di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' dl 5 giugno 2008
Ma che Paese è diventato il nostro? Che gente siamo diventati? Neanche dei qualunquisti, neanche degli xenofobi duri e cattivi da far paura agli altri (e meno male), ma miserelli da prato del vicino leggermente più verde, poveracci che vanno a fare il conto delle elemosine di miserevole gente che non ha il diritto di avere due gerani in un prefabbricato. Perché noi italiani dobbiamo avere le case, ma non i Sinti di Mestre, quelli no. Ma che paese siamo diventati? Quello caritatevole e miserevole che ci siamo tanto tramandati? O dei tragici gaffeur che festeggiano davanti a tutta Europa e all’Onu al reato di immigrazione clandestina, e che hanno piacere nel vedere il pugno duro sulla sicurezza. Un paese ipocrita, propagandistico, miserrimo, dove non nessuno legge niente, neanche le statistiche, quelle in cui si dice che la criminalità è in aumento, ed è vero. Ma per colpa è colpa degli italianissimi mafiosi e camorristi che schiacciano un terzo del paese, mentre la microcriminalità, quella di tutti i giorni, ha subito persino una flessione. Dove il problema dei Rom sembra nato oggi. Dove la pochezza è di casa, in tutti. Ora il Giornale lancia una delle sue campagne da quattro soldi, con un titolo di prima pagina da vergognarsi: «Ecco le ville che regaliamo ai Rom». Un campo per i Sinti, voluto in modo sacrosanto da Massimo Cacciari, dal costo di 3 milioni di euro, che «prevede casette con veranda, giardino e garage, un laghetto e un campo di calcio». Il laghetto e il campo di calcio per i bimbi Sinti. Che eresia, che scandalo. No, li vogliamo brutti, sporchi e cattivi, senza palloni, senza acqua, senza niente. Senza i gerani sui balconi, senza i colori, li vogliamo senza cielo, e senza vestiti, li vogliamo cancellare, perché prima veniamo noi, nazione infetta di pressapochismo, e di povertà culturale, ubriacata di televisioni idiote da almeno un ventennio, di fiction patinate, tutte sui buoni sentimenti, ma che rimangono là sullo schermo, lontani da noi.