di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 28 gennaio 2007
Se i giornali, ogni volta che c’è l’apertura dell’anno giudiziario, pubblicassero l’articolo scritto l’anno prima non se ne accorgerebbe nessuno. Ogni anno questo rito che ha qualcosa di desueto e certamente ridondante, sembra un bollettino di guerra. Ogni anno i temi sono gli stessi, identici. Poco importa se nel mondo sia accaduto di tutto oppure no, se siano cambiati i governi e i vertici delle istituzioni. Poi certo, i cronisti giudiziari a spaccare il capello in quattro sono bravissimi.
E l'altro ieri hanno fatto notare che il clima non era più di frattura tra politica e magistratura, e che si respirava un'aria di tregua. Ma questo è un elemento, per quanto assai importante, del tutto esterno, a quanto è accaduto.
Il sistema giudiziario è allo sfinimento. Ma è uno sfinimento immobile, inalterabile. Pensiamo a un cittadino qualunque, che ha fiducia nella magistratura, che ritiene di vivere in un paese dell'Occidente, che sensazione avrà nell’ascoltare i telegiornali, o le cronache riportate dai quotidiani?
Al «palazzaccio» di Roma, l'altro ieri si è celebrato un rito inalterato nel suo comprensibile pessimismo. Lentezze burocratiche, mancanza di personale, lunghezza intollerabile dei processi, mancanza persino di carta, di fax o di personal computer. I numeri parlano chiaro, diceva in pratica il presidente Gaetano Nicastro: il 78 per cento dei reati ogni anno rimangono impuniti. Cifre aggiaccianti su cui i magistrati da un lato insistono giustamente e dall'altro producono angoscia. Angoscia perché tutto questo non può che generare una forte spaccatura tra cittadini e magistratura. Sarà vero che con il governo Berlusconi l'attacco politico alla magistratura ha avuto una virulenza intollerabile. Sarà vero che i legislatori continuano a rinviare le riforme dei codici necessari a snel-lire il lavoro delle procure. Però questo cahier de doléance comincia ad apparire un po' stucchevole. Possibile che la colpa sia sempre altrove? Possibile che ci si debba presentare davanti al paese, ogni volta, con un elenco di insensatezze che fa sembrare l'anno giudiziario il primo atto di una commedia dell'assurdo scritta da Ionesco?










