venerdì, 30 dicembre 2005

LENTAMENTE...

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

chi ripete ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca, il colore dei vestiti,

chi non parla con chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

Chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni,

quelle che fanno brillare gli occhi,

che fanno battere il cuore davanti agli errori e ai sentimenti,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza di inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

Muore lentamente chi non viaggia,

chi non legge, chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i suoi giorni a lamentarsi della sua sfortuna o della pioggia.

Lentamente muore chi abbandona un progetto

ancora prima di iniziarlo,

chi non fa domande sulle cose che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che sa.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore del semplice respirare.

soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento

di una Splendida felicità.

Pablo Neruda

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 22:18 | Permalink | commenti
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lunedì, 26 dicembre 2005

MANUALE DI SCRITTURA CREATIVA PER PRINCIPIANTI

di ROBERTO COTRONEO

"questo libro è dedicato al ricordo e alla memoria di Peppo Pontiggia"

LEZIONE 1

PRINICIPI GENERALI

Dove si parla delle motivazioni a scrivere. Dell’angoscia della pagina bianca. Dei processi creativi che portano alla scrittura. Delle decisioni da prendere prima di cominciare a scrivere un testo narrativo. Di come ci si prepara. E in quali tranelli è opportuno non cadere.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 11:21 | Permalink | commenti (9)
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sabato, 24 dicembre 2005

Ho cercato a lungo

una poesia

che desse un senso

a questo Natale.

L'ho trovata QUI.

postato da: NyFrigg alle ore 12:40 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 dicembre 2005

«L’unica amnistia
che vogliono
è la prescrizione»

Pannella: non siamo più in uno stato di diritto
I carcerati non hanno voce e la politica è sorda


di Roberto Cotroneo,
da "L'Unità"

