domenica, 25 giugno 2006

Azzurri, Duisburg e la rivalsa che non c’è

Molti gli italiani che vivono qui nella Rhur. Tifano ma senza eccessi, concretamente

di Roberto Cotroneo, inviato a Duisburg, da "L'Unità" del 25 giugno 2006 

Quando una città di 500mila ti sembra un luogo da 50mila abitanti devi insospettirti. Vuol dire che devi cercare un'identità là dove non appare, ma significa anche che questa identità non riesce a farsi largo. Eppure Duisburg è il più grande porto fluviale della Germania, è in una zona strategica, ha un paio di musei di quelli che vale la pena di andarli a vedere. Eppure Duisburg ti sembra la metafora di questa nazionale italiana. È più grande di quanto appaia a prima vista, cerca un'identità senza trovarla, potrebbe avere un tifo tedesco assai più convinto. Ma non le riesce per ora. Magari lunedì cambia tutto. Ma qui tocca parlar del presente, ed è la cosa più onesta che si possa fare. Il presente sta tra due o tre vie chiuse al traffico, attorno alla Dellplatz, dove dalle otto della sera non c'è nessuno ma ieri, in occasione della partita Germania-Svezia, si erano riempite di tedeschi, allegri e felici di vedere una nazionale vincente e convincente. Tifo, qualche carosello, e poi tutto torna lento come i canali fluviali messi a punto per rendere il più docile possibile il Reno. Tutto a Duisburg torna lento e scompaiono persino i passanti dopo le dieci di sera. Non deve stupire, da queste parti si è srotolata la pellicola della peggiore industrializzazione d’Europa. Carbone, miniere, fatica, immigrazione e dolore. Ancora negli anni Settanta, gli slogan delle campagne elettorali tedeschi erano: «ridiamo il cielo azzurro sopra la Ruhr!». Visto che qui il carbone aveva coperto tutto.

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mercoledì, 21 giugno 2006

CONTRODECALOGO DELLA RIFORMA
COSTITUZIONALE
di Leopoldo Elia

I La riduzione del numero dei parlamentari viene rinviata al 2016 per favorire gli attuali capi e capetti. Nel lungo periodo c’è tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico.

II Il premierato non consiste nella investitura popolare di una maggioranza parlamentare, di una coalizione di governo e Primo ministro. Ciò avviene già in Inghilterra, in Germania e in Spagna e anche in Italia: è sufficiente perciò una buona legge elettorale. Il premierato della riforma si fonda sulla insostituibilità del Primo ministro durante tutta la legislatura e sui suoi enormi poteri (scioglimento della Camera dei deputati e questione di fiducia che, in caso di rifiuto da parte della stessa Camera, provoca nuove elezioni).

III Il Senato federale non risolve il problema del bicameralismo perché non è in grado, per la sua composizione, di rappresentare le esigenze delle Regioni: d’altra parte i veri rappresentanti delle comunità regionali non hanno diritto di voto nelle deliberazioni del Senato.

IV Il procedimento legislativo è straordinariamente complicato perché la prevalenza della Camera o del Senato si fonda sulla competenza a legiferare per singole materie dello Stato e delle Regioni; siccome i confini di tali materie danno luogo a gravi dubbi interpretativi (sui quali deve intervenire sempre più spesso la Corte Costituzionale) è ovvia la ricaduta di tali incertezze sulle attribuzioni legislative di ciascuna Camera, specie nelle leggi, come quella finanziaria, di particolare complessità. La cancellazione del rapporto fiduciario tra Senato e governo sarebbe positiva solo se accompagnata da una chiara ripartizione di poteri tra una Camera di rappresentanza nazionale e una Camera veramente rappresentativa degli enti e delle comunità regionali e locali.

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lunedì, 19 giugno 2006

"IL BELLO DEI LIBRI E' CHE DOPO UN PO' NON LI DISTINGUI.

LE PAROLE CORRONO PER IL MONDO,

E SIGNIFICANO SEMPRE COSE DIVERSE;

COME I COLORI, CHE NESSUNO SA PIU' RACCONTARE."

di Roberto Cotroneo, da "Questo Amore"

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domenica, 11 giugno 2006

Ecuador e Trinidad, quel grande sogno dei poveri

Le favorite in difficoltà o fermate dalle piccole. E se stavolta il mondiale finisse così?
di Roberto Cotroneo, da L'Unità dell'11 maggio 2006 

Ogni volta questa sottile speranza ti ritorna. Ogni volta un sogno lo fai, magari piccolo, di un attimo, ma è un sogno di rivalsa, un sogno creativo, un sogno diverso. Vedi queste piccole squadre, di Paesi che hanno il reddito procapite più basso degli stipendi di tutti i nazionali di tutto il mondiale, e ti dici: metti che una di queste arriva in finale. Metti che questa volta, mondiale dopo mondiale, di quattro anni in quattro anni, ti arriva in finale un Ecuador che non ti aspettavi, o una Trinidad e Tobago. Perché l’altro ieri l’Ecuador ha battuto la Polonia. Squadra di antica tradizione mondiale, abituata ad arrivare comodamente ai quarti.
MENTRE IERI, Trinidad e Tobago ha fermato la Svezia. La Svezia del solito Ibrahimovic, uno che, e noi lo sappiamo bene, è capace di segnare con le spalle alla porta. E sempre ieri, il gruppo inglese, quello degli Owen e dei Beckham l’ha scampata con un Paraguay per nulla rassegnato, vincendo con un autogol al quarto minuto, e non riuscendo a fare nulla di più.
Possiamo già parlare di riscatto delle piccole squadre?

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domenica, 11 giugno 2006

S’alza il sipario sui Mondiali più «nazionalisti»

All’Allianz Arena grande cerimonia d’apertura dei campionati dove l’Europa sembra sospesa

di Roberto Cotroneo, da L'Unità del 10 maggio 2006 


Non cadete nella tentazione di pensare che alla fine i mondiali sono tutti uguali. Con la bella manifestazione iniziale, i costumi tipici bavaresi oggi e coreani quattro anni fa, i massimi vertici della Fifa schierati, i vertici istituzionali tedeschi, i vecchi campioni che
sfilano, il calciatore dei calciatori di tutti i tempi, il re Pelè, a mostrare la coppa del mondo, accanto alla modella più modella di Germania che ci sia, Claudia Schiffer. Non cadiamo nella tentazione che anche questa volta sarà un po’ di lacrime, un po’ di sangue, un po’ di passione, e tante polemiche. Italia sì, Italia no, come cantava Elio e le Storie Tese qualche anno fa. Bastava un colpo d’occhio a quel gioiello di stadio di Monaco di Baviera per capire che questa volta sarà tutto diverso. E che c’è poco da fare i megalomani, con i nostri calciatori che stemperano i loro grandi nomi, le rendite di posizione, l’eccesso di visibilità e pure gli scandali in un prato verde assolutamente democratico, egualitario, indifferente a quasi tutto eccetto che allo spettacolo, e al businness.
Non è la prima volta che i mondiali sono soprattutto affari, e nient’altro che affari.

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venerdì, 09 giugno 2006

VISITAMI

C'è BISOGNO DEL TUO AIUTO!!

postato da: LAfricanA alle ore 09:23 | Permalink | commenti
categoria:solidarietà
martedì, 06 giugno 2006

Non capivano

(Tratto da una storia vera)

Quando giocavo nel cortile, a volte, venivano a trovarmi

Dovevo essere felice di questo fatto ma qualcosa succedeva in me quando mi dicevano

"Perché non torni?"

Allora, in quel tempo, io non sapevo tradurre e nemmeno spiegare ad altri ciò in cui loro stavano sbagliando

ma il dolore si faceva sentire netto e chiaro.

 

Cercavo di non pensarci ed ogni volta che succedeva io scappavo a giocare con gli altri bambini.

 

Quando andavo a scuola la mia maestra diceva che io ero scema,

io non ero scema, adesso io lo so, ma venivo messa in disparte mentre avrei voluto imparare

molte cose.

Bastavano un paio di occhiali e la mia vita adesso sarebbe stata diversa.

 

Quando mio fratello se ne scappò mi promise che avrebbe guadagnato tanti soldi,

si sarebbe formato una famiglia e sarebbe tornato a prendermi.

Nel frattempo hanno continuato a maltrattarmi e ad accusarmi di cose che non avevo mai fatto...

eppure quando mi dissero se volevo essere adottata io risposi che stavo aspettando mio fratello ma

mio fratello non aveva niente da dare al mondo perché il mondo non ha dato niente a lui.

 

Ora, capisci, io devo accettare di essere questa persona che sono ma allora, quando era il tempo,

non volevano capire che io non ero scema...

Giuseppina

 

postato da: Giuseppina alle ore 17:37 | Permalink | commenti
categoria:un mondo senza voce
giovedì, 01 giugno 2006

Cultura per partito preso.

Sinistra e destra non comunicano

di Roberto Cotroneo, da "Panorama" del 9 maggio 2006

Chi ama Baricco non legge Buttafuoco. Chi si diverte con Forattini non ride con Altan. Chi ascolta De Gregori non vuole sentir parlare di Gigi D'Alessio. Tutti i veti incrociati di un Paese bloccato.

Benedetto paese: tutto virtuale, tutto privo di sostanza, tutto letto e attraversato da fenomeni passeggeri, da opinioni prive di qualche legittimità. Paese sconosciuto ai giornali, che lo immaginano sempre troppo diverso da quello che è. Paese sconosciuto ai politici, che vivono in una dimensione simile a quella di Matrix.
Paese sconosciutissimo, questo sì, a intellettuali, registi, scrittori, attori e quant'altro, che scambiano sempre di più la realtà con il gossip, e il loro piccolo mondo (antico, oramai) con il centro dell'universo.
Benedetto paese, diviso quasi a metà. Da una parte la nebulosa della sinistra, che ha vinto le elezioni, dall'altra la destra, che le ha perse di poco. In mezzo una linea sottile, così sottile che rischia di spezzarsi in mille cocci affilati ogni volta che ci si avvicina a quel confine, a quel bordo trasparente che separa le due Italie.
Peccato che quel bordo, quel sottile confine non sia mai esistito. In quella striscia di terra che oggi vediamo piccolissima, una lingua appena, un tempo c'era una vastissima zona, quasi un territorio a sé, che era il centro. Una sorta di stato cuscinetto, di zona franca, dove avvenivano gli scambi, dove prendeva corpo il doroteismo genetico di questo Paese.
Era quel luogo dove ci si giocava tutte le carte possibili. E dove si parlavano un'Italia moderata e cattolica, e talvolta reazionaria, e un'Italia borghese, laica e riformista, in gran parte, con frange massimaliste e vetero-marxiste. Perché era così che funzionava tutto.

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