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Dichiarazione di Michael CASHMAN, capo delegazione della comissione per le petizioni del parlamento europeo, in visita nella Valle di Susa.
"Gli eventi di Venaus sono un gigantesco insulto alla delegazione della comissione per le petizioni del parlamento europeo che ha tenuto un atteggiamento di particolare diplomazia e prudenza dovuto alla situazione chiaramente tesa.
Questi eventi confermano l’assoluta necessità di una valutazione indipendente dell’intero progetto a livello europeo.
Ci devono essere trattative immediate con tutte le parti coinvolte e specialmente con le autorità e le comunità locali.
Ci appelliamo a tutti, ed in particolare alle forze dell’ordine, affinché tutte le operazioni vengano condotte in modo pacifico.
Non ci deve essere alcun spazio alla violenza." 
COGNE, TICKET PER UN DELITTO
di Roberto Cotroneo, da “L’Unità” del 22 novembre 2005
Non deve sembrare un paradosso, ma forse per capire qualcosa di più di quello che sta attorno al processo ad Anna Maria Franzoni si dovranno guardare le tavole che il pittore Attilio Lauricella disegnerà nei giorni di questo processo. Nella società dell'immagine, dove tutto è fotografato, filmato, e scannerizzato, nella società della diretta sempre e comunque, il processo più mediatico che si sia mai visto in questo dopoguerra è affidato alla matita di un pittore. Le macchine fotografiche e le telecamere, in aula, non entrano. Non è una novità. Più di una generazione ha vissuto eventi di cronaca, storie famose e anche processi, rivedendoli attraverso le matite e i colori di famosi disegnatori.
Basti pensare alle celebri copertine della Domenica del Corriere, e ai disegni di Walter Molino. Solo che Attilio Lauricella non è un disegnatore realista, come ai tempi fu Molino. Ma è un pittore d'accademia, che ha esposto in varie mostre, e che si definisce: «Astrattista geometrico». I suoi quadri hanno titoli come «Avvolgenti spirali temporali», «Il gioco delle miste-riose curve intensive», «Sulla soglia di una parabola».
Dipinti colorati, astratti, molto ambiziosi, e assai poco figurativi. Sarà difficile che abbia la voglia di cogliere, quasi fosse una caricatura, le espressioni di Taormina, della Franzoni, o del marito. Ma a parte queste differenze, a parte l'aver scelto un disegnatore che riflette sulle misteriose curve intensive, questo processo, con la giornata di oggi, riesce, come spesso accade in questi anni, a fondere passato e presente, arcaicità e modernità, una sorprendente Italia rurale e guardona assieme all'Italia di Bruno Vespa, che rurale non sarà, ma rimane guardona.
La gente attratta dai processi è storia antica. Ma solo per i processi di fatti di sangue, s'intende. Storie di cronaca nera, drammi popolari e foschi, sui quali non c'è chiarezza. In altri tipi di processi la gente non si scomoda più di tanto. Ma nessuno poteva immaginare che nella sabauda ed equilibrata Torino si vedesse la fila di persone che in modo disciplinato attende il suo turno per entrare in aula. E a un certo punto, i più zelanti, o forse i più precisi, hanno cominciato a ritagliare dei quadratini di carta con dei numeri scritti sopra. Come al supermercato quando devi comprare il formaggio e il pane, o negli uffici postali.
D'altronde era anche giusto, la folla si era radunata dall'alba. E la maggioranza di loro era gente di mezza età, persone anche anziane. Affaticati dallo stare in piedi, provati da questo freddo improvviso di inizio inverno. Tutti a vedere la Franzoni, come se il processo fosse uno studio televisivo. Tutti ad aspettare qualcosa, tutti imbacuccati in giacconi con il cappuccio, in cappotti pesanti, pronti a perdersi mezza giornata per poi tornare a casa e raccontare quello che hanno visto. Ma raccontare cosa?
Raccontare come cercherà di fare con la matita e i colori il nostro pittore «astrattista geometrico»? O raccontare nel vecchio modo? Quello di un tempo. Quello della fisiognomica, dell'impressione di un momento. Chiedersi se la Franzoni ha pianto quando è stato mandato il video di quella mattina incriminata o, come sostengono altri, ha soltanto chiuso gli occhi e ha voltato la faccia. E raccontare di tutti i suoi fratelli, tutti i suoi parenti, del padre di Anna Maria, del suocero. Come reagivano? Cosa facevano? Si riusciva a vedere l'espressione del viso? Sono domande possibili. Certo. Ma che non ci devono far dimenticare la cosa più importante di questo modo di appassionarsi al processo.