 del 22 dicembre 2005

Questa volta Pannella ha la sensazione che qualcosa si è messo veramente in moto. Questa volta la Marcia di Natale, organizzata dai radicali con Marco Pannella in testa, la marcia per l'amnistia sembra andare nella direzione giusta. Ieri Furio Colombo ha spiegato ai lettori del nostro giornale perché questa è una buona iniziativa, e perché «questo paese ha bisogno di simboli». Oggi Marco Pannella racconta che ci saranno i senatori a vita. Da Cossiga ad Andreotti a Napolitano, e che ci saranno i senegalesi, e gli agenti di custodia.
E che la partenza da Castel Sant'Angelo ha un valore simbolico, è come raccogliere il testimone di Giovanni Paolo II e portarlo fino a Regina Coeli, e poi nei palazzi del potere. Ma il suo ottimismo va di pari passo con la difficoltà a tenere aperto un dialogo con le forze politiche e con quelle che lui chiama le oligarchie del potere. In un paese cambiato in tutto, tranne che in queste cose.
Marco Pannella, partiamo da qui: che paese è diventato questo?
«A livello fattuale è diventato un paese fuori dalla propria legalità. Condannato a più riprese e solennemente dalla giustizia europea: 108 richiami e condanne. Il peggioramento di questo stato di cose italiane comincia nel 1980. Tu capisci che è un eufemismo dire che sia in pericolo lo Stato di diritto».
E invece qual è il termine più giusto?
«Che il nostro "non è" uno stato di diritto. È uno stato classista. Non vuole l'amnistia, ma accetta la prescrizione. Che è un'amnistia, ma un'amnistia di classe».
Perché dici che è di classe?
«Perché senza pagare dei buoni avvocati non si arriva alla prescrizione. A questo aggiungi che l'Italia è divenuta la prima - con grande stacco dalle altre - delle nazioni europee che non dà attuazione nemmeno alle pene e alle condanne che infligge. Dunque immagina il paradosso».
Nelle carceri condizioni intollerabili, la lentezza dei processi, la volontà di ignorare il problema come qualcosa che non ci riguarda...
«Questo produce una situazione intollerabile. La detenzione è criminogena, e non di recupero. E qui c'è un immenso problema sociale. Ce lo dicono le cifre. Sono nove milioni i processi in corso. Quante persone riguarda? E quante persone hanno riguardato negli ultimi dieci anni? Qui c'è un problema sociale inedito perché riguarda il vissuto di generazioni. Quante persone sono coinvolte in un processo penale? Oggi sono 5,5 milioni. Il processo penale è parte vissuto di buona fetta della popolazione. E non è un caso che in 60 anni non ci sia mai stato né un girotondo, né la grande manifestazione di cantanti, sindaci e via dicendo... ».
E cosa vuoi dire?
«Che quella delle carcere è gente che non ha voce. E che la politica è indifferente a questo».
Tu accusi anche il centro sinistra di questa indifferenza.
«Tu hai visto da parte degli esponenti politici del centro sinistra una riposta convinta e entusiasta questa marcia? Io l'ho detto: una volta di più noi radicali siamo colpevoli di essere sulle stesse posizioni del centro sinistra per le prossime elezioni. Posizioni, non programma».
Non programma perché?
«Perché non siamo stati invitati nemmeno a leggerne una fotocopia. Noi non siamo in condizione nemmeno di parlare, al telefono, con la classe dirigente, lo stato maggiore Ds. A me accadde la stessa cosa, tranne i rapporti personali che ho avuto con Enrico Berlinguer, tra il 1971 e il marzo 1974. Eppure noi radicali siamo i naturali portavoce del popolo Ds».
Vuoi dire che non parlate con i vertici dei Ds?
«Neanche al telefono, non ce li passano. Ma se c'è un popolo Ds noi ne facciamo parte. E questo loro lo temono, temono l'aria aperta e temono il conflitto».
La manifestazione di Natale è aria aperta?
«Ma scusami tanto. Oggi, le statistiche ci dicono che saranno riconosciuti innocenti il 40% di quelli che stanno a vivere sequestrati dentro le carceri italiana, e vengono considerati delinquenti. Eppure questo scandalo è come soffocato dall'oligarchia partitocratica».
Ti senti solo?
«Beh, sento una fatica notevole. Ma sai, l'industria, chiamiamola così, che produce eventi politici, non ha mai fatto una manifestazione sulla giustizia. Allora la marcia di Natale sarà un altro bell'esperimento. Se a Natale ci sarà una quantità sufficiente di gente, allora qualcosa potrà accadere».
Non pensi che la gente dica: ecco l'ennesima manifestazione di Pannella?
«Non credo, anche perché di quello che faccio io passa solo l'1 per mille. Questa volta ho la sensazione che ci sia una accelerazione. Hai mai visto Giorgio Napolitano a una manifestazione non ufficiale? Anche lui ci sarà».
E i giornali?
«A parte voi de "l'Unità", che ci siete al fianco, solo il "Corriere della sera" ha impedito che tutto questo passasse sotto completo silenzio».
Televisione?
«Bah, sai, se avessimo un paio di "Porta a Porta", o un "Ballarò", tutto potrebbe essere diverso».
Neanche a "Ballarò" ti hanno invitato?
«Non siamo mai andati a "Ballarò" né io e né Emma Bonino. Ma ne faremo a meno»..
In questi giorni hai affrontato anche il caso Sofri, un altro tema importante sulla giustizia.
«Andrò a trovare Adriano Sofri il 24 dicembre. Purtroppo il Presidente della Repubblica è stato beffato e ingannato dai suoi consiglieri: è stato creato un conflitto di poteri che non è mai esistito. Perché il Presidente non ha mai firmato la grazia a Sofri, e dunque il ministro della Giustizia non hai potuto esercitare quel potere di veto che ritiene di avere. Il conflitto di poteri non si è ancora palesato. E poi, hanno tentato di tutto per evitare che Sofri fosse graziato in tempo per candidarsi alle elezioni».
A proposito di elezioni. Siete pronti per la campagna elettorale?
«Noi vogliamo Prodi al governo. Lo abbiamo detto. E ci siamo presi soltanto degli insulti dal centro sinistra. Da Mastella, innanzi tutto. Neanche alla Fabbrica di Bologna ci hanno mai invitato. Neanche a un tavolo come osservatori, anche solo seduti in fondo... ».
Generate diffidenza.
«Chiamala ripulsa, non diffidenza. I Ds non ci trattano da compagni, ma ci guardano come fossimo una tempesta che si avvicina. Ma stai tranquillo, la base dei Ds sorride quando ci incrocia».
Ti auguri che ci sia, questa base, il giorno di Natale?
«È più di una speranza».

