lunedì, 30 giugno 2008

Ieri e oggi siamo stati bombardati da una campagna mediatica dei poteri forti a favore della tav.

Qualche considerazione, da Valsusina, la debbo pur fare.

Quel documento condiviso dell'osservatorio non parla di progetti. Non contiene nemmeno la parola tav.

E' un documnto condiviso, scritto da persone dalle idee diversissime, che per mesi si sono confrontate per trovare una linea comune su di un argomento difficile.

Si tratta di linee orientative per chi prenderà decisioni.

E la questione non è più si tav o no tav. La questione è tunnel o non tunnel. Cioè interessi economici o politica trasportistica di buon senso.

I sindaci e i tecnici della mia valle, spingono per il buon senso. I politici di Roma cosa sceglieranno?

Se ne parla anche su La Torre di Babele.

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categoria:un mondo senza voce
domenica, 29 giugno 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 28 giugno 2008

Rilevanza penale: da accertare. Vero voyeurismo: certo. Eppure è tutto molto interessante per capire cosa succede in questo Paese. In pratica: visto che le hanno messe on line le telefonate di Saccà con Berlusconi, e poi con i produttori, con le attrici e con i consiglieri di amministrazione, tanto vale sentirle, come un tempo si leggeva un romanzo di Arbasino e si sfogliava una rivista di gossip. Con un certo imbarazzo, va detto.

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categoria:articoli di roberto cotroneo
venerdì, 27 giugno 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 25 giugno 2008

Alla fine tutto imploderà come il collasso di una stella. E i misteri d’Italia diventeranno uno soltanto: gigantesco, indicibile, totalizzante. Una sorta di totem italiano davanti al quale ammettere la nostra sconfitta di cittadini, di italiani e di uomini. E li rivedremo tutti, come in una apocalisse criminale e ambigua come in un girone dantesco delle vittime dei misteri: Salvatore Giuliano e Gaspare Pisciotta, Enrico Mattei e Wilma Montesi; ci sarà Michele Sindona, e poi Roberto Calvi, e Aldo Moro, e i morti di Bologna, e i morti di Piazza Fontana, e il commissario Calabresi. 

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categoria:articoli di roberto cotroneo
mercoledì, 18 giugno 2008

"il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita"

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categoria:storie vere
sabato, 14 giugno 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' dell'11 giugno 2008

Certo che no, certo che non si può dare la colpa a un intero Paese per una decina di mascalzoni, criminali e farabutti, e i termini sono assai moderati, che in una clinica di Milano hanno macellato ignare persone, operando, sventrando, e probabilmente in qualche caso uccidendo, per lucrare sul sistema sanitario nazionale, e farsi ricchi. Lo hanno fatto per denaro i medici assassini che hanno prolungato, hanno esasperato e provocato dolori, sofferenze e morte di povera gente che si affidava e si faceva assistere da loro. Certo che non si può generalizzare se poi a Verona, nel solito Veneto operoso e miracoloso del nostro esemplare Nordest, due coniugi prima fanno stipulare un’assicurazione sulla vita del loro dipendente rumeno di 28 anni, Adrian Kosmin, e poi lo invitano a casa, lo sedano, lo bruciano e simulano un incidente per incassare 900 mila euro. No, i due, marito e moglie, non sono la norma, e non sono la norma neppure i medici di quella che viene ormai chiamata «la clinica degli orrori», che non sta nel solito parassitario sud Italia, tanto villipeso da leghisti e amici affini, che non era in qualche Napoli immaginaria dove trasferiamo e proiettiamo tutti i mali del mondo. No, questo avviene a Milano. Nella Milano che un tempo - ormai rintracciabile solo con il test del Carbonio 14, per quanto è lontano - era la cossiddetta capitale morale, la Milano della Sanità che funziona, di Formigoni, e dei leghisti. E la Verona del rumeno bruciato per 900 mila euro e la Verona del ragazzo ammazzato di botte dai nazi in pieno centro perché non aveva una sigaretta.

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sabato, 07 giugno 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' dl 5 giugno 2008

Ma che Paese è diventato il nostro? Che gente siamo diventati? Neanche dei qualunquisti, neanche degli xenofobi duri e cattivi da far paura agli altri (e meno male), ma miserelli da prato del vicino leggermente più verde, poveracci che vanno a fare il conto delle elemosine di miserevole gente che non ha il diritto di avere due gerani in un prefabbricato. Perché noi italiani dobbiamo avere le case, ma non i Sinti di Mestre, quelli no. Ma che paese siamo diventati? Quello caritatevole e miserevole che ci siamo tanto tramandati? O dei tragici gaffeur che festeggiano davanti a tutta Europa e all’Onu al reato di immigrazione clandestina, e che hanno piacere nel vedere il pugno duro sulla sicurezza. Un paese ipocrita, propagandistico, miserrimo, dove non nessuno legge niente, neanche le statistiche, quelle in cui si dice che la criminalità è in aumento, ed è vero. Ma per colpa è colpa degli italianissimi mafiosi e camorristi che schiacciano un terzo del paese, mentre la microcriminalità, quella di tutti i giorni, ha subito persino una flessione. Dove il problema dei Rom sembra nato oggi. Dove la pochezza è di casa, in tutti. Ora il Giornale lancia una delle sue campagne da quattro soldi, con un titolo di prima pagina da vergognarsi: «Ecco le ville che regaliamo ai Rom». Un campo per i Sinti, voluto in modo sacrosanto da Massimo Cacciari, dal costo di 3 milioni di euro, che «prevede casette con veranda, giardino e garage, un laghetto e un campo di calcio». Il laghetto e il campo di calcio per i bimbi Sinti. Che eresia, che scandalo. No, li vogliamo brutti, sporchi e cattivi, senza palloni, senza acqua, senza niente. Senza i gerani sui balconi, senza i colori, li vogliamo senza cielo, e senza vestiti, li vogliamo cancellare, perché prima veniamo noi, nazione infetta di pressapochismo, e di povertà culturale, ubriacata di televisioni idiote da almeno un ventennio, di fiction patinate, tutte sui buoni sentimenti, ma che rimangono là sullo schermo, lontani da noi.

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lunedì, 02 giugno 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 2 giugno 2008

NON SARÀ mica facile uscire dai luoghi comuni che ormai stanno attraversando la città in questi ultimi giorni. La Roma di Gianni Alemanno che sembra in poche settimane aver cambiato faccia con una rapidità che ha dell’incredibile. Sta infatti accadendo tutto con una rapidità che non può che destare sospetto. Prima c’è l’Alemanno che piace persino a certi intellettuali di sinistra, e a certa stampa al di sopra di ogni sospetto. L’uomo nuovo, che va bene che porta la celtica al collo, ma viene dalla destra sociale, conosce Roma, è attento alle periferie. Poi arrivano i guai. Al Pigneto, quartiere periferico e pochi giorni fa ancora alla moda, giovanotti zelanti vanno a sfasciare un negozio di immigrati. Hanno le celtiche al collo. Subito dopo un gruppo di militanti di Forza Nuova mena pesantemente studenti di sinistra davanti alla Sapienza. Mentre Alemanno è concentrato nel trovare una via da intitolare a Giorgio Almirante, antisemita e razzista in gioventù. Costringendo Gianfranco Fini a dargli uno stop pesante e inequivocabile. La Roma di estrema destra si sente legittimata e protetta? È tutto così semplice? O come al solito le cose non sono esattamente come si credeva?

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