Televideo, il regime entra
in casa senza far rumore
Il «dosaggio» delle notizie a favore del premier
è studiato. E spesso quelle a lui negative non compaiono
di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 27 gennaio 2006
Come la chiamiamo? La carica del 101. Nel senso del numero che bisogna digitare sulla televisione per avere l'Ultimaora del Televideo? C'è poco da scherzare, qui non siamo solo al regime. Se fosse soltanto un regime sarebbe più facile da spiegare. Persino più semplice. Un regime dà ordini, chi non obbedisce paga delle conseguenze. E tutto finisce in questa dinamica violenta, in questa dinamica di forza. Invece nella Rai dell'informazione controllata non è così, in Rai, spesso i comportamenti obbediscono a regole per nulla nette, a regole mai dette, che mescolano assieme il desiderio di compiacere la politica, e naturalmente la maggioranza di governo, con la capacità di non vedere quello che piano piano sta avvenendo. Per chi legge questo giornale, o la fa dai luoghi più lontani dalla Roma del potere, è facile capire. Basta guardare telegiornali, trasmissioni di informazione e soprattutto il Televideo. Ma per quel lettore è impossibile intuire le facce, le frasi dette a mezza bocca, le telefonate improvvise. E se è vero che l'informazione sta tutta in un luogo periferico di Roma che si chiama Saxa Rubra, è nel quartiere Prati, nei bar vicini a piazza Mazzini, dove sta ancora la direzione generale e la presidenza della Rai, che si dicono le cose, si va e si viene, si ascoltano i racconti. E piazza Mazzini, per chi non lo sapesse, è una piazza circolare, dove ormai si gira in tondo, esattamente come in un girone dantesco.
Pochi giorni fa abbiamo raccontato le vicende di "Uno mattina". Adesso vi raccontiamo quelle di "Televideo". Sì, proprio quel televideo che accendiamo con le nostre televisioni, che sembra neutro: notizie simili a quelle delle agenzie di stampa, quelle dell'ultima ora, quelle del numero 101, o le più importanti nella pagina dei titoli. Televideo è un altro tassello del cavaliere. Un tassello di cui non gli sfugge un elemento. È visto, letto in questo caso, da due categorie di persone, che sono agli antipodi: i giovani tra i 16 e i 20 anni, e i pensionati. Ovvero una generazione che andrà a votare, e spesso non sa ancora per chi, e quelli che - anche per motivi generazionali - costituiscono un elettorato moderato e persino incerto. La posta in gioco è questa. E la posta in gioco di Televideo è sfuggente, difficile da afferrare, perché è un misto di televisione e di testo. Ci vogliono guide attente, informazioni sottili per capire cosa succede. Roba da semiologi della notizia.