lunedì, 31 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 31 marzo 2008

Talvolta è dalle strade in cui si abita che capisci dei mondi. E che capisci una certa Italia. È da quelle vie, e poi da quelle case che si affacciano su quelle vie che hai le sensazione di un Paese che lentamente perde di identità, diventa qualcosa d’altro, e persino rischia di imbarbarirsi. Paolo Sylos Labini, economista, saggista, ma soprattutto appassionato testimone della civiltà di un Paese, scomparso nel dicembre del 2005, abitava in via Capodistria, a Roma. È una via stretta, di belle case degli anni Venti e Trenta, che si affaccia su via Nomentana e, dall’altra parte, su un dedalo di strade che trasformano quel quartiere in qualcosa di più di un quartiere residenziale. In una sorta di isola civile, discreta. Attorno case e abitazioni di professori e intellettuali come lui. Pochi negozi, qualche piccolo bar. Se torno a quel ricordo è perché negli ultimi tempi mi sono chiesto cosa avrebbe potuto dirci un uomo come lui di questa campagna elettorale, ma soprattutto di una prospettiva a cui non riusciamo proprio ad abituarci: l’idea che torni a governare Berlusconi, con le schiere leghiste, con quelli di An, e forse persino con l’estrema destra. Perché per ora i sondaggi, per quanto in progress, e sempre più ottimistici per la sinistra, dicono ancora questo.

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lunedì, 31 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 30 marzo 2008

Questa campagna elettorale sarà ricordata per molti motivi. Non ultimo che è stata la campagna elettorale dei manifesti ritoccati. La prima dove i programmi di ritocco foto dei computer hanno svolto un ruolo di ironia, scherzo, spesso scherno, e in un certo senso hanno dato voce in modo originale, diverso e acuto al dissenso e alla satira. Da ormai quasi un mese infatti la rete di internet è piena di manifesti politici che hanno qualche dettaglio diverso dagli originali: negli slogan elettorali, nelle immagini dei leader, nel lettering dei testi. Molti di questi sono degni di copywriter, altri sono forse un po' più semplici e banali. Ma tutti dicono qualcosa. Dicono innanzitutto che quel distacco dalla politica che pensavamo ci fosse in realtà se è un distacco, si tratta di un ironico distacco.

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sabato, 29 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 18 marzo 2008

Proprio nel giorno in cui il presidente Giorgio Napolitano dice, attraverso un’intervista a un quotidiano del Cile: "Sono convinto che la politica possa recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella vita del Paese e nella coscienza dei cittadini, quanto più rifugga da esasperazioni e immeschinimenti". Daniela Santanchè sa dare la sua risposta in nome della tolleranza e dell’intelligenza e dichiara: "Ridare l’Italia agli italiani. Se gli italiani vogliono continuare a essere uomini liberi e non vogliono chiedere il permesso di fare il presepe o cantare le canzoni di Natale e se vogliono continuare a essere liberi cacciando a pedate nel sedere i clandestini e gli irregolari, allora devono votare La Destra". Quindi per le pedate nel sedere e il ritornello di "Bianco Natale" siamo più tranquilli, ci sarà tutela per tutti e ringraziamo la Santanchè del gentile interessamento. Riguardo al Presepe, la vicenda è controversa. Quella è tutta una storia di Re Magi, falegnami, buoi e asinelli. Tutto rigorosamente in terra straniera. Con coppie che vivono abusivamente in una grotta, e pastorelli immigrati e dalla pelle scura. Non è che poi finisce che la Santanché prende a pedate pure quelli?

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martedì, 25 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 25 marzo 2008

Qualche giorno fa è uscito uno studio dell'università di Chieti dove si faceva il check up dello stato psicologico dell'elettorato. Il check up diceva che questa è una campagna elettorale fatta di disillusione, rabbia, stanchezza ma anche ansia e depressione. Sintomi terribili, che se fossero veri potrebbero ripercuotersi in un astensionismo maggiore del solito. Però è vero che questa è una campagna elettorale che lascia un po' freddini. Sarà perché si vota a due anni dall'ultima volta, sarà perché si sono stancati un po' tutti di pulman, tir, autoarticolati, e chilometri e chilometri di strada per raggiungere gli elettori dove gli elettori decidono di stare. La vera novità di questa campagna, forse è in un programma per computer che si chiama Photoshop: e serve a elaborare fotografie e immagini. Lo usano i fotografi per abbellire le modelle, e i grafici nei giornali per migliorare le foto. Ora lo usano anche gli elettori per ritoccare i manifesti elettorali. Sono sempre di più, e su internet si trovano un po' dappertutto. Sono uno spaccato preciso, puntuale, di cosa pensa davvero il paese. Suggerisco, terminata la campagna elettorale, di farne una mostra, un libro, con una bella prefazione. Si capirebbero molte cose che nessun editoriale riuscirebbe a spiegare. Ma soprattutto aiuterebbe a superare la depressione post-elezioni che è sempre dietro l'angolo. E che può colpirci tutti.

