venerdì, 25 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 25 aprile 2008

Se fossi Berlusconi resetterei tutto. Se questa volta, la vittoria del Cavaliere doveva essere più interlocutoria e pacata, più matura e disponibile a un dialogo, meno tinta dai «siete tutti comunisti», e amenità di questo genere, beh, allora forse la partenza sarebbe proprio da rifare. In pochissimi giorni dai risultati delle elezioni, con il governo neanche formato, e le Camere ancora da aprire, non ne ha fatta una giusta. Le prime le sappiamo. Il mitragliatore contro la giornalista russa che aveva fatto una domanda sulla vita privata di Putin, gli spettacoli del bagaglino in Sardegna. La micidiale “afflizione” per un governo che si annuncia degno del peggior manuale Cencelli,con le liti con la Lega iniziate con un tempismo sorprendente. E ora l'ultima, che non è affatto una piccola cosa e che purtroppo spiega moltissimo.

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mercoledì, 23 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 23 aprile 2008

E adesso cosa accadrà? Che la Lega diventa l’oggetto di maggiore fascinazione per buona parte degli intellettuali di sinistra, soprattutto quella ex Arcobaleno. Quelli che troveranno un modo per salire sul carro del vincitore, anche solo per poco, quel tanto che basta per capire come è, e poi scendere. Adesso che la Lega ha preso un voto su tre in Veneto, ha raggiunto l’8 per cento nazionale, è l’ago della bilancia per il futuro Governo Berlusconi, si comincia a dire: se hanno tanto successo qualche motivo ci sarà. Perché la Lega Nord mica è un partito di élite, mica è un partito di gente che se ne sta a Roma a perdere tempo. E no che non è così, la Lega la votano a Sesto San Giovanni, e la votano a Porto Marghera, la votano al posto della Sinistra Arcobaleno, e la votano quelli del sindacato, e cominciano a votarla pure in Emilia e in Toscana, feudi rossi, di efficienza di sinistra. E perché anche lì?

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domenica, 20 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 18 aprile 2008

Vladimir Luxuria è stata la prima transgender in parlamento in Italia, candidata e poi eletta alla Camera nelle liste di Rifondazione. Ha lavorato sui temi dei diritti civili, sui Dico, sui diritti delle minoranze, con discrezione e intelligenza. Al punto da essere stimata anche da molti esponenti dello schieramento opposto. A parte le polemiche spicciole con una Elisabetta Gardini che a Montecitorio voleva andasse nel bagno degli uomini anziché in quello delle donne, probabilmente l’ideologa di «Muccassassina» è risultata una delle sorprese positive della scorsa legislatura. Ora anche lei è fuori dal Parlamento.
Il risultato della sinistra Arcobaleno è stato il più clamoroso di queste politiche. Davvero per tutta la campagna elettorale non avete avuto la sensazione che qualcosa non andasse?
«Guardi, io ero candidata in Sicilia, per la Camera. La mia campagna elettorale è stata coinvolgente. Anche nei piccoli paesi dell’entroterra siciliano. Eppure che qualcosa non andasse l’ho scoperto un giorno che mi trovavo a Portella della Ginestra. Lì ho incontrato un anziano militante, che era stato testimone della strage. Mi ha chiamato da parte e mi ha detto, scusandosi: "Io voterò Pd, perché devo dare il mio voto in una direzione utile. Dobbiamo battere Berlusconi"».
Morale della storia?
«Che quel vecchio militante ha sacrificato il suo voto per questo».

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domenica, 20 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 17 aprile 2008

Ma diciamolo, anche Silvio Berlusconi è arrivato quasi a non sopportarli più. Gli specialisti della lusinga perpetua, quelli che fanno domande che devi risentirle tre volte per convincerti di quello che hai davvero sentito. È vero che questo è un Paese, come diceva Ennio Flaiano, che corre in soccorso - sempre - del vincitore. Ma quando è troppo è troppo. E Berlusconi lo sa bene.
A cominciare dalla conferenza stampa dell’altro giorno, quando una collega, alzandosi, come fosse Alice nel paese delle meraviglie, gli ha domandato: «Presidente, ma perché la amano tanto?». Berlusconi davvero non sapeva che rispondere e un po’ si è persino vergognato.
Ha biascicato qualcosa, si è arrampicato su qualche specchio, ma non è uscito dall’empasse. E c’è da capirlo. Da ieri ha vinto lui, e da ieri, soprattutto i giornali a lui vicini hanno stappato le bottiglie. E questo va benissimo. Ma i botti sono troppi, e altro che odore di santità. Ancora di più.

