lunedì, 28 maggio 2007
OLGA D’ANTONA la deputata vedova del giuslavorista dopo l’allarme del Viminale sul terrorismo non ancora sconfitto: «La politica è troppo debole»

Entrare nel palazzo dove abita Olga D’Antona, e dove per anni ha vissuto Massimo D’Antona dà una sensazione di forte malinconia e persino una rabbia profonda. Il quartiere di Roma dove viveva il giuslavorista con la moglie e i figli è un quartiere borghese e tranquillo. Un pezzo di Roma normale, dove non ci sono turisti, dove sembra che tutto debba scorrere come sempre, senza sbalzi.
Si potrebbe persino dire che è un luogo di buon senso, che ti lascia l’illusione che siamo un paese come gli altri. Ma se prima di entrare nel portone ti volti verso la strada e guardi un po’ più in là, vedi le corone di fiori, e il disegno della targa in memoria di un uomo che è stato assassinato da un commando di terroristi. Olga D'Antona, la moglie, è stata eletta nelle liste dei Ds alla Camera dei Deputati, alle ultime elezioni. Ora ha aderito a Sinistra Democratica. Pochi giorni fa il ministro Amato ha detto che ci sono segnali che il terrorismo non è sconfitto, e che è ancora un fenomeno quasi endemico nella società italiana.

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sabato, 26 maggio 2007

CALCIO E POLITICA

di ROBERTO COTRONEO, da L'Unità del 25 maggio 2007

Il film era abbastanza prevedibile. Nel casting della finale di Champions League tra Milan e Liverpool ad Atene, il ruolo di Silvio Berlusconi era già messo in conto. E soprattutto in caso di vittoria sarebbe stato un ruolo da attore protagonista.
La vittoria c’è stata. Un due a uno meritato. E Berlusconi dal primo gol rossonero di Inzaghi ha capito ancora una volta che questa era un’occasione d’oro. Ognuno aveva la sua partita, quella di Berlusconi in tribuna, quella della squadra sul campo. Due partite molto tattiche, come si potrebbe dire. Quella in tribuna, ad esempio, aveva degli elementi nuovi, studiati con attenzione.

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sabato, 26 maggio 2007

di Roberto Cotroneo, da L'Unità del 22 maggio 2007

Massimo D'Alema lo ha detto a chiare lettere, dalle colonne del Corriere della Sera: «È in atto una crisi
della credibilità della politica che tornerà a travolgere il paese con sentimenti come quelli chenegli anni '90 segnarono lafine della primaRepubblica ». Ed è una frase pesantissima, che getta ombre sul futuro, e soprattutto sulmodo dei cittadini di percepire la politica.Non solo, è una frase che si sposa perfettamente a tutta una serie di altri segnali che ci dicono che i cittadini hanno una percezione della politica, delle istituzioni e del potere assolutamente negativa, sminuente, e persino screditante. E c'è un elemento che più di ogni altro spiega e avvalora quello che ha detto D'Alema. Tre settimane fa è uscito un libro, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due noti inviati del Corriere della Sera. Il libro si intitola: «La casta. Così i politici sono diventati intoccabili». Un'uscita fuori stagione, per il mercato editoriale, che preoccupava molto gli autori, che temevanopoche vendite e una certa disattenzione di lettori e librai. Bene, in tre settimane soltanto il libro ha venduto 230 mila copie, e continua a vendere. Per chi non fosse pratico di cifre editoriali, si deve dire che è una cifra enorme, che va al di là di qualunque previsione. Cosa sta succedendo? Perché 230 mila persone vogliono sapere tutto degli sprechi dei politici degli aerei di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare notabili e potenti anche a una festa a Parigi. Dei palazzi parlamentari presi in affittoa peso d'oro. Dei finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. Dei "rimborsi" elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. E via dicendo.