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 22:35 | Permalink | commenti
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domenica, 18 dicembre 2005

UNA MANIFESTAZIONE PACIFICA,

COME DA TRADIZIONE VALSUSINA

Torino, 17 dicembre 2005 

Figli, nipoti, amici di quei lavoratori della

“MONCENISIO”, prima ditta al mondo che,

negli anni sessanta, rifiutò

la produzione di armi.

   I Valsusini NO TAV si scusano

per non aver controllato

i viaggiatori della linea

Torino - Milano.

postato da: NyFrigg alle ore 20:59 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 13 dicembre 2005

LA VITA NON E' UN FILM (?)
(ALLORA DIMOSTRAMELO.. )

In Messico sembra si compissero sacrifici umani, per propiziarsi gli Dei, e tenere il popolo sottomesso
e asservito ai potenti..

Che selvaggi!

13/12/2005 San Quentin, ora italiana 9.35
"Tookie" Williams
è stato giustiziato
..LA DIRETTA ...


                    ..22 minuti di agonia..

..Ed ora, prepariamoci al Santo Natale.

postato da: BESTIO alle ore 11:02 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 11 dicembre 2005

BIOGRAFIA e BIBLIOGRAFIA di ROBERTO COTRONEO

Roberto Cotroneo è nato ad Alessandria, in Piemonte, il 10 maggio 1961. Ha studiato Filosofia all’università di Torino e pianoforte al Conservtorio di Alessandria. Dal 1985 al 2003 ha lavorato al settimanale “L’Espresso”, dove ha diretto per un decennio le pagine culturali, e dal 1990 al 1999 ha tenuto la rubrica di critica letteraria. Dal 2004 è editorialista dell’“Unità” e collaboratore di “Panorama”. Ha insegnato Giornalismo alla Luiss dal 1988 al 1994. Ha insegnato all’Università di Roma La Sapienza, e ha tenuto lezioni in molte università straniere (tra le altre, Friburgo, Costanza e Tubinga), ha tenuto una famosa rubrica di stroncature letterarie sul supplemento culturale del “Sole 24 Ore” con lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto tra il 1988 e il 1990. Nel 1997 è stato selezionatore dei film in concorso della Mostra del Cinema di Venezia. Riguardo ai libri scritti riportiamo di seguito una bibliografia aggiornata. Hanno scritto di lui, tra gli altri: Antonio Tabucchi, Umberto Eco, Franco Fortini, Lorenzo Mondo, Maria Corti, Vittore Branca. Oltre a tutti i giornali italiani, Articoli e saggi su di lui sono apparsi tra gli altri, su: “Le Monde”, “Le Nouvelle Observateur”, “L’Express”, “Lire”, “Die Zeit”, “Suddeutsche Zeitung Literatur”, “El Pais”, “El Mundo”, “The Los Angeles Times”.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 11:33 | Permalink | commenti
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giovedì, 08 dicembre 2005