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domenica, 20 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 16 aprile 2008

In qualche modo bisognerà farcela. Da qualche parte una possibilità c’è. Per tutti quelli che martedì 15 aprile, come in un romanzo di Kafka, si sono svegliati, e si sono accorti, in un momento, che da ieri, l’Italia sarà di nuovo berlusconiana c’è bisogno di una terapia di sostegno, di un appoggio, di una ragione. Molti vagano increduli, altri sfogliano nervosamente vecchi giornali per ricordarsi com’era solo due anni fa, altri ancora credono che con questa maggioranza “stabile” nessuno ce la farà, perché gli anni potrebbero essere cinque, non uno di meno, e si dovrebbe camminare nella valle del regno di Berlusconi fino al 2013.

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martedì, 15 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 15 aprile 2008

Questa volta sembrava ci fosse uno scollamento, una diversità dal passato ancora più marcata. Questa volta, i programmi con gli exit poll del voto, e poi le prime proiezioni, sembravano una copia sbiadita di quelli di un tempo. Sarà perché i politici invitati non si fidano più come un tempo. Sarà che ormai i leader non parlano neppure sotto tortura, e soprattutto lo fanno aspettando anche l’ultima sezione da scrutinare, sarà che nessuno ha più voglia di pensarsi un leader, vista l’aria, ma ora non funziona più quel vecchio modello di liti, polemiche, battute e avanspettacolo da elezioni.
Ieri, nonostante i primi dati dimostrassero ancora una volta che di exit poll non se può davvero più, nessuno si è scomposto, nessuno ha esultato, nessuno ha cercato di falsificare la realtà. Tutti pacati.
A cominciare dalla seconda rete Rai dove c’era un Clemente Mastella in veste di editorialista quasi stupefacente. Sembrava uno che la politica la guarda da lontano da sempre, non uno che ha fatto il ministro fino a poco tempo fa, che ha guidato un partito che ci ha portato a queste elezioni anticipate, che ha fatto cadere un governo, che sta in politica da anni.

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domenica, 13 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 13 aprile 2008

Chi è che diceva che la realtà supera spesso la fantasia? Solita frase, banale, un po’ luogo comune, sentita troppe volte per non considerarla poco più che un modo di dire. Solo che in questa campagna elettorale il vecchio detto si è rivelato prezioso, per nulla banale, e perfettamente calzante. Sono un po’ di giorni, che per obblighi di legge, chiamiamoli così, sfilano in programmi di solito riservati a big e importanti uomini della politica, gente mai vista. Che beneficia di inquadrature, tempi, spazi, identici a quelli di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Appaiono nello zapping come qualcosa di imprevisto, come un aborigeno nel boschetto vicino casa, dove al massimo pensavi di trovare qualche fagiano, o un paio di lepri. Gli aborigeni, con tutto il rispetto, s’intende, erano intervistati l’altro ieri sera, in chiusura di campagna elettorale, da un Bruno Vespa, contrito, e decisamente serio. Ma probabilmente stupefatto dal ritrovamento antropologico che gli era capitato. La stessa sensazione che deve aver avuto Enrico Mentana, quando, esattamente una settimana prima, aveva dovuto far sfilare gli stessi aborigeni, con tutto il rispetto s’intende, di cui parliamo.

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domenica, 06 aprile 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 4 aprile 2008

Ci fosse Lucio Battisti, si potrebbe cantare: «Tu chiamale, se vuoi, elezioni». In un paese che ha di fronte immensi problemi, a cominciare dalla drammatica vicenda Alitalia, per proseguire con la difficoltà di dover tornare al voto dopo due anni, con una crisi di governo inaspettata e che non ha giovato al paese, con alcune riforme istituzionali fondamentali che nessuno è riuscito a fare. Insomma in una situazione politica difficile e instabile, dentro una crisi del paese, che non è solo economica, ma è anche morale. Con i precari, i giovani senza lavoro, le aziende in crisi, le emergenze rifiuti che sono delle bombe vere e proprie. E naturalmente la criminalità organizzata, sempre più incisiva e sommersa, e naturalmente l'ordine pubblico, e ancora la violenza e i morti negli stadi o per il tifo da stadio. Insomma, se proprio si doveva fare una campagna elettorale, che almeno fosse rigorosa. Invece spesso è un disastro. Negli ultimi giorni si è visto tutto, anche troppo.

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