mercoledì, 30 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 28 gennaio 2008

Li vedi sfilare, dopo che sono usciti dall'incontro con il Presidente della Repubblica. Appartengono a partiti piccoli e a partiti grandi. Hanno le facce scure di circostanza. Bisogna dare un governo al paese e andare subito a nuove elezioni. La situazione è serissima, preoccupante.
C'è bisogno di un governo tecnico che cambi questa legge elettorale. C'è chi è in buona fede, e chi non lo è per niente, e questo lo sappiamo. Ma intanto fuori dal palazzo non cambia nulla, la casta, le corruzioni, gli scandali sempre quelli sono. Ci sono voluti giorni prima che Cuffaro si dimettesse. E persino l'intervento del presidente di Confindustria, esasperato di combattere contro il pizzo in Sicilia, contro l'illegalità, con l'esempio di un governatore condannato e interdetto dai pubblici uffici a vita.
E mentre Gianni De Gennaro cerca di raccapezzarsi nella montagna di rifiuti in Campania che fanno da quelle parti? Cercano una soluzione? Riflettono sui mali di un paese allo sbando? No, figuriamoci, chiedono a san Gennaro il miracolo. Non è una barzelletta. È la verità. Si tratta di capire, con tutto il rispetto per il santo, se il miracolo cancellerebbe tutta l'immondizia. Ma soprattutto in che modo: sciogliendola? polverizzandola? trasformandola in oro? La terza ipotesi sarebbe auspicabile.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 25 gennaio 2008

I “pianisti”, gli stenografi che al Senato come alla Camera sono incaricati di trascrivere ogni parola che viene detta in aula, dovrebbero saperlo che stanno mettendo su pagina il miglior teatro dell’assurdo, dalla «Cantatrice calva» di Ionesco a oggi. Peccato che, dopo anni di becerate berlusconiche, l’italiano medio può aver dimenticato chi sia mai stato Eugene Ionesco, e cosa sia mai il teatro dell’assurdo. Ma per farsene un’idea ci voleva poco. Bastava guardare quel palcoscenico che era l'aula del Senato per avere chiaro cosa stesse accadendo. Il totale «non senso» di una parte della classe politica senza un benché minimo senso di responsabilità. Ma anche senza il benché minimo senso del ridicolo.
Ora tralasciamo la scenata agghiacciante del senatore dell'Udeur Barbato, trattenuto dai commessi a stento, che si saranno anche dovuti pulire il palmo della mano dallo sputo trattenuto del Barbato. Pazienza e solidarietà per il povero Cusumano che sviene sullo scranno, con richiesta urgente di defibrillatore.
Ma dopo tutto questo ci siamo dovuti sorbire Clemente Mastella che anziché parlare cosa fa? Tira fuori un foglietto con una poesia di Neruda, tradotta naturalmente, mica in originale. Neruda, dico. E, come avrebbe detto Antonio Di Pietro, che con Mastella ha un conto apertissimo da sempre: «che ci azzecca Neruda con Mastella?».

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mercoledì, 30 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 23 gennaio 2008

C’è un punto in cui non serve più raccontare aneddoti e fare ritratti colorati, un punto in cui non serve a niente fare i dietrologi e mettere sul piatto ipotesi sul perché siamo arrivati a una crisi di governo che si annuncia come la più drammatica degli ultimi decenni. C’è un punto in cui ci si ferma e si guarda in faccia la realtà. E mai come questa volta la realtà ha una faccia ben precisa: un po’ larga, con i capelli neri pettinati in modo composto, con degli occhi non troppo espressivi, scuri, con uno sguardo un po’ astuto e un po’ sperduto. È la faccia di Clemente Mastella, nato a Ceppaloni, provincia di Benevento, il 5 febbraio 1947. Professione giornalista Rai, in aspettativa, leader di un partito politico denominato Popolari Udeur, che alle ultime consultazioni elettorali ha raggiunto un modestissimo risultato. Ovvero: 534 mila voti alla Camera dei Deputati, e 477 mila voti al Senato della Repubblica. Ovvero esattamente l’1,4 per cento dei voti complessivi.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 15 gennaio 2008

Il sospetto c’è, e non è di quei sospetti che danno grande sollievo. Nel senso che questo invito dell'Università La Sapienza di Roma perché il Papa inauguri l'anno accademico assomiglia più a una gaffe piuttosto che a una scelta etica e religiosa. E i docenti di fisica dovrebbero sorriderne piuttosto che agitarsi più di tanto. La gaffe è semplice: non si invita un Pontefice a inaugurare un anno accademico universitario. Nessuno di solito lo fa, e non ha alcun senso. Non si invita un Pontefice a inaugurare un anno accademico perché il Papa è un capo di Stato, ed è la massima autorità della Chiesa cattolica. Come non si invita Benedetto XVI non si invita il Dalai Lama, e non si invita il Rabbino capo di Roma. Il pontefice può far visita all’università di Roma, ma l’inaugurazione di un anno accademico è un evento laico, scientifico e intel-lettuale. E il papa non è un intellettuale, è un papa, che è cosa assai diversa.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 13 gennaio 2008