FOTOCRONCA DI UN BLITZ

 di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" dell'8 dicembre 2005

Giornali e autocensura

Strana questa storia della Val di Susa. Per la prima volta i giornali si trovano di fronte a qualche cosa che sfugge ai paradigmi consueti. Qualcosa che non sai come afferrare. Quello che è accaduto l'altra notte a Venaus ha messo in difficoltà molti direttori di giornale. E soprattutto è il segno di qualcosa.
Non ricordo chi fosse il filosofo che diceva: l'opinione dominante non è la più giusta, ma è l'opinione delle classi dominanti. Probabilmente è vero che la Tav è utile. È talmente vero che, ambientalisti a parte, tutte le forze politiche sono d'accordo che la linea dell'alta velocità in Val di Susa vada fatta. Ma c'è un piccolo problema, come far rientrare la carica della polizia dell'altra notte nel buon senso del pensiero dominante?
I giornali conoscono soltanto due paradigmi distinti. Il primo dice: la polizia picchia i manifestanti, la polizia ha torto. Vedi alla voce, per intendersi, G8 di Genova.
In questi casi i giornali che sostengono questa tesi si affrettano a utilizzare in prima pagina le foto più esplicative, più emblematiche, affinché il lettore possa farsi un'idea di quello che accade. Il secondo paradigma dice: i manifestanti sono dei violenti, e la polizia cerca di mantenere l'ordine. Di solito è una tesi sostenuta dai giornali di destra, e di solito vuole una o più immagini di prima pagina dove si vedono giovanotti in passamontagna lanciare sampietrini, sassi, molotov contro le forze dell'ordine. Oppure fotografie dove le forze dell'ordine riparate da caschi e scudi antisommossa si proteggono rimanendo compatti di fronte ai manifestanti. Per ogni tesi precostituita c'è sempre una fotografia buona per il caso.
Ma in Val di Susa le cose si sono complicate. Scrivendo avendo davanti i giornali italiani del 7 dicembre si notano delle cose molto interessanti. Per prima cosa, nessun giornale italiano è in grado di pubblicare una fotografia di manifestanti minacciosi. Non ci sono fotografie del genere. I due quotidiani che ci provano fanno un buco nell'acqua. Il Secolo d'Italia che titola: «In Val di Susa il modello G8?» mette una fotografia che definirei una fotografia «della messa in piega». Si vede qualche scudo dei poliziotti e le teste dei manifestanti prese da dietro. Sono le teste di molte donne, signore di mezza età con la messa in piega, che non hanno certo l'aria di quelle abituate ai disordini di piazza. Ma la didascalia recita: «C'è chi soffia sul fuoco della protesta in Val di Susa».
Se c'è, dalla fotografia non si direbbe affatto. Ma tant'è, La Padania che oscilla senza capire che posizione prendere giunge al capolavoro involontario. Il titolo di prima pagina è «Maroni: Non sono i no Global». E va bene. I leghisti intuiscono che c'è un forte localismo in questa protesta e sono tentati di cavalcarlo. Ma la fotografia è un primo piano su una ventina di poliziotti con il casco. Dietro si vede un edificio dove si legge la scritta, stampata su un tendone di colore verde: «Pro Loco di Venaus». Pro Loco, non Centro Sociale.
Degli eventi dell'altra notte, per ora, nessuna immagine. Il Messaggero mette una fotografia stretta e lunga sotto al titolo: «Blitz ai blocchi Tav. Pisanu: niente cariche». Dove l'idea del blitz e delle cariche non avvenute cozza contro una fotografia dove c'è un poveraccio a terra ferito, e soccorso da personale della croce rossa. La foto è troppo piccola e tagliata troppo male per avere l'effetto che merita. Libero cerca la polemica politica con un titolo «Prodi manganella la polizia». Ma non mette nessuna foto. Il Tempo in taglio basso ci spiega che «Pisanu va a caccia di anarchici», non trova spazio per la fotografia, perché deve metterci quella di Sabrina Ferilli che «confessa»: «Sì, amo Cattaneo». Il Giornale invece fa una scelta identica a quella della Stampa. La fotografia è di quelle davvero generiche, copertoni che bruciano sull'Autostrada. Dei copertoni qualsiasi in un'autostrada qualsiasi. Potrebbe essere la foto dei blocchi degli agricoltori della capitanata di Foggia. Un terribile incidente stradale, e può essere una foto che risale a tre, quattro, cinque anni fa.
Mentre l'Avvenire pubblica una fotografia microscopica, che sembra presa da una manifestazione sindacale di quelle meno riuscite. Poca gente, indistinta, due o tre bandiere che spiccano, e un camion fermo. Sarà uno sciopero di autotrasportatori: potrebbe pensare un lettore che viene dall'Australia e vede la prima pagina in edicola. Ma se guarda la prima pagina del Manifesto si accorge di come, pur in quel gusto un po' calligrafico e assai sofisticato a cui ci ha abituato il quotidiano, che la polizia e i manifestanti devono essere venuti in contatto. Per quanto, anche il Manifesto cade in uno dei soliti paradigmi, anche se è un paradigma «di sinistra». Nella fotografia i poliziotti sono immobili, e i manifestanti (pochi) anche. Ma la didascalia recita un davvero improbabile: «L'assalto della polizia al presidio anti-Tav in Val di Susa».
Anche Repubblica in prima pagina sceglie una fotografia poco rappresentativa di quello che è accaduto. Si vede la polizia, i manifestanti, è tutto un po’ confuso, ma è comunque Repubblica a pubblicare le foto più drammatiche all’interno del giornale. Ovvero, quelle del fotografo picchiato e portato via di forza, e quella della ragazza con il naso sanguinante, che noi de l’Unità abbiamo messo in prima pagina. Forse la foto più eloquente, la foto che spiega meglio quello che è accaduto. La ragazza è stata colpita e visibilmente ferita, ma è in piedi ed è accanto ai poliziotti a cui sembra rivolgersi per chiedere un aiuto o per essere medicata. Il Corriere della Sera invece opta in prima pagina per una vignetta di Giannelli molto significativa e molto dura nei confronti del blitz della polizia, scegliendo di mettere le foto all’interno.
Si può dire che c'è stata una autocensura, fatte poche eccezioni, collettiva? Si può dire che per la prima volta, di fronte a uno strano fenomeno, per molti aspetti non politico, dove i punti di riferimento consueti non ci sono, i giornali non sono riusciti a mettere a fuoco fino in fondo quello che è accaduto? E dico «a mettere a fuoco» nel senso vero della parola, nel senso di scegliere le immagini giuste, e non quelle neutre.
L'altra notte a Venaus c'erano le ruspe e c'era la gente comune, spesso anziani, la gente piangeva, e c'erano i feriti (sembra una ventina) e c'erano i fotografi, e non c'erano passamontagna, anche se da quelle parti riparano dal freddo. Si può anche decidere che un'intera vallata abbia torto ma, come ormai è chiaro, nessuno se la può cavare con un «mi dispiace», a cominciare dal presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso. La politica deve capire che non si può ignorare il parere di una comunità, ma l'informazione deve domandarsi il perché di questo suo inaspettato sbandamento mediatico.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 07:56 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 07 dicembre 2005

