L’Onorevole Camillo
Le mosse del cardinale
di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 25 settembre 2005
Sera di venerdì scorso. Tg1. Il conduttore introduce la notizia in questo modo. «Increscioso episodio a Siena». L'”increscioso episodio” a Siena non è altro che una contestazione, fatta da giovani studenti di sinistra, a un premio istituito dalla Fondazione Liberal, presieduta da Ferdinando Adornato. La Fondazione Liberal ha deciso di dare il premio al Cardinale Camillo Ruini. Un premio «per il progetto culturale della Chiesa italiana» da lui promosso: «Un riconoscimento all’azione teologica, culturale, umana di un uomo di Chiesa».
Il cardinal Ruini dunque è andato a Siena a ritirare un premio ed è stato contestato.
È stato contestato per aver detto che «i Pacs sono incostituzionali», per aver invitato «i cattolici a non partecipare al voto per il referendum sulla procreazione assistita», per aver sostenuto che «il crocefisso debba rimanere come un segno dell'identità della nostra nazione». I ragazzi hanno srotolato davanti a Ruini tre striscioni. Il primo diceva: «Libero amore in libero Stato». Il secondo: «Vogliamo fare un pacs avanti nei diritti». Il terzo era il più provocatorio: «Siamo tutti omosessuali».
Dopo una manciata di minuti dall'episodio l'agenzia Ansa ha cominciato a battere i primi titoli. «Berlusconi: contestazione a Ruini mi addolora", «Barbuto (Udc): sgomento per contestazione a Ruini», «Bosi: vergognosa contestazione a Ruini», «Casini: amarezza e indignazione per Ruini contestato». E ancora: «Fioroni: contestazione Ruini è grave mancanza cultura», «Gardini: solidarietà a Ruini, Prodi tenga a freno i fans», «Giro, Forza Italia: i fischi a Ruini devono indignare i laici», «Tajani: indegno tentativo di limitare la libertà», «Verdini: contestatori Ruini grotteschi epigoni del ‘68», «Volonté: giù le mani da Ruini».
Fin qui le reazioni del centrodestra. Ma anche nel centrosinistra i fischi a Ruini non sono affatto piaciuti. Soprattutto a Romano Prodi che dice: «Queste contestazioni le biasimo profondamente», e ha mandato una lettera personale al Cardinale. Anche Piero Fassino oggi ha dichiarato di non aver «condiviso la tesi che Ruini non possa parlare». E Rosi Bindi: «Mi dispiace che Ruini sia stato contestato nella mia città». Ma in realtà Ruini ha potuto tranquillamente parlare a Siena, per fortuna.
Ma in questa gara alla solidarietà per Ruini ci sono alcune discrepanze. È chiaro che il cardinal Ruini è libero di esprimere le sue posizioni e la posizione della Chiesa. È chiaro che a nessuno è concesso di impedirgli di parlare e di esprimere le proprie opinioni. Ma il cardinal Ruini, a Siena, era andato da Adornato, da un parlamentare di Forza Italia a ritirare un premio, che non è un premio dell'Università Gregoriana, ma è un premio per la sua attività, letta in una chiave assolutamente e squisitamente politica. È lecito contestare Ruini se va a prendere un premio da Adornato? È lecito che si possa mostrare uno striscione dove si dice «libero amore in libero Stato»? Dove è lo scandalo dei fischi?
È un segno, questo. Un segno della crisi dialettica di questo Paese. E il cardinal Ruini, che è uomo di grande finezza intellettuale, lo avrà capito assai bene. C'è più da riflettere su questo agitarsi, questo fare la gara della solidarietà tra tutti gli esponenti politici, piuttosto che la scaramuccia accaduta a Siena. È ovvio che i giovani di sinistra contestino un uomo che ha espresso con autorevolezza e influenza le sue opinioni su temi cruciali per il Paese, opinioni nette e chiare. È evidente che Ruini avrà messo in conto, nella posizione in cui si trova, che gli possa accadere ancora di subire una contestazione. Non è stato fischiato mentre officiava messa, e neppure mentre parlava da cardinale. È stato fischiato mentre ringraziava Adornato del suo premio. Il Ruini politico si può fischiare. Non si tratta di un'offesa alla Chiesa, e neppure un'offesa a Ruini. Si chiama dialettica democratica, gusto del contraddittorio, anche colorito e provocatorio certo, ma pacifico e sensato. Il fischio non è un oltraggio, non è un attentato alla democrazia, non è un gesto di violenza. Solo nelle dittature non era lecito fischiare e contestare nelle manifestazioni pubbliche. Non solo la storia dello spettacolo ma anche la storia della politica sono una storia di civilissimi fischi. E per fortuna.










