sabato, 22 novembre 2008

Ci abbiamo creduto da subito e ce l'abbiamo fatta: Nasim Fekrat, coraggioso blogger e giornalista freelance dell'Afghanistan, finalmente è in Italia.

Nei prossimi giorni leggerete di lui sui giornali, ne sentirete parlare in tv: è uno dei vincitori, con Sayed Parwez Kambakhsh, del premio giornalistico internazionale "Città di Siena - Information Safety and Freedom".

Ma noi in Val di Susa abbiamo anticipato il premio perché semplicemente volevamo averlo qui con noi e sentire dalla sua voce l'Afghanistan di oggi. Da dieci giorni è qui con la sua ragazza italiana, Meri. Sabato scorso abbiamo potuto vedere le sue foto e sentire i suoi racconti ad Almese, nella sala consiliare, domani lo sentiremo a Condove, in biblioteca. In questi giorni è stato nelle scuole a parlare con gli studenti, perfino in una scuola elementare dove ha incontrato bimbi proveniente da un po' tutto il mondo, e che lui ha chiamato "angeli" nel suo blog in farsi.

Magari qualcuno si chiederà cosa c'è di così difficile ad avere un giornalista in Italia.... oltretutto uno che ha già frequentato un corso alla Inwent (e dunque ha già ottenuto uno schengen), e ha già vinto, nel 2005, il premio di Reporters Sans Frontieres come miglior blogger dell'anno.  Me lo sono chiesta anch'io e non ho risposte.

A Nasim e Meri dico grazie. In questi giorni insieme a loro ho imparato tantissimo. Domani sera ci saluteremo, ma quando nei prossimi giorni leggerò le interviste di Nasim sui quotidiani nazionali e non "solo" sui settimanali locali, quando lo vedrò in tv in occasione del premio, li sentirò ancora vicini, il mio fratello Hazara e la mia sorella Abruzzese.

Se ne parla anche su La Torre di Babele

postato da: NyFrigg alle ore 21:06 | Permalink | commenti (9)
categoria:storie vere
mercoledì, 05 novembre 2008


barack-obama-teens1

If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is alive in our time; who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.

It's the answer told by lines that stretched around schools and churches in numbers this nation has never seen; by people who waited three hours and four hours, many for the very first time in their lives, because they believed that this time must be different; that their voices could be that difference.

It's the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Hispanic, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled - Americans who sent a message to the world that we have never been just a collection of individuals or a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America.

postato da: LaGrandeNeige alle ore 11:46 | Permalink | commenti (3)
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