giovedì, 14 agosto 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 9 agosto 2008

Più i paesi sono totalitari, più si impegnano in operazioni di propaganda assolutamente sorprendenti. Più i paesi sono totalitari più cercano la propaganda. La Repubblica popolare cinese ieri ha messo in scena uno spettacolo propagandistico migliore di quello delle Olimpiadi di Berlino del 1936: la storia è diversa, ma gli scopi sembrano gli stessi. Ovvero: mostrare un volto diverso, distrarre il mondo, ma soprattutto spiegare con chiarezza di quanta potenza sia capace la Cina che si affaccia al mondo attraverso questi giochi olimpici. Lo sport aiuta molto da questo punto di vista, perché lo sport è portatore sano di una retorica grandiosa e stentorea assieme, alla quale è difficile resistere. Bisogna sfilare, gli atleti si giocano in un attimo sacrifici di una vita, teniamo fuori lo sport dalle polemiche della politica o dei diritti umani. Tutte belle amenità che sono certamente vere e che hanno una loro logica e una loro spiegazione, ma che non spostano il discorso. Ieri, le immagini trasmesse in tutto il mondo erano spettacolari ed eloquenti assieme. I percussionisti con il count down facevano impressione, come facevano impressione le onde dei caratteri mobili fatte da più di ottocento cinesi, ed era tutto costruito non per stupire il mondo, divertirlo o emozionarlo, ma semmai per spiegare che la Cina è qualcosa di molto più potente di quanto si possa immaginare. Ed è potente perché sono in grado di mettere in gioco uomini, persone, masse vere e proprie. È curioso come nell’era delle tecnologie più sofisticate i giochi di ieri siano stati aperti dal lavoro incessante e sorprendente di giovani cinesi, che hanno studiato in centinaia le decine di scenografie messe in campo. È curioso come tutti i regimi totalitari amino mostrare con fierezza la loro storia, il loro passato, la loro tradizione. E lo fanno perché questo possa per lo meno un po’ spiegare, se non addirittura giustificare, quello che viene fatto ogni giorno in un paese che non rispetta i diritti e le libertà individuali. Allora ieri tutto finiva per diventare un elemento di contrasto.

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domenica, 10 agosto 2008

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' del 7 agosto 2008

Il degrado morale e culturale di questo Paese ha un nuovo punto critico, un nuovo traguardo, tutt’altro che invidiabile, naturalmente. Si tratta del «decreto sicurezza», fortemente voluto da tutto il centro destra e in particolare dal ministro leghista Roberto Maroni. Proprio Maroni, ieri, ha detto una cosa interessante: «I primi cittadini saranno protagonisti e non comprimari della sicurezza: ora vediamo se hanno creatività». È una frase a metà tra l’agghiacciante e il ridicolo. E probabilmente riesce a essere entrambe le cose. Ma con questo decreto, finalmente, siamo diventati veramente il Paese delle banane. Una sorta di propaganda strombazzata ai quattro venti, fatta di militari usati per l’ordine pubblico e di misure che finalmente calmeranno un Paese sempre più di stivaloni e mascelle volitive. Perché è così. Purtroppo. Uno non ci crede, e dice: la storia passata è storia passata, non usiamo termini a sproposito, cerchiamo di capire, la sicurezza è uno dei temi più sentiti dai cittadini, che siano di destra o di sinistra. Forse è proprio su un argomento come questo che si vincono o si perdono le elezioni. Cerchiamo di capire che in fondo un giro di vite sarebbe importante, un segnale di serietà.

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