lunedì, 29 gennaio 2007

di Roberto Cotroneo, da "L'Unità" del 28 gennaio 2007

Se i giornali, ogni volta che c’è l’apertura dell’anno giudiziario, pubblicassero l’articolo scritto l’anno prima non se ne accorgerebbe nessuno. Ogni anno questo rito che ha qualcosa di desueto e certamente ridondante, sembra un bollettino di guerra. Ogni anno i temi sono gli stessi, identici. Poco importa se nel mondo sia accaduto di tutto oppure no, se siano cambiati i governi e i vertici delle istituzioni. Poi certo, i cronisti giudiziari a spaccare il capello in quattro sono bravissimi.
E l'altro ieri hanno fatto notare che il clima non era più di frattura tra politica e magistratura, e che si respirava un'aria di tregua. Ma questo è un elemento, per quanto assai importante, del tutto esterno, a quanto è accaduto.
Il sistema giudiziario è allo sfinimento. Ma è uno sfinimento immobile, inalterabile. Pensiamo a un cittadino qualunque, che ha fiducia nella magistratura, che ritiene di vivere in un paese dell'Occidente, che sensazione avrà nell’ascoltare i telegiornali, o le cronache riportate dai quotidiani?
Al «palazzaccio» di Roma, l'altro ieri si è celebrato un rito inalterato nel suo comprensibile pessimismo. Lentezze burocratiche, mancanza di personale, lunghezza intollerabile dei processi, mancanza persino di carta, di fax o di personal computer. I numeri parlano chiaro, diceva in pratica il presidente Gaetano Nicastro: il 78 per cento dei reati ogni anno rimangono impuniti. Cifre aggiaccianti su cui i magistrati da un lato insistono giustamente e dall'altro producono angoscia. Angoscia perché tutto questo non può che generare una forte spaccatura tra cittadini e magistratura. Sarà vero che con il governo Berlusconi l'attacco politico alla magistratura ha avuto una virulenza intollerabile. Sarà vero che i legislatori continuano a rinviare le riforme dei codici necessari a snel-lire il lavoro delle procure. Però questo cahier de doléance comincia ad apparire un po' stucchevole. Possibile che la colpa sia sempre altrove? Possibile che ci si debba presentare davanti al paese, ogni volta, con un elenco di insensatezze che fa sembrare l'anno giudiziario il primo atto di una commedia dell'assurdo scritta da Ionesco?

postato da: NyFrigg alle ore 21:39 | Permalink | commenti
categoria:articoli di roberto cotroneo
sabato, 27 gennaio 2007

Sopra le grida e gli spari,
Il tuonare degli incendi e le urla di sirena,
Cerchiamo di udire la voce quieta dell’uomo
Che non si trova più là.

Sopra il ritmico schianto della schiera
Che occupa tutta la strada, in marcia, senza fine
Cerchiamo di udire il passo silenzioso
Delle gambe invisibili di chi è già stato ucciso.

Serriamo le porte, mettiamo le truppe ai confini,
Presidiamo il Parlamento,
Ma quando viene l’uomo già morto, tremiamo.
Ci atterrisce il suo spirito che cammina
Attraverso i muri.

di Edith Lovejoy Pierce

 

postato da: NyFrigg alle ore 11:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia
domenica, 21 gennaio 2007

di Roberto Cotroneo, da L'Unità del 17 gennaio 2007 
’unico sentimento che si può provare di fronte a una notizia di questo genere è un senso di profonda vergogna, e naturalmente di imbarazzo. Oggi la Provincia di Milano ha deciso di porre una stele nella sala congressi in ricordo del commissario Luigi Calabresi, a 35 anni dal suo assassinio. Tutto questo in un paese civile sarebbe la cosa più logica e normale che ci potesse essere. Non dovrebbe neppure trattarsi di una notizia, i giornali dovrebbero occuparsene come fosse un fatto di cronaca, e per i familiari dovrebbe rappresentare un riconoscimento tra i tanti, commovente, e giusto. Ma da noi queste cose non esistono. 
Da noi tutto sembra andare per il verso contrario alla decenza. Tre consiglieri di Rifondazione dissentono. Dissentono. E perché dissentono? Perché vogliono constestualmente una stele per il povero Giuseppe Pinelli, l’anarchico caduto o spinto, dalla finestra della Questura di Milano e accusato senza nessun fondamento, ma per motivi biechi di depistaggio, di essere stato l’autore della strage di piazza Fontana.