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venerdì, 25 maggio 2007

Che sorge dalla nebbia, fantasma alto-medievale
Nella luce petrosa di altri secoli
Scolpiti dal labora benedettino
Su per il serpentino del monte, oltre i lastroni di roccia
A tentare un passaggio di Eden, fino a una spada di arcangelo
Scintillante nel cielo ermitale
- a l’ha campà giù ‘l diao – sopra la valle
fragorosa di Tir, densa di scarichi
sul fiume dimenticato dall’antico ghiacciaio,
Dora senza più ora, Riparia che non ripari,
va nen a bèivi, Gioanìn, ché l’eva
l’è tuta anvelenà, dov’era l’ampolla
che dissetava l’avido pellegrino
cambiando il vino in acqua – fitque merum
di capovolta eucaristia, e la carne
arrivò a farsi Verbo, a solis ortu
usque ad occasum, verso i contrafforti
dell’ultimo occidente, dove Iohannis vincens
pregava nella notte, confortato
dal messaggero di altri Paradisi,
e il nobile alverniate – a n’avia fane
pi che re Carlo ‘n Fransa – risaliva
a questuare indulgenze, inginocchiato
davanti al santo montanaro, supplice
con la bella Isengarda – Omnipotenti
et Michaëli et Petro et Paulo et
- n’a j’era da preghé – maxima culpa
“e per tua penitenza”, a l’è tocaje
ëd tiré su la cesa, bâtiment
vertigineux sur le rocher, impossibile
pour les macons – l’avio rason – possible,
pietra su pietra, solo ai cori angelici
ignorati ai caselli autostradali
dove un torbido Gloria esce dalle trombe
insofferenti dell’attesa, diapason
di stravolti alleluia – e da quassù,
dice la guida, l’Alda tentò il volo
per salvare l’onore – Signor, giutme! –
dai soldati pronti a ghermirla, “’n sàut
ëd setsènt méter", "parla pa !" e planò
virginitate intacta – "nen na piega” –
trattenuta dagli angeli, sul punto
dove oggi muore l’erba, soffocata
da altri invasori – e non discende l’ala
di nessuna pietà celeste, “a torno
a foré la montagna, giù, sot tèra”,
quanti metri in profondità? “che dzora
l’è già tut un përtus” – ma nisi Dominus
aedificavit domus, come dice
- chi ricorda il suo nome? – Quel che edifica
dimenticato dal mondo, nella memoria del cielo,
mentre il dicembre corre di neve in neve,
sui monti di Re Cozio, irrangiungibili
da trivelle e bulldozers, sempiterni
guardiani della valle.
di Giorgio Calcagno

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lunedì, 21 maggio 2007

di ROBERTO COTRONEO, da L'Unità del 18 maggio 2007

Proviamo a elencare i fatti, in modo semplice. E mettiamoli uno in fila all'altro. Ieri era la giornata contro l'omofobia. La giornata contro l'omofobia, arriva dopo una manifestazione da un milione di persone denominata «Family Day», che ha fatto scendere nella piazza di San Giovanni a Roma un milione di persone a manifestare per la cosiddetta famiglia tradizionale: e contro l'idea che anche gli omosessuali possano avere gli stessi diritti che il codice civile attribuisce al matrimonio eterosessuale. La stragrande maggioranza di queste persone ha manifestato perché credeva nella famiglia, e lo ha fatto senza polemiche e civilmente, come era nei suoi diritti. Ma c'era una parte della piazza che esibi-va striscioni, cartelli, magliette contro i Dico. E tutto questo si è trasformato in uno strumento di pressione, complici soprattutto i vescovi (non tutti, per fortuna), che ora genera un clima nel paese su cui sarebbe opportuno riflettere, perché è un clima ambiguo con qualche esito problematico. Proprio in questi giorni infatti la cronaca segnala ripetuti episodi di intolleranza nei confronti degli omosessuali.

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mercoledì, 16 maggio 2007

di Roberto Cotroneo da L'Unità del 13 maggio 2007

Un popolo contro. Ma nessuno ha mai aperto le ostilità

Da oggi, dal giorno dopo il Family Day, tutto il centrodestra dirà che è stata una manifestazione gioiosa, della maggioranza silenziosa, di gente normale che è andata in piazza per ribadire l’importanza della famiglia. Da oggi sentiremo uno sdilinquirsi di elogi e di retorica su quelle settecentomila persone scese in piazza, con una temperatura proibitiva, sotto un sole che sembra agosto anche se è ancora maggio, tutti a esibire i figlioletti per mano, con le carrozzine, rossi come dei peperoni, disidratati, mal protetti da una folla e da un caldo insopportabile. Accanto a me corre una ragazza della vigilanza con una sedia, mi urta e si scusa: c’è un bambino che si sente male.
Non sarà stato soltanto uno. Per non dire degli anziani: attraversano arrancando via La Spezia, in una fila indiana lenta come un esercito in disfatta. Tutti assieme, chi non l'ombrellino, chi con un cappellino: "Abbiamo fatto presenza no?", dice una anziana alla sua amica, le gambe pesanti, il reticolo delle vene gonfie sui polpacci, "ora possiamo andare". Ma erano le 15 e 11 minuti, e tutto doveva ancora iniziare o quasi.

