sabato, 25 aprile 2009

di Roberto Cotroneo daL'Unità on line del 25 aprile 2009

Mi chiedo come sia mai possibile, e soprattutto a cosa serva tutto questo. Mi chiedo se non fosse già bastata negli anni scorsi, una necessaria e doverosa riflessione storica sulla guerra di liberazione che chiuse un’epoca storiografica controversa e certamente fitta di episodi nascosti e mai ammessi. Mi chiedo se non fosse già sufficiente ammettere, ed era doveroso che fosse così, che in quegli anni molti ragazzi volontari nell’esercito della Repubblica di Salò non furono altro che una gioventù, spesso addirittura poco più che degli adolescenti, sbandata e priva di una coscienza civile e politica, priva di strumenti per capire cosa stesse accadendo in Europa, a a