OBBEDIENZA, VIOLENZA E CATTIVERIA

Quando l'altra notte il telefono ha suonato, e hanno detto che i poliziotti stavano attaccando, e picchiavano duro, è stato un momento terribile. A Venaus c'era mio padre, un uomo assolutamente pacifico con un profondo rispetto per le forze dell'ordine. Gli è andata bene, si è beccato due calcioni in una gamba ma le ferite nell'animo ci sono ancora.
Non è solo per il fatto che gente pacifica stava dormendo in terreni di cittadini privati che avevano dato il loro consenso.
Non è solo per lo scempio ambientale.
Non è solo che il tav non è economicamente sostenibile, eppure se lo faranno lo pagheremo tutti in tasse.
E non è solo per la violenza gratuita che poteva essere risparmiata dicendo, magari con un megafono: "avete cinque minuti per uscire, poi attacchiamo".
Il punto è che insieme alla violenza ordinata dai superiori, e rigorosamente obbedita, c'è stata anche tanta cattiveria.
I manifestanti malmenati sono stati spinti in una casetta di legno con una stufa, e dall’esterno è stato chiuso il camino, per far si che il fumo rimanesse dentro.
Forse la gente non sa che quando i poliziotti attaccavano, i carabinieri incitavano.
Sentire mio padre raccontare tutto questo, mi ha portato dolore e violenza nel cuore.
Ho tanta rabbia dentro, per come sono andate le cose.
Obbedire è una cosa, obbedire con il gusto di fare del male è un’altra.
I carabinieri e i poliziotti che dopo ciò che è successo a Venaus continuano ad essere carabinieri e poliziotti, non possono incontrare la mia stima. Né incontrano più quella di mio padre.

postato da: NyFrigg alle ore 23:21 | Permalink | commenti
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martedì, 06 dicembre 2005

A VENAUS LA POLIZIA STA PICCHIANDO, LE RUSPE SONO ENTRATE CON LA VIOLENZA!!!!

postato da: NyFrigg alle ore 04:36 | Permalink | commenti (1)
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