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mercoledì, 16 maggio 2007

di ROBERTO COTRONEO, da L'Unità dell'11 maggio 2007

E adesso? Adesso che il Tribunale del Riesame di Roma ha accolto il ricorso nell’inchiesta per i presunti casi di pedofilia nella scuola materna di Rignano Flaminio e ha scarcerato cinque dei sei arrestati alla fine dello scorso aprile (la posizione del sesto verrà esaminata il 15 maggio)? Adesso cosa succederà? Quali danni tremendi sono stati fatti? Ma soprattutto che inchiesta è mai questa? Sono domande che pesano come dei macigni. Per un motivo fondamentale. Il genere di accuse è terribile: abusi sessuali su bambini di poco più di quattro anni. Abuso perpetuato nel tempo da educatori e complici.

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sabato, 12 maggio 2007
Ricevo ora un sms: pare che questa mattina, ore 7.30 circa, l'esercito (!!!) si entrato nel presidio di Serre (nel Salernitano, dove stanno cercando di impedire che una discarica venga messa all'interno di un parco del wwf). Ci sono feriti.
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martedì, 08 maggio 2007

Non è il tetto che sgocciola

Né le zanzare che ronzano

Né la cella sordida, umida

Non è la serratura che scatta

Quando il secondino ti rinchiude

Non è la razione miserabile

Indegna di bestia o uomo

Nemmeno il vuoto del giorno

Che affonda nel nulla della notte

Non è

Non è

Non è.

È la bugia martellataci

Nelle orecchie da generazioni

È la furia omicida della gente

Che esegue duri ordini disastrosi

In cambio di un pasto schifoso al giorno

Il magistrato che registra agli atti

Una condanna che sa immeritata

La rovina morale

L’insipienza mentale

La carne dei dittatori

Codardia vestita da obbedienza

In agguato nelle nostre anime denigrate

È la paura che inzuppa i calzoni

Che non osiamo lavare

È questo

È questo

È questo

Caro amico, che trasforma il nostro mondo

Libero

In una squallida prigione.

KEN SARO WIVA

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categoria:poesia, un mondo senza voce
domenica, 06 maggio 2007

di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 29 aprile 2007

Il filosofo Umberto Galimberti sui fatti di Rignano e sul fenomeno della pedofilia: «È venuta a galla
da un grande silenzio. Adesso si sa, e sembra gigantesco. Non è un esercizio di sessualità, ma di potenza»

Inquietudine è la parola giusta. Una inquietudine che si alterna all’orrore. E un orrore che non si riesce a sopportare. Il caso, ancora tutto da risolvere e da chiarire, di Rignano Flaminio, e delle presunte molestie e violenze ai bambini dell’asilo da parte di maestre e altri complici, riapre un argomento che negli ultimi anni si è rivelato costante e sempre più preoccupante: la pedofilia, e soprattutto il dilagare della pedofilia. Complici i nuovi strumenti di comunicazione come la rete internet, complice la possibilità di scambiarsi e commerciare in video e foto pedo-pornografiche, complice una società che tende a rimuovere e a nascondere, per paura e per sgomento. Perché, e cosa sta accadendo? È vero che la pedofilia sta diventando un male troppo diffuso? Cosa ha portato a questo? E cosa si può fare per contrastare un crimine così odioso? Ne parliamo con Umberto Galimberti, che ha una lettura del fenomeno di due tipi. Da filosofo e da psicoanalista.

Umberto Galimberti, partiamo dalla domanda più semplice. Secondo te c'è un aumento della pedofilia? «Intanto diciamo una prima cosa: la pedofilia è venuta a galla da un grande silenzio. Prima non si sapeva niente, e adesso si comincia a sapere qualcosa. Quindi non possiamo fare un termine di paragone. Questa è un'epoca di estrema attenzione verso i bambini, c'è quasi una sorta di sovraesposizione. E ogni volta che in una società un elemento è al centro dell'attenzione attrae le pulsioni peggiori».

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