venerdì, 31 marzo 2006

Mettersi quotidianamente dinanzi ad un foglio bianco e trascriverci lo stato d’animo del momento può talvolta richiedere un profondo e responsabile lavoro di introspezione e di onestà verso se stessi. Ognuno lo fa o non lo fa nella maniera che più gli è congeniale o comoda. Chi scrive per esigenza però lo sa, che assieme al dono della parola scritta eredita pure una condanna: l’inevitabilità di assentarsi, di tanto in tanto, con il corpo e con la testa. Assentarsi da se stessi, da chi si ama, da chi ci sta parlando dinanzi mentre la nostra attenzione naufraga automaticamente su altre spiagge, in altri luoghi, in altre circostanze, spesso puramente utopiche ed immaginarie, talvolta così distaccate dalla realtà che si precipita nella desolazione emotiva non appena si ritorna con i piedi per terra. Perché il sogno non è più un sano progettare ma diviene una sterile fantasticheria, una fuga dalla proprie responsabilità, un’illusione. Forse per sfuggire a quella solitudine soffocante che ci attanaglia anche se siamo immersi in una folla di persone; ma per poter scrivere bisogna necessariamente isolarsi. E' questa la contraddizione di fondo che spesso ci trascina involontariamente dinanzi ad un foglio bianco, ed ogni volta ciò accade in una maniera talmente impellente che non sai mai fino a che punto hai veramente bisogno di scrivere o di metterti a piangere.

postato da: Sertan alle ore 11:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:e la scrittura
giovedì, 30 marzo 2006

Purtroppo ieri non ho seguito il programma, stanotte invece sono di nuovo qui. Mi farebbe piacere se qualcuno scrivesse in un post il riassunto della puntata di ieri. Grazie.

Giuseppina

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 23:09 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 29 marzo 2006

SCRITTURA CREATIVA

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PAROLE IN MUSICA

ASCOLTA IL PROGRAMMA DI ROBERTO COTRONEO

RADIO DUE DAL LUNEDI' AL VENERDI' ALLE 24:00 (FINO A NOTTE FONDA)

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RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE "I PERSONAGGI INDIMENTICABILI"

OGNUNO DI NOI SERBIAMO NEL CUORE UN PERSONAGGIO DELLA NARRATIVA, PER TANTI MOTIVI, FORSE UNO PER TUTTI PERCHE' IMPERSONANO IL NOSTRO IDEALE DI LIBERTA' E DI ETICITA'.

QUINDI UN PERSONAGGIO NATA DALLA FANTASIA DEL SUO AUTORE PUO' INSERIRSI NEL NOSTRO ANIMO COME SE FOSSE UNA PERSONA ESISTITA, QUESTO COLPISCE IL LETTORE MA LO SCRITTORE NON NE E' IMMUNE.

CAMILLERI, OSPITE IN STUDIO, SPIEGA COME IL SUO COMMISSARIO MONTALBANO SIA PRESENTE NELLA SUA VITA FINO A SENTIRNE L'INVADENZA, LE STORIE CHE VIA VIA SONO SUCCEDUTE ALLA PRIMA INDAGINE L'AUTORE SI E' SENTITO COME PRESSATO DAL PERSONAGGIO E AGGIUNGE CHE E' COME AVERE UNA BELVA VICINO A CUI DARE DI TANTO IN TANTO UN PEZZO DI CARNE.

INUTILE, IN QUESTA SEDE, ELENCARE TUTTI I PERSONAGGI CHE GLI ASCOLTATORI HANNO DETTO DI AVER AMATO IN MANIERA PARTICOLARE, ANCHE PERCHE' A DIFFERENZA DI COTRONEO NE CONOSCEVO APPENA QUALCUNO.

SONO VENUTE FUORI DIVERSE RIFLESSIONI, VI DIRO' QUELLI CHE RICORDO...

UNA VOLTA COSTRUITO IL PERSONAGGIO ESSO VIVE QUASI DI VITA PROPRIA, PRENDE IL SOPRAVVENTO COME NUNZIA DEL ROMANZO L'ETA' PERFETTA CHE DIVENTA PROTAGONISTA RISPETTO ALLA SORELLA MAGGIORE CHE INIZIALMENTE ERA PENSATA COME PERSONAGGIO PRINCIPALE.

