di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 30 luglio 2008
Eravamo un paese sgangherato forse, ma senza ferocia, senza razzismi, senza cattiverie. Eravamo un paese misericordioso alla fine: cattolico e con una morale fluttuante che ci salvava da certe durezze e spietatezze. Ma ora? Metto in fila poche parole, una di seguito all'altra: precari, immigrati, rom, pensioni sociali. Ne aggiungo altre, per riempire i rami di questo albero della vergogna.
I salari che non aumentano da 15 anni. Un paese incattivito e senza valori, governato da persone che non rispettano le regole - Berlusconi innanzitutto, ma anche Bossi - né i valori comuni su cui la Repubblica ha posto le sue fondamenta. Ma la furbizia e la ricchezza. È così che si rischia di diventare razzisti e ignoranti.
La norma sul precariato è contro gli ultimi, quelli che un lavoro non riescono a trovarlo, quelli che non possono comprarsi una casa, che non hanno accesso ai mutui, che non possono progettare nulla, che non hanno la possibilità di pensare a un futuro che non sia un futuro a termine, come i loro contratti di lavoro, come i loro salari miserandi, come le loro vite sospese, in un vuoto che non possono riempire.









