di ROBERTO COTRONEO, daL'UNITA' del 31 ogsot 2007
Ma allora davvero non è tutto perduto. Non è vero che il fotografo Corona è diventato un idolo, un simbolo, un modello per una gioventù italiana senza un briciolo di buon senso. Non è vero che il fotografo dagli occhiali scuri come fanali, sotto inchiesta a Potenza per presunti ricatti ai vip, è diventato un eroe popolare. Proprio dalle parti di Potenza, a Venosa, città che ha dato i natali al poeta Orazio, il bravo Corona si è preso nell’ordine: fischi, disapprovazione e persino un cospicuo numero di pomodori da un pubblico di giovani che non lo gradiva. I ragazzi di Venosa, insomma, hanno fatto quello che ognuno di noi avrebbe voluto fare all'apparire, in qualunque manifestazione pubblica, del fotografo Corona. Il quale deve essere ancora giudicato dalla giustizia italiana, e naturalmente fino a questo momento è innocente riguardo ai reati che gli vengono contestati. Ma è colpevole per molte altre cose che non hanno a che fare con giudizi penali e civili. È colpevole di una volgarità come raramente se ne sono viste in giro, è colpevole di comunicare modelli e valori che non sono nulla, è colpevole di aver persino scritto un libro con la sua storia. È colpevole di un'arroganza che infastidisce e indispone.









