Marie gironzola nella mia casa. Esplora ogni angolo come se fosse un gatto curioso. Cerca qualcosa, insegue un odore, non lo so. Sfiora i muri come se avesse la coda. E non mi parla. Mi guarda con quegli occhi lucidi e brillanti che sembrano aspettarsi da me delle risposte che non saprei. Eppure non chiedono nulla. Attendono. E io non so comprendere. Cosa ci fa questa ragazza in casa mia? Mi piace, è di bell’aspetto, la guardo camminare come uno spirito, come una cosa inconsistente, tanto è leggera e non fa rumore. Non porta mai le scarpe, e non toglie i calzini se non per infilarsi nel letto. Nel mio letto. Con me.
Marie non dorme normalmente. Forse pensa che dormire è una perdita di tempo. Può restare sveglia per ore, a osservare la notte dalla finestra. Quando me ne accorgo, la ignoro, ma non smetto di spiarla finché rimane nella stanza. Il mattino presto.. ci sono giorni che posso non trovarla più. Esce e non so dove va, cosa fa, chi incontra. Ma ritorna sempre. A volte la trovo per caso e appena mi vede lei mi abbraccia, come se avesse giocato a nascondino con suo padre. E non mi parla. Non mi parla.
Quando le ho chiesto se le sarebbe piaciuto un vestito nuovo, si è illuminata. L’ho portata con me dal fornitore, le ho fatto scegliere la stoffa. Morbida e leggera, color rosso corallo. Poi a casa le ho fatto vedere i modelli. Ha scelto quello corto, fasciato al sottoseno, con la manica appena accennata. Le starà una meraviglia. Le piace guardarmi, mentre lavoro. Quando tocco le stoffe, delicatamente, e disegno col gesso le linee, e taglio, e passo alla macchina. Mi fissa senza attenzione, come se in quel momento fossero altri i suoi pensieri. A volte si muove intorno, col suo solito passo, e viene ad abbracciarmi, da dietro, appoggiando la testa sulla mia schiena.
Quando ho voglia di lei, anche lei ha voglia di me. Marie è così, è come la prendi. E io l’ho presa, un sacco di volte. E le parlo tantissimo, quando la stringo e la faccio mia. Le racconto storie di me e di lei che non esistono, ma esistono per noi. Le racconto cosa sogno di lei quando la sogno, le racconto di me che ho bisogno di lei fino a dover respirare del suo fiato, dell’aria che lei respira. Com’è possibile questo? L’amore può spingersi fino al punto di mischiare tutto, come i fiati, di non distinguere cosa sono io e cosa lei? E che significa essere uno la memoria dell’altro? Se Marie sparisse, fino a quando potrò ricordarmi di lei?
Credo che il mistero di due persone sia in una delle due per l'altro. Credo che il mistero sia Marie. Non mi spiego perché questa ragazza, questa donna, che amo, mi riempia le giornate, la vita. Quando sparisce, voglio ignorare il fatto che sia sparita, e aspetto il suo ritorno come qualcosa di inevitabile, come qualcosa che deve essere così e così sarà sempre. Lei va e lei torna. Ed è sempre mia, qualsiasi cosa faccia, ovunque si trovi senza di me. La sogno spesso, quando è assente. Sogno che mi uccide. E sogno che mi parla.
...
Marie è sparita. Sono mattine che non la trovo più gironzolare nella mia casa. La notte mi dice che doveva farlo perché io non potevo vivere con un fantasma. Io la imploro, sembro un bambino che vuole la mamma, ma la mamma non c’è e bere il latte dal cartoccio non è bello come succhiarlo dal suo seno.
Il tempo fa miracoli, e le vite sospese si affollano nella mente fino a diventare una nebbia che dissolve tutto, i corpi, i volti, le parole. Era una vita sospesa la mia. E quella di Marie. Non so ricordarmi di lei. Ogni tanto, quando sogno, vedo due occhi lucidi brillare nella notte, come quelli di un gatto che non ho mai avuto.