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sabato, 22 marzo 2008

A U G U R I  !

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domenica, 16 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 16 marzo 2008

C’è un prima e c'è un dopo. E in mezzo una linea grigia. Un prima del rapimento e l'assassinio di Aldo Moro. Un prima del 16 marzo 1978. E un dopo il 9 maggio 1978. In questi tragici 55 giorni c'è una linea grigia, una linea d'ombra che si è allargata negli anni, un'ombra inquietante che ha avvolto un intero paese. Come fosse un prodigio irrisolto. Man mano che il caso Moro si allontanava dalle memorie e dalla cronaca, man mano che i processi dicevano sempre meno cose nuove, man mano che gli ex brigatisti e i protagonisti di quegli anni parlavano e raccontavano, accadeva qualcosa di strano, qualcosa di inverso da quello che doveva avvenire. Il caso Moro non entrava nelle pagine di storia, e perdeva l'immediatezza della cronaca. Per finire in un luogo indefinito che ha forse impedito il cambiamento di questo paese. Ha impedito che diventassimo qualcosa d'altro.

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domenica, 16 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 14 MARZO 2008

Però adesso basta. Basta assistere senza battere ciglio a battutisti vecchi e fuori luogo. Quello che è accaduto nella rubrica «Puntodivista» delTg2 ha qualcosa di inconcepibile, di spiazzante, di imbarazzante.Come le corna, come le bandane? No, peggio. Abbiamo discusso per tre giorni se fosse giusto che un fascista come Ciarrapico venisse candidato dal centro destra. Ci siamo indignati sul fascismo di un vecchio signore che ha sempre detto come la pensava. Hanno litigato su qualche cosa che era evidente e ovvio. Ma il fascista Ciarrapico non è nulla al confronto.

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martedì, 04 marzo 2008

L'Italia che non si desta..



"Tutte sciocchezze.

Io in
Italia

ci

_________________benissimo.."

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domenica, 02 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 2 marzo 2008

E ci mancava Grillo che commenta tutto, benedice liste, e parla come quelli del bar sport. O come diceva il suo concittadino Fabrizio De André: «a stramaledir le donne, il tempo ed il governo». Il tempo nel week end era quello che era. Sulle donne meglio tralasciare. Riguardo al governo Grillo ha molto da dire. Le elezioni «sono anticostituzionali e illegali», e l'Italia dovrà scegliere «tra lo "psiconano» e «topogigio». Che vada al potere l'uno o l'altro non cambia nulla. Stanno delirando, «sono dei settantenni che vogliono ancora il nucleare e che scambiano il progresso con la mobilità».
Ipse dixit. Notte dove tutte le vacche sono nere. Apocalittico e disintegrato. Qualunquista al cubo. Tutto si può dire.
Ma sostenere che le elezioni sono illegali e anticostituzionali come fossimo in qualche sperduta repubblica baltica è davvero troppo. Non so come si dica in genovese, ma a Roma usano un'espressione precisa per questo genere di esternazioni: «apre bocca e ci dà fiato».

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domenica, 02 marzo 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 2 marzo 2008

E se Clemente Mastella non fosse che una maschera tragica, un personaggio da romanzo russo dell'Ottocento, la maschera del potere quando non tiene più? Il contrario del paradosso di Giulio Andreotti: «Il potere logora chi non ce l'ha». Eppure lui il potere lo aveva, eccome. Ministro della Giustizia nel governo Prodi. Ministro importante con un partito che di fatto non esiste, e lo sapevano tutti. Miracolato da qualche decimo di punto percentuale che gli consentiva di essere ago di una bilancia. Ma la bilancia si è rotta, anzi l'ha rotta lui. Facendo cadere un governo come un tempo era buona tradizione di certi franchi tiratori dc. Ma erano altri tempi, quelli. I tempi di una politica che era tutto un misurare, comporre e disfare, matasse infinite di correnti e di riunioni, di frasi vuote. Di parole al vento, doroteismo vero.

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