La domanda è forse una sola, e vale la pena di farsela. Si può dire che il vecchio Partito comunista italiano era più compatibile e più vicino al Vaticano e alla Chiesa, rispetto al Partito Democratico oggi? O facciamoci la domanda in un altro modo ancora. Eccola: le gerarchie vaticane si fidavano più dei comunisti che dei nuovi dirigenti del Pd?
Dopo quello che è accaduto in questi giorni, con le parole che Benedetto XVI avrebbe rivolto a Veltroni, Marrazzo e Gasbarra, poi riportate dai giornali, poi smentite, con la frase davvero curiosa che «le parole del papa sono state strumentalizzate» (ma si può strumentalizzare uno che parla ex cathedra?) sembrerebbe di sì.

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lunedì, 07 gennaio 2008

di ROBERTO COTRONEO, da L'UNITA' del 6 gennaio 2008

Nella metà degli anni Sessanta, precisamente nel 1964, Umberto Eco pubblicò una raccolta di saggi che si intitolava Apocalittici e integrati. Il titolo ebbe grande fortuna, e rimase, negli anni, un modo di dire: sei apocalittico o sei integrato? Sei un predicatore che vede ovunque i segnali della fine del mondo, della purificazione? Un mistico pronto a trascinare con sé folle di invasati oppure un integrato, uno che del mondo ha accettato tutto, e sa approfittare delle situazioni. Uno che conosce le debolezze del sistema e le sfrutta a suo vantaggio. Da un lato il visionario sradicato, il disadattato intellettuale che vede talvolta più lontano degli altri, dall’altro il suo opposto: l’integrato che sa adattarsi oltre ogni buon senso, e sa farsi ascoltare, convincere, e soprattutto vincere. Negli anni Settanta gli apocalittici erano più simpatici degli integrati, negli anni ottanta e novanta è avvenuto il contrario. Ma nessuno prima d’ora ha mai pensato che le due categorie potes-sero coesistere in una stessa persona, essendo antitetiche. Finché non è arrivato il Giulian-contrario, ovvero Giuliano Ferrara, il direttore del Foglio, il consigliere fidato di Silvio Berlusconi, l’uomo che era comunista, e poi era socialista, e poi era di Forza Italia, l’uomo che era marxista, laico, liberale, socialista, ed ora non lo si può che definire papista e ratzingeriano. L’uomo che ha avuto un ruolo di primo piano nel Pci operaista, nel Pci della Fiat nella grigia Torino degli anni Settanta, e che ora dice che la legge 194 va ridiscussa e rivista.

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mercoledì, 02 gennaio 2008

non riesco a dormire.
posso parlare un po' con la notte.
no, non è una domanda.
non ho sbagliato a mettere il punto fermo.
che notte bellissima.
il fumo grigio della mia chesterfield
sembra polvere magica
che si sparge nel cielo.
annebbia le stelle
e le fa sembrare più preziose,
come l'effetto vedo non vedo
di certi vestimenti da donna.
che freddo. fa sentire liberi.
le mie dita sono gelate.
che silenzio c'è.
chissà chi è libero come me a quest'ora.
chissà quanti stanno amando questa notte.
non c'è separazione definitiva
finchè esiste il ricordo.
non passa nessuno.
ho la strada di fronte a me.
il cancello di ferro è rimasto aperto.
entra. vieni. sono qui.
dietro la nebbia di fumo.
come una cosa preziosa
che si intravede.
come un seno pieno di latte.
uno scrigno pieno di tesori.
oh si. amami notte,
apri le nebbie e raggiungimi.
sfiatami addosso
è un mistero fatto di vento
è un velo scuro
ma solo un velo.
e la pelle è chiara. tu la vedi.
non posso dormire
perchè il mio cuore è inquieto.
raggiungimi e calmami.
dammi la pace.
notte, notte bellissima.
guardami tutta come sono.
lavami la verità di questo mondo.
rapiscimi l'anima e portala in giro.
falla cavalcare i deserti
dei tuoi luoghi
fatti di relitti di sogni
di morte speranze
e false illusioni.
falla gioire nel trasformarli
in carne e sangue.
falle toccare i morti viventi.
conducila là dove
un'altra notte è più scura
e più deserta la terra.
là dove un'altro velo scuro
sembra cemento
e non lo è.
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