NON E' INSOLITO RICORDARE UN PERSONAGGIO PER IL FATTO DI AVER LETTO DA RAGAZZI MAGARI UN LIBRO DESTINATO AGLI ADULTI.

A ME PARADOSSALMENTE SONO RIMASTI IMPRESSI ANCHE I PERSONAGGI CHE HANNO RAGGIUNTO LA TRASMISSIONE TELEFONICAMENTE: UN OPERATORE SCOLASTICO CHE LAVORA DI NOTTE, SITUAZIONE IN CUI LE SUE PAURE PRENDONO LE SEMBIANZE DEI PERSONAGGI DEI GIALLI DI CUI E' APPASSIONATO.

UNA LAUREATA IN LETTERE CHE INSEGNA MATEMATICA E CHE COSTRUISCE GLI ESERCIZI IN BASE ALLE USCITE CHE LEI STESSA ORGANIZZA PER PORTARE I SUOI ALUNNI A TEATRO.

IO PERSONALMENTE VORREI ESSERE IL GABBIANO JOHNATAN LIVINSTON. UN MITO DELLA LIBERTA', DELLA LEALTA' E DELL'AMICIZIA.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 22:49 | Permalink | commenti
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martedì, 28 marzo 2006

SCRITTURA CREATIVA

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PERSONAGGI INDIMENTICABILI !

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RIASSUNTO DELLA I° PUNTATA

LA NOTTE SCORSA SI E' PARLATO DELLA ISPIRAZIONE, O MEGLIO, QUALI SONO I MECCANISMI CHE FANNO SCATTARE IL PROCESSO CREATIVO NELLA SCRITTURA. DURANTE LA TRASMISSIONE SONO STATE MESSE IN EVIDENZA MOLTI FATTI CHE MI HANNO SORPRESO, PER COMODITA' VI ELENCO TUTTO QUELLO CHE MI HA PARTICOLARMENTE COLPITO:

- GLI SCRITTORI DI "PROFESSIONE" SOLITAMENTE MENTONO QUANDO PARLANO DELLA PROPRIA ISPIRAZIONE, A TAL PROPOSITO ROBERTO COTRONEO HA DETTO CHE UMBERTO ECO QUANDO HA SCRITTO IL NOME DELLA ROSA IN REALTA' E' STATO SPINTO DA UNA VOGLIA IRREFRENABILE DI FAR FUORI UN MONACO.

- SI DOVREBBE SCRIVERE DI GIORNO PERCHE' BISOGNA ESSERE RIPOSATI E LUCIDI. IN REALTA', C'E' CHI HA CONSIGLIATO DI NON SCRIVERE PIU' DI UNA PAGINA AL GIORNO PER DUE MOTIVI: UNO PERCHE' E' PIU' FACILE RAGGIUNGERE QUOTA 365 PAGINE E L'ALTRO PER NON FAR SCADERE LA QUALITA' DI CIO' CHE SI E' APPENA COMPOSTI.

- NON E' IMPORTANTE COMINCIARE DA MOLTO GIOVANI E NEMMENO POSSEDERE UN NUTRITISSIMO BAGAGLIO CULTURALE, SE NON AVETE SEGUITO LA TRASMISSIONE VI SIETE PERSI LA TELEFONATA PIU' INTERESSANTE DELLA SERATA, UN CONTADINO CHE HA RACCONTATO DELLA SUA ESPERIENZA DI POETA, DEL PERCHE' E DEL COME HA COMINCIATO A RIFLETTERE SULLE PROPRIE EMOZIONI E SULL'UTILIZZO DI PAROLE DIVERSE VIA VIA SEMPRE PIU' GIUSTE.

- NON E' POI COSI' NECESSARIO ESSERE DEGLI INSAZIABILI LETTORI, SI PUO' SCEGLIERE DI DEDICARE PIU' TEMPO ALLA SCRITTURA CHE ALLA LETTURA.