Il modo passa da Porta a Porta, e da una mutazione culturale nel tessuto sociale di questo Paese. Certo che esiste la curiosità per la Franzoni. Ma questa curiosità è morbosa, e viene soprattutto dall'idea che bisogna guardare, vedere, spiare. I reality, le isole, le talpe, e le code al processo di Cogne hanno la stessa matrice. La stessa logica elementare.
Ma la mutazione culturale nel tessuto sociale di questo Paese non sta soltanto in questo. Ma in un secondo aspetto che è il più importante. Un tempo si andava ai processi anche per vedere l'accusato, l'ipotetico assassino o il possibile innocente. Ma soprattutto si andava per una motivazione di tipo dialettico. Si andava a sentire le arringhe, gli avvocati, si andava ad assistere a una variante infinita dell’«Apologia di Socrate». Il processo come evento dialettico, ma anche come meraviglia dialettica. Al punto tale che fino a una ventina di anni fa, i grandi avvocati pubblicavano in volume le loro arringhe, ed erano persino dei piccoli best-seller. Esistevano delle graduatorie, delle preferenze, su chi andare ad ascoltare. I principi del Foro erano principi del Foro perché sapevano accattivarsi il pubblico dei presenti. È una tradizione che dalle aule dei tribunali è passata da subito al cinema, e poi ai serial televisivi. Per intenderci, da Perry Mason fino al Kevin Costner di JFK di Oliver Stone.
Alla base di tutto questo c'era una civiltà della dialettica, intesa come arte del ragionare, arte dell'argomentare. Questa civiltà della dialettica è stata sostituita con la inciviltà della piccolo voyeurismo catodico, cercato dal pubblico anche nell'aula del tribunale, con tanto di ticket, e di coda con i numerini. Se non è una decadenza anche questa...
DOMENICA SCORSA E' TERMINATA LA TRASMISSIONE REPORT
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A MIO AVVISO L'UNICA ATTUALMENTE DEGNA DI ESSERE CONSIDERATA
UNO SPAZIO LIBERO DI GIORNALISMO CORAGGIOSO E OBIETTIVO.
ALLA REDAZIONE DEDICO QUESTA MIA POESIA.
DIFENDIAMO LA LIBERTA' DI STAMPA IN ITALIA E NEL MONDO!
UNA STORIA VERA
Abito in Val di Susa, una valle forse famosa per la “Sacra di San Michele”, un’abbazia alla quale si è ispirato Umberto Eco per scrivere “Il nome della rosa”, e una delle tre d’Europa dedicate all’arcangelo Michele.
Ma ci sono anche due statali, un’autostrada, una ferrovia, un tunnel di 12 kilometri e due elettrodotti. Non basta: vogliono farci stare ancora una linea ad alta velocità.
Domani sciopero per dire NO ad un’opera INUTILE, sciopero contro quei politici che sanno, per uno studio commissionato alla Setec Economie, che grazie alla Tav, il traffico merci su rotaia passerà nei prossimi anni dal 39,8 al 40,2 per cento. Ma che – artisti della dissimulazione – grazie alla televisione la fanno sembrare un’opera necessaria all’economia italiana.
Percorrerò a piedi 8 km, per dire all’Europa che la TAV S.p.A. è completamente coperta da denaro pubblico (e quindi a carico dell’intera comunità italiana) (vedi “Tav? Un affare ma per pochi amici” di Nicola Zancan, da “La Repubblica” del 13 marzo 2005).
Starò per ore al freddo circondata da poliziotti e carabinieri, perché l’altissimo senso di civiltà e di pace che si respira tra queste montagne vuole essere tenuto nascosto.

Dico NO, perché la galleria di 52 KM produrrebbe 15 milioni di metri cubi di detriti (lo “smarino”) con presenza di amianto e uranio a cui si assommerebbero quelli dei successivi 2 lunghi tunnel (Bussoleno 12 Km e Gravio-Musinè 23 Km) che attraverserebbero la nota vena amiantifera presente nello spartiacque tra le valli Lanzo e Susa.
Dico NO, perché lo scavo prosciugherebbe molte falde acquifere che alimentano gli acquedotti di valle, (come già accaduto in Appennino per la linea TAV Bologna-Firenze) (cosa ce ne faremo degli elettrodotti se mancherà l’acqua?!?!).
Dico NO perché l’impresa che dal lato Francese si propone per il tunnel è la ROCKSOIL dell’ing. Lunardi (intestata alla moglie, ora che lui è ministro delle infrastrutture!!).
Voglio che nella mia terra torni la DEMOCRAZIA.

"RICORDA, SIGNORE, QUESTI SERVI DISOBBEDIENTI ALLE LEGGI DEL BRANCO" (da "Una Smisurata Preghiera" di F. De André)