di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 9 agosto 2006
La sinistra e il cinema hanno sempre avuto un rapporto stretto, controverso, e talvolta schizofrenico. Stretto perché dalla seconda metà degli anni 40, con la nascita del neorealismo, il Pci capì assai bene il potere immenso che poteva avere il cinema sugli strati popolari e operai. Un potere pedagogico e qualche volta un potere dottrinale. E questo valeva per il cinema assai più che per la letteratura, che rimaneva una pratica d'élite.
Sul cinema la sinistra ha litigato per cinquant'anni, e sul cinema si sono incontrati e scontrati mondi, e sono stati commessi dei delitti intellettuali consapevoli e talvolta feroci. Attraverso il cinema si sono aperti e saldati nuovi e vecchi conti, si sono lanciati anatemi, si è combattuta una parte di quella guerra fredda culturale su cui ancora ci sarebbe molto da scrivere e da scoprire. Per cui critici come Guido Aristarco, per fare un nome su tutti, erano capaci di ignorare intere parti di cinematografia mondiale, ad esempio quella americana, come se il cinema in America non fosse mai esistito.
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