- LA SCRITTURA SI BASA E SI SVILUPPA ATTRAVERSO LA CAPACITA' E IL BISOGNO DI SEDURRE ATTRAVERSO UN RACCONTO. LA SCRITTURA E' TERAPEUTICA. RIESCE A FARCI CONOSCERE IL MONDO E QUINDI A FARCI CRESCERE.

- SI PUO' IMPROVVISARE UN SAGGIO MA NON UN ROMANZO, NON ESISTONO ROMANZI SCRITTI DI GETTO.

- LA PRIMA REAZIONE CHE SI HA QUANDO SI INIZIA A SCRIVERE E' QUELLA DELL'INNAMORARSI DI QUELLO CHE SI E' SCRITTO, GLI SCRITTORI DI PROFESSIONE NEL TEMPO HANNO MATURATO UNA CAPACITA' DI DISTACCO NECESSARIO PER POTER ESSERE SUFFICIENTEMENTE CRITICI NEI CONFRONTI DEI PROPRI OPERATI.

INSOMMA, A ME HA RISOLLEVATO LA SPERANZA CHE FORSE NON E' ANCORA TROPPO TARDI PER INIZIARE.

GIUSEPPINA

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 22:37 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 27 marzo 2006

SCRITTURA CREATIVA

 

ISPIRATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

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RADIO DUE DAL LUNEDI' AL VENERDI' ALLE 24:00 (FINO A NOTTE FONDA)

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postato da: Giuseppina alle ore 00:56 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 22 marzo 2006

POST TO POST, HEART TO HEART

Da lunedì 27 su RADIODUE Roberto COTRONEO conduce un programma notturno sulla scrittura creativa, chi volesse partecipare all'iniziativa degli amici di Roberto COTRONEO mandi un messaggio per ottenere l'abilitazione a postare. Da mezzanotte in poi, questo spazio si sveglia per accogliere in diretta tutti i commenti al programma che potrete ascoltare premendo sul link. Sarà necessario iscriversi, quindi non esitate, fate sentire la vostra voce, ops, fatevi leggere le parole sarebbe più corretto!

postato da: Giuseppina alle ore 09:52 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 17 marzo 2006

Perché....

Stavo pensando ma forse era qualcosa che mi camminava dentro le viscere chissà da quanto... riflettevo che abbiamo aperto questo blog per parlare di letteratura, chiaramente senza l'orgoglio di chi la capisce e la studia da anni. Mi dà fastidio dover ogni volta giustificarmi per il fatto che non sono del mestiere ma ahimé si deve fare, in mezzo a questo mare di sciocchezze chi vuol dire qualcosa per aprire una discussione senza porsi al centro dell'attenzione deve stare attento a non mescolarsi. Per carità qui hanno trovato posto e giovamento chi in altri casi non avrebbe avuto lo stesso successo nei canali classici della comunicazione ma questa è tutta un'altra storia. Non m'interessa.

Anche se rileggendo tutto quello che abbiamo scritto appena l'anno precedente ho capito che nulla era così...inutile. E' stato molto bello ma non me ne rendevo conto, mi piacerebbe riprendere questo spazio, richiamando tutti quelli che precedentemente avevano partecipato ma cercando di abbassare quando più possibile l'aspettativa. Ritornando indietro, forse a quella voglia di tornare sui banchi della scuola quando tutto poteva essere...

Ricominciamo, parliamo dei nostri libri, quelli che ci rimangono impressi nella mente, come l'inchiostro rivelatore di noi stessi, quello che ignoravamo. Del potere delle parole, chi l'ha sperimentato. Spiegatemi per favore perché l'espressione più che il pensiero attecchisce meglio di qualsiasi sostanza.

Ci piace veramente solo ciò che ci somiglia? Oppure cos'altro, perché si ha l'impressione che un libro sia scritto bene? Cosa ce lo fa decidere?

Chi ha letto Questo amore esprima una sua opinione, chi ha letto un libro che lo ha impressionato particolarmente, ci dica, mi dica perché?

 

postato da: Giuseppina alle ore 10:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:libri di roberto cotroneo
domenica, 12 marzo 2006
La Nave Fantasma: tra teatro e realtà.

