![]()
"Chiedi e ti sarà dato,
cerca e troverai,
bussa e ti sarà aperto.
Perché colui che chiede riceve,
e colui che cerca trova,
e a colui che bussa verrà aperto."
BUON NATALE
Friends' Unofficial Site
![]()
"Chiedi e ti sarà dato,
cerca e troverai,
bussa e ti sarà aperto.
Perché colui che chiede riceve,
e colui che cerca trova,
e a colui che bussa verrà aperto."
BUON NATALE
di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 18 dicembre 2007
Le dimissioni a sorpresa del generale Speciale hanno lasciato uno strascico davvero interessante. Dei fogli, meglio, dei documenti della Guardia di Finanza. Il frontespizio recita: «Comando generale della Guardia di Finanza. III Reparto Operativo». E riguarda «l’Accesso a bordo dei mezzi aerei del corpo di membri del Governo». I fogli sono 41, e vanno dal 2001 all’ottobre di quest’anno. Riguardano i membri del governo del centrodestra e quelli del governo del centrosinistra. E il traffico è notevole. In questo Paese triste, come lo ha definito il New York Times, in questo Paese dove è piuttosto faticoso trovare una buona strada per andare avanti, il traffico aereo e marittimo è assai vivo, attivo, e persino allegro, va detto. Perché non basta più ormai avere l’auto blu. Come una sorta di dipendenza da potere sempre più vertiginosa, si passa a due auto blu, poi a tre auto blu. Poi all’elicottero blu, poi alla motovedetta blu, poi al motoscafo blu, e infine all’aereo blu.
di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 19 dicembre 2007
Se la considerassimo una gaffe, faremmo un errore di sottovalutazione. Se dicessimo che è stato un errore politico probabilmente capiremmo molto poco di quello che è accaduto ieri a Roma, in consiglio comunale, con la bocciatura del «Registro delle unioni civili» già istituito in varie altre città, come Padova, Ancona, o Bari. Perché Roma è la città amministrata dal segretario del Partito Democratico. Perché Roma dovrebbe essere il modello di un Paese che cambia. E invece ha ragione chi dice che quarant’anni fa eravamo più laici e più civili. La Chiesa faceva la sue debite pressioni, lo Stato laico si comportava da Stato laico. Punto. Dunque sì al divorzio, dunque sì alla legge sull’aborto. Sembrava un cataclisma, ed era solo un po’ di modernità e di civiltà, che non ha prodotto cataclismi. Tutt’altro. E adesso?
di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 7 dicembre 2007
In poche ore nei telegiornali non era più neppure la prima notizia.
E anche in molti siti web di informazione, era scesa di importanza. Sovrastata dalla fuga del finanziere Coppola o dal pacco bomba di Parigi.
Eppure ieri notte è accaduto qualcosa di tremendo, drammatico e intollerabile.
Un operaio di una acciaieria è morto bruciato vivo dall’olio che ha preso fuoco, e altri sei hanno ustioni in tutto il corpo.
Alcuni di loro hanno poche probabilità di salvarsi.
Eppure ieri notte gli operai della ThyssenKrupp, che fa parte del gruppo Terni, quando hanno visto svilupparsi l’incendio hanno messo mano agli estintori, ma gli estintori non erano stati ricaricati, ed erano semivuoti. Eppure bisognerà chiedersi se i parametri di sicurezza per questi lavoratori erano stati rispettati, come anche il controllo delle ore consecutive di lavoro, in situazioni così a rischio. Eppure i morti sul lavoro sono una vergogna atroce di questo paese, una vergogna persino maggiore degli ultras, una vergogna maggiore degli sporadici - per quanto gravi - episodi di violenza nelle città. Una vergogna non strumentalizzabile da ideologie e partiti che amano soltanto fare demagogia.
di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 4 dicembre 2007
Titolo del pezzo: «Salvati con il preservativo: l’enciclica di Livia». Livia sarebbe il ministro Livia Turco. Testata: Il Foglio. Firma: l’elefantino di Giuliano Ferrara. Per quasi tutto il testo pensi che stia scherzando, che utilizzi un artificio retorico, ma invece non è così, l’articolo dice sul serio. Tutto parte probabilmente da un’antipatia, elevata a potenza: quella verso Livia Turco, e verso Francesca Archibugi, che ha girato uno spot per la prevenzione dall’Aids. La Archibugi usa per la prima volta la parola preservativo. E a Ferrara questa cosa non va giù. Forse non è andata giù neppure alle gerarchie cattoliche alle quali Ferrara guarda con laico e appassionatissimo interesse. Certo, si doveva trovare un modo elegante, wildiano, krausiano, nicciano, e oserei dire persino marinettiano per contestare tutto questo. Ne esce un articolo che ha qualcosa di veramente irresponsabile, per almeno due aspetti.
di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 30 novembre 2007
Fare il tassinaro è un lavoro diverso che fare il tassista. Il tassinaro è un tipo di tassista che c’è solo a Roma, e non tutti i tassisti romani sono tassinari. Mentre altrove, a Milano, a Torino, come a Parigi o a Madrid, sono soltanto tassisti. Solo cercando di capire come è fatto il tassinaro a Roma ci si può spiegare con qualche attendibilità il perché di quanto successo nella capitale ieri. Con una città bloccata, un delirio di traffico, una protesta non concordata e non autorizzata (i taxi sono auto pubbliche), minacce velate ed esplicite, emotività a mille.
di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 25 novembre 2007
Ieri mattina la strada che da Novi Ligure porta al paesino della provincia di Alessandria che si chiama Cassano Spinola doveva essere ancora più tranquilla del solito. Una strada dritta, meno di tre chilometri, piatta, spesso avvolta da una nebbia che soprattutto a novembre da quelle parti è fitta. Su quella strada abitava il maresciallo capo dell'esercito Daniele Paladini: in una villetta a due piani, come se ne vedono tantissime da quelle parti. Con un bel po' di terreno annesso. Un posto tranquillo che a Novi Ligure pensano sia già campagna. Perché in posti come quelli le periferie non esistono. Tutto è periferia e niente è periferia.
di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 23 novembre 2007
Siamo passati dal gollismo al gallismo. Perché quello che sta accadendo in queste ore e negli ultimi giorni tra Fini e Berlusconi ha tutta l’aria di uno scontro che non è politico, ma innanzi tutto caratteriale e persino emotivo: sfoghi, battute, frecciate, sbotti, ire funeste schermate da porte chiuse, dichiarazioni ad agenzie di stampa filtrate ma non troppo, apparizioni televisive dove più che le parole contano il tono della voce e la tensione dei muscoli facciali. La lite Fini-Berlusconi sta tutta qui, nell’idea che la politica sia quanto di più maschio possa esserci, sia volontà di potere e di potenza, e disfida a braccio di ferro.
Contano poco i progetti di una nuova casa dei moderati, contano niente gli elettori, i sostenitori, i tesserati, i simpatizzanti. Contano ancora meno i vecchi distinguo e i vecchi bizantismi dell’antica politica. Quella dei partiti di un tempo, dove il confronto duro era tutto tra una parentesi di un discorso e un punto e virgola.