di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 22 maggio 2008
Tutte le felicità si rassomigliano, ma ogni disgrazia ha un modo tutto suo per rivelarsi. Il delitto di Cogne è una disgrazia che non ha eguali nella storia delle cronache giudiziarie di questi anni. È qualcosa che va oltre ogni lettura normale e tragica dell'evento. È un romanzo di Simenon, ma di quei romanzi dove il grande scrittore dà il meglio di sé: nel racconto della disgrazia, nella capacità di entrare, fino in fondo, tra le pieghe dell'ambiguità, della malattia, dell'orrore. Persino i media, che hanno rovistato, cercato, amplificato, e spesso persino influenzato le indagini, alla fine non sono riusciti ad allontanare il caso Cogne dalla coscienza di un paese. E non sono riusciti a fare di quel dubbio, che ormai, dal punto di vista processuale è divenuto certezza, un elemento di dibattito, un’occasione per discutere su innocenza e colpevolezza. Come si faceva con i grandi e i vecchi delitti di un tempo, orribili, certo, drammatici, sconvolgenti, però mai quanto questo.
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