Abbiamo issato la paranza e l'abbiamo aperta sul ponte. In mezzo al mucchio del pescato c'era il corpo ancora intatto di un uomo scuro di carnagione sui 25-30 anni. La pelle era in parte mangiata dai pesci. Gli altri che erano a bordo sono scappati a prua per non vedere. Prima di ributtarlo in mare non ho potuto fare a meno di notare che quel poveretto portava al dito un anello dorato con una piccola pietra rossa a forma di piramide.

Ho tirato via quel cadavere dal mucchio, mi faceva pena ed orrore. La vista di quell'anello mi ha fatto pensare alla sua vita, ai suoi familiari. Ti vengono in mente mille cose in momenti così. Poi ci ragioni e ti rendi conto che era un clandestino, che veniva da molto lontano, che è molto difficile, se non impossibile, rintracciare i parenti. E poi non c'è più niente da fare: è morto. E ti ricordi di quel collega che ha fatto il suo dovere, ha portato un cadavere a riva, ed è stato bloccato in porto dalla burocrazia: giorni e giorni di lavoro perduti tra verbali e interrogatori. L'ho sollevato per avvicinarlo al parapetto e buttarlo giù, come avevano già fatto gli altri, come abbiamo continuato a fare per un altro mese e mezzo noi di Portopalo, fino a che abbiamo smesso di trovare nelle reti cadaveri interi o pezzi di cadavere.

Ho fatto un passo con quel corpo in braccio. Ho sentito un tonfo. Il collo non aveva retto il peso della testa. Forse perchè era in mare già da una settimana, forse perchè i divaricatori dello strascico l'avevano in parte decapitato. Ho chiuso gli occhi, l'ho scaraventato in acqua, poi, con gli occhi sempre chiusi, ho preso una pala, ho raccolto la testa e ho lanciato anche quella in mare. Avevo i brividi, per un po' non sono riuscito a guardare verso quel punto. Ho aperto la pompa e ho inondato il ponte. Il getto ha aperto il mucchio e molti pesci, anche pregiati, sono finiti in acqua. Era il 3 o 4 gennaio del 1997.

Questa è la testimonianza di un pescatore di Portopalo riportata su Repubblica nel giugno 2001. E' la testimonianza di una tragedia che può essere considerata la più grande tragedia navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una tragedia immolata nel silenzio della stampa e nel fragore di un mare in tempesta che ha inghiottito 283 vite, uomini, donne, bambini. Il mare spietato non ha lasciato scampo, ma l'omertà e l'indifferenza hanno impedito a madri e mogli e figli di trovare conforto in una preghiera sulla tomba dei loro cari.

"Se il mare fosse un libro, alcune pagine sarebbero bianche, cancellate dalla vergogna. Non si leggerebbe nessuna storia, ma si intuirebbe qualche tragedia come quella avvenuta la notte del 26 dicembre", la Vergogna degli abissi, come è stata definita dal giornalista Tahar Ben Jelloun.  Gli abissi sono nel mare tra la Sicilia e Malta, dove è affondato un battello carico di immigrati provenienti dall'India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka. Le vittime furono 283. Nonostante le precise testimonianze dei superstiti i mass media, ecceto rare eccezioni (Manifesto, Narcomafie), non se ne occuparono e le autorità si mostrarono da subito molto scettiche, tanto che si attribuì tutto ad una fantasiosa storia di pescatori.

Ma i pescatori di cadaveri ne avevano recuperati per davvero, a decine, nelle loro reti, e sitematicamente ributtati in mare. In fondo, si trattava solo di clandestini, poveracci che inseguivano illegalmente vaghi e costosi miraggi, e poi... erano già morti. Chissà forse sono gli stessi pensieri che hanno sfiorato la mente di chi doveva fare qualcosa e non l'ha fatto, di chi testimonia quello che l'uomo è capace di fare all'uomo.

L'indifferenza, il peggiore dei mali.

Solo cinque anni dopo, con un reportage reso possibile dalla testimonianza di un pescatore di Portopalo, il quotidiano "La Repubblica", attraverso un'inchiesta del giornalista Giovanni Maria Bellu, è riuscito ad individuare il relitto in fondo al mare e a filmare i resti dei corpi che ancora oggi lo circondano. Nel giugno 2001 le immagini della nave fantasma furono trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. Ma, nonostante l'appello di quattro premi Nobel italiani (Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia) e alcune interpellanze parlamentari, dopo sette anni ancora nulla è stato fatto "per recuperare il relitto e i corpi delle vittime, restituire loro dignità, e riconsegnare questo episodio alla storia senza menzogne ed omertà".

La Nave Fantasma oggi è un'opera teatrale scritta, per non dimenticare, da Renato Sarti ed interpretata da Renato Sarti e Bebo Storti. Un'opera di un'ironia dissacrante, a tratti cinica; un'opera cruda, profonda, dettagliata, che ti entra nel cuore come una risata e ne esce come una spada tagliente e affilata; uno spettacolo esilarante e commovente, quello che Maria Grazia Gregori (l'Unità) ha definito un cabaret tragico.

Da non perdere.

postato da: LAfricanA alle ore 23:10 | Permalink | commenti
categoria:storie vere, un mondo senza voce
mercoledì, 08 marzo 2006

Sei ancora bella e sola anche stamattina; è per questo che ho deciso di celebrarti. Bella perché sai versare lacrime coraggiose, senza compiangerti. Sola perché ancora non ti senti in diritto di meritare tutto questo amore. Ma se soltanto tu potessi comprendere tutte quelle trappole che hai disseminato sulla tua strada, tutte quelle volte in cui, in procinto di realizzare il tuo sogno, ti sei demolita nell’anima, hai sanguinato una ragione che ti autorizzasse a non raggiungere quelle vette ed hai pensato che la colpa fosse di tutte quelle persone che non hanno mai saputo darti, forse perché in fondo tu hai sempre avuto paura di ricevere. E’ così che ti ho vista, venduta alla carriera e ad un letto d’occasione, paralizzata dalla solitudine in una folla di non vedenti, sognatrice incollata ai vetri di una finestra infranta e le mani piene di tagli, il cuore pieno di lividi. Tu di certo non te ne accorgi ma a volte, quando non vivi, io guardo da lontano i tuoi pensieri e le tue mani che coprono il viso, la rabbia che non trova ragione, l’agitazione nei tuoi gesti automatici e m’accorgo di quanto (in)consapevolmente tu stia -in questa pausa da te stessa- incarnando tua madre.

Il giorno che riscoprirai la sacralità della tua vita forse tornerai da lei, e sorridendole in lacrime la ringrazierai per questo dono e abbracciandola poi le dirai: "Scusami madre se non voglio più ricalcare la tua storia; e perdonami se oggi io decido di non essere più sola e infelice come lo sei stata tu".

Sei ancora viva e sola anche stamattina; è per questo che oggi ho deciso di celebrare la tua bellezza.

postato da: Sertan alle ore 12:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:storie vere
domenica, 05 marzo 2006

La voce, quel che resta alla fine dell’amore

di Antonio Tabucchi, da "L'Unità" del 4 marzo 2006 


Sulla copertina dell’ultimo libro di Roberto Cotroneo il sottotitolo recita «romanzo». Ma dietro questa formulazione che rimanda a un genere ben preciso c’è in realtà una narrazione che elude le convenzioni romanzesche classiche frastagliandosi in una prosa che partecipa di più generi: il diario intimo, il frammento narrativo e quello lirico, il poema in prosa, il monologo interiore, il «ragionar d’amore» del trattatello antico. E del resto il protagonista, Edo, trasognata figura di libraio sospeso in un’aura di piccolo mistero, che senza essere poeta ha con la poesia un legame sotterraneo e magico, dichiara: «I romanzi non mi piacciono. Perché continuano sempre e non si interrompono mai da soli. E la vita è fatta più di interruzioni che di storie».
In effetti Questo amore è la storia di un’interruzione, di uno iato, di una sospensione, di un’assenza, di un’attesa, e solo in apparenza (se ci si limita alla trama) è «una storia semplice» come suggerisce il risvolto di copertina.

postato da: NyFrigg alle ore 13:51 | Permalink | commenti (5)
categoria:storie vere, libri di roberto cotroneo