"Un ruscello scorre
in un deserto senza erba
alla ricerca
di chi ha sete"
di Abbas Kiarostami, da "Un lupo in agguato"
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"Un ruscello scorre
in un deserto senza erba
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di chi ha sete"
di Abbas Kiarostami, da "Un lupo in agguato"
La Festa è Finita
di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 20 maggio 2005
L’Italia ai Mondiali
Questa volta non sarà facile, non sarà facile per niente. Al di là delle chiacchiere, delle intercettazioni, delle interpretazioni, delle dietrologie, di tutto quello che uscirà fuori dell’affare Moggi e della corruzione del calcio, c’è un dato su tutti, un dato da cui partire. A Sky sono sommersi da telefonate di cittadini imbestialiti che disdicono il pacchetto pagato per i mondiali di calcio. Non li vogliono più vedere i mondiali di Germania.
E se vai in giro per le città e parli con la gente per strada, i tassisti, i conducenti di autobus, i venditori ambulanti ti dicono quasi tutti la stessa cosa: speriamo che usciamo da questa storia il più presto possibile. Ma «l’usciamo» non è, speriamo che vengano tutti scagionati e torni il sereno, ma è: speriamo che ci buttino fuori il più presto possibile, in modo che si possa archiviare il calcio di questi ultimi anni.
Questa volta l’hanno fatta grossa perché, al di là delle responsabilità che verranno accertate dalla giustizia sportiva e dalla giustizia ordinaria, si è andato a toccare un tasto emotivo e storico del Paese. Una Repubblica, come sappiamo, fondata sul lavoro e sul gioco del calcio. Ma anche una Repubblica che ha avuto nella sua nazionale, spesso, un elemento di riscatto e di orgoglio, persino politico.
Nyfrigg! Che dici Cotron avrà visto il film "Il Codice Da Vinci"?
Secondo me tra un po' esce la recensione. O la stroncatura, io accompagno un'amica per andarlo a vedere... e tu?
Finlander
"Non ho mai visto nessuno mangiare un panino con forchetta e coltello" - gli sussurrai al nostro primo incontro, sorridendo al pensiero di essere continuamente beffeggiata per il mio modo di mangiare la pizza. Ma quello era un panino, porca miseria, un panino, ripieno di roba che schizzava ovunque non appena tentava di affondarci il coltello. Non ha battuto ciglio, semplicemente alzato lo sguardo e sorriso divertito. Ha fissato i miei occhi per qualche interminabile secondo, ed il mio rossore deve avergli rivelato quanto poco sia sfacciata come sembro. "Che tipo, deve essere odioso, e così tremendamente affascinante" - pensai. Ero seduta al suo fianco, mentre mangiavo le mie patatine fritte pasticciando con la maionese. Così buffo e così banale era tutto ciò, ed ancor di più quando ha insinuato di aver giurato che mi sarei leccata le dita. "Ma guarda questo"- pensavo - nella mia presunzione di essere l'unica a poter provocare. Fatto sta che i nostri sguardi si sono cercati a lungo e per molte volte, ci siamo ritrovati fuori al locale ogni volta che l'indomabile voglia di fumare una sigaretta ci spingeva ad allontanarci dagli altri. Poche parole e lunghi, lunghi meravigliosi silenzi, improvvise e tenere carezze, intensi abbracci colmi di desiderio. Siamo finiti a baciarci per un tempo troppo lungo da poter essere sembrato così breve, l'oscurità del mare di notte era dominata dallo struggente spettacolo del riflesso della luna, le sue parole scivolavano sul mio corpo come le sue dita lungo le corde di una chitarra. "Sono un musicista - mi dice - scrivo canzoni d'amore, ho bisogno di ubriacarmi di tutto quello che stai vivendo". Mi avrebbe usato, lo so, mi avrebbe usato e poi avrebbe scritto canzoni, e poi le avrebbe suonate sulla mia pelle, intrecciando i miei riccioli neri e la mia anima, cantandomi in quel pugno chiuso sul suo petto, pubblicizzando i suoi occhi lucidi di passione. E con quelle canzoni e quella sua congenita malinconia avrebbe fatto innamorare qualcun'altra. Sebbene fosse stato così, non me ne importava niente anzi, ero tremendamente lusingata, volevo essere incisa nelle sue struggenti canzoni di buio, mancanze e ricerche anzi, volevo essere quella a cui solitamente ci si riferisce con quel "ma non eri tu" dell'amaro in bocca e dell'amore impossibile anzi, volevo essere quella che lo avrebbe accompagnato al prossimo concerto, quella di cui avrebbe cercato la bramosia nello sguardo ad ogni nota esile e sommessa.
E così quella sera ci siamo conosciuti, e quella notte ci siamo amati, ed ancor di più abbiamo amato la nostra libertà, la nostra spudorata onestà, il nostro essere finalmente senza scrupoli, il nostro sentirci in fondo sempre così soli. Non ho mai conosciuto niente del suo essere reale, sono settimane ormai che vivo delle sue assenze e delle mie, del nostro segreto rubarci di attimi, di improvvisi e scandalosi baci pubblici senza fiato a cui qualche amico ha cercato giustificazioni. Sono settimane che nutro di fantasia le sue mani, che accarezzo la sua fronte, che lo cerco senza cercare niente, che gli racconto senza fargli sapere niente, che mi tengo la sua mano sulla mia coscia. Sono settimane che non lo conosco e vivo della sua musica, della parole scritte quella notte. Lui è uno che si perde nella sua vita, che parte fregandosene del se arriva, lui è uno che corre in macchina e si gode il viaggio, è uno che ti dice "fidati" e tu lo fai godendoti l'ebbrezza del morirne, è uno che sale sul primo treno e viene a prenderti fregandosene dei tuoi impegni. Lui è un piacevole egoista, ed io una piacevole che se ne frega. Mai andata così d'accordo con me stessa. E a chi ancora si chiede che cos'è l'amore, posso solo rispondere che è una tentazione che non va mai consumata fino in fondo, e come tale, una meravigliosa e reale illusione
Il gioco del furto condonato
di Roberto Cotroneo, da L'Unità del 7 gennaio 2004
L'altro giorno uno dei miei figli, che ha ricevuto per Natale «Il gioco del ca... lcio», nel bel mezzo di una partita è venuto a chiedermi cosa significasse «Jus Primae Noctis». Non è male come domanda per un bambino di sette anni. Gli ho chiesto cosa mai c'entrasse «Il gioco del calcio» con lo «Jus Primae Noctis» e mi ha portato subito un bel mazzo di carte, che fanno parte del gioco. Una specie di imprevisti e di probabilità genere «Monopoli». «Il gioco del ca... lcio» con tanto di puntini di sospensione ammiccanti, vagamente volgari, del tipo dico e non dico, è un formidabile gioco da tavolo, vendutissimo in tutti i negozi di giocattoli, prodotto dalla «Giochi Preziosi». Il proprietario della «Giochi Preziosi», Enrico Preziosi, è l'ideatore del gioco ma è anche il presidente del Genoa. Attraverso un tabellone, i giocatori devono fingersi presidenti di una società di calcio, e tirando i dadi debbono vincere lo scudetto. Soltanto che il tutto è regolato da duecento carte che rappresentano imprevisti e penalità. In queste duecento carte c'è lo spaccato più paradossale, deteriore e ridicolo di questo paese. Non servono a comprare giocatori, o a fare schemi di gioco. Le carte si usano per un fine alto e assai praticato: corrompere, pagare gli arbitri, nascondere abusi, cancellare risultati sfavorevoli, divertirsi con le veline, inanellare strafalcioni grammaticali, comprare Porsche, Mercedes e Ferrari, menare i calciatori delle squadre avversarie, doparsi e far sparire le provette delle analisi. Pagando con denaro sonante. Ho letto la carta che mio figlio aveva pescato senza capirne il significato. Dice: «Alcuni vostri giocatori chiedono di poter portare mogli e fidanzate in trasferta. Glielo concedi, poi ripristini lo Jus Primae Noctis». Gli ho spiegato che lo «Jus Primae Noctis» è una leggenda che si tramanda dal medioevo ma che non è mai esistito. Ma cercando di spiegarglielo mi sono accorto che sfondavo una porta aperta. Perché «Il gioco del calcio» della Giochi Preziosi, è una perfetta radiografia di questo paese, in versione gioco da tavolo.
L’emozione di essere stati comunisti
Bertinotti che proclama Napolitano.
Ieri si è fatta la Storia.
E la Cdl ha saltato l’appuntamento.
di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" dell'11 maggio 2006
IERI PIERO FASSINO aveva tirato fuori il pallottoliere, e in pratica aveva detto chiaro e tondo: i voti ci sono, aspettate la quarta votazione e sarà eletto Giorgio Napolitano. Ma i cronisti continuavano a evocare, come fossero dei medium in una seduta spiritica, altre strategie, mondi sommersi e inconoscibili, colpi di scena improvvisi. Nella cultura del reality show che ormai contagia l'intero paese, inclusi molti cronisti politici, le cose non possono andare in quel modo lineare, semplice semplice, che conosciamo. Devono invece obbedire alle regole della commedia; con cambi di registro, ritmi che mutano, spiazzamenti e quant'altro.
D'ora in poi bisognerà abituarsi a chiudere in un cassetto per un bel po' di tempo il gioco delle strategie e le parole dette a mezza bocca, i retroscena e i virgolettati rubati qui e là, come ha detto qualcuno, persino ai cavalli della polizia in alta uniforme quando passa da piazza Montecitorio.
BUON COMPLEANNO

ROBERTO 
E ora gli ordini
di scuderia
arrivano via sms
Altro che peones. Come marziani i nuovi
«onorevoli» tra chiacchiere da buvette e noia
di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 10 maggio 2006
Ricordi
“Con il tempo, ho capito quanto il non esserci
possa diventare una forma della presenza
spesso più intensa della presenza stessa.”