mai smesso di credere nei miei sogni"  Giuseppina.

 

Il corto è stato girato con l'utilizzo dei miei mezzi di trasporto con i quali, tutti i giorni, vengono presi i ragazzi per essere portati nei vari laboratori.

 

Quello multimediale è gestito da me.

 

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 18:22 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 03 agosto 2005

La musica è una delle cose più democratiche che possano esistere. Più della poesia o dell'arte figurativa, che invece ben distingue tra chi sa leggere le cose e chi invece non è in grado di capire. E questo avviene anche con la musica colta.

Molti hanno tentato di mettere dei paletti a tutto questo. Hanno intimidito gli ascoltatori chiedendo loro una serie di nozioni, obbligandoli all'analisi musicale, distinguendo tra compositore e compositore. Citando storia, letteratura e arte. Ma non ci sono riusciti. Una sinfonia di Cajkovskij è uguale per tutti, anche per chi crede, sbagliando, di saperne più di altri. Anche per chi vuole tracciare un solco e dire: bene voi pensate di saper ascoltare. Ma non capite i passaggi, non capite le citazioni da altre musiche, non sapete nulla del mondo da cui questo brano proviene.

Ma quando senti l'Adagio Lamentoso della sesta sinfonia di Cajkovskij non hai più dubbi che quel modo di ascoltare la musica, per quanto colto, per quanto consapevole, non è altro che una sovrapposizione insensata. Che non porta a nulla. Buona per gli specialisti. Quando ti arriva addosso quell'Adagio Lamentoso, ti arriva senza mediazione, ti arriva con tutta la sua potenza. Con la sua tristezza e la sua malinconia, la sua sensazione di perdita e la sua forza.

di Roberto Cotroneo, da "CHIEDIMI CHI ERANO I BEATLES - lettera a mio figlio sull'amore per la musica"

 

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 14:29 | Permalink | commenti (2)
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