postato da: NyFrigg alle ore 13:37 | Permalink | commenti (9)
categoria:articoli di roberto cotroneo
domenica, 21 gennaio 2007

di Roberto Cotroneo, da L'Unità del 18 gennaio 2007

Gianni Borgna Assessore alla cultura di Roma per tredici anni, oggi presidente di Musica per Roma, parla del suo lavoro a fianco del sindaco Veltroni. Del suo tentativo di fare una «bella politica», densa di contenuti, ma anche in sintonia e in rapporto diretto con le persone, i cittadini
Qualcosa si muove nell'aria della politica. Qualcosa che ancora forse è allo stato embrionale. Molte cose sono accadute in questi mesi. Polemiche, pericoli di instabilità, e soprattutto l'esigenza di trovare una strada verso un rinnovamento vero della sinistra che trova ostacoli continui. Però, ora, è abbastanza chiaro a tutti che c'è una strada da cui non si può tornare indietro se non a un prezzo che coinvolgerebbe pienamente l'identità della sinistra e il futuro del paese. In questo scenario che a volte appare denso di possibilità future, e altre il risultato di un immobilismo tenace dal quale non ci si riesce abbastanza a liberare, qualcosa si muove in direzione diverse. Da un lato le solite liti nella maggioranza, dall'altra esperimenti di comunicazione politica nuova.
Walter Veltroni, per esempio, sta cominciando a girare l'Italia in un vero e proprio tour che ha come scopo raccontare al pubblico una sua idea della politica: dove unisce Gandhi e Berlinguer, Bob Kennedy e Rigoberta Menchu. Questo ha fatto dire da più parti che la sua è una rincorsa lunga che ha come punto di arrivo palazzo Chigi. Lui nega, e alla prima lezione di Roma, rivolgendosi ai giornalisti ha detto: «non fate retropensieri su questa mia iniziativa». Certo è che l'esigenza di inventarsi cose nuove sta uscendo prepotente, e forse Veltroni non sarà l'unico a provare un percorso del genere. Se questo sta avvenendo però, è perché in questi anni l'esperienza dei sindaci, il rapporto forte con un elettorato che ti elegge direttamente è diventato il punto di partenza della nuova politica. Mentre la politica nazionale, con l'ultima riforma elettorale, è tornata nelle mani delle burocrazie dei partiti. Ma cosa accadrà, e come può cambiare la politica in futuro? Lo chiediamo a Gianni Borgna, oggi presidente dell'Auditorium, intellettuale, critico musicale, una lunga militanza prima nella Fgci e poi nel Pci, e soprattutto per 13 anni alla guida dell'assessorato alla cultura del comune di Roma. Prima con Francesco Rutelli e poi con Veltroni. 

postato da: NyFrigg alle ore 12:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:articoli di roberto cotroneo
domenica, 07 gennaio 2007

Come potete leggere sul suo sito ufficiale, il corso di Scrittura Creativa di Roberto Cotroneo si terrà a marzo; la data scelta è:

dal 16 al 18 MARZO 2007.

"Pensavo che essere un buon lettore fosse già un traguardo importante per me, perché saper leggere è innanzi tutto saper capire, per quel tanto che si può, il mondo. Ma scrivere? Cos'è scrivere, Francesco? "Papà, mi racconti la trama di questa storia che hai sul computer?" mi hai chiesto qualche giorno fa. E io ti ho risposto quello che rispondo ai miei allievi, quelli che vogliono sapere da me come si scrivono i libri, oppure ai miei amici: "Non lo so, non so come sarà la trama di questo libro". E tu un po' non capisci: perché la scuola e il mondo in cui tu vivi è fatto di persone che vogliono tu sappia sempre tutto. E' fatto di progetti precisi, di regole, di discipline che non tollerano tempi morti, che non giustificano l'attesa, l'imprecisione, i ripensamenti. Tutt'altro che virtù, anzi difetti, come minimo perdite di tempo. Il mondo che ti sta attorno, Francesco, è organizzatoin un modo preciso: in modo che tu non possa perdere tempo. Mentre vorrei farti capire quanto sia importante per una mente creativa vivere le pause. Procedere per strappi." di Roberto Cotroneo da "Se una mattina d'estate un bambino"

postato da: NyFrigg alle ore 21:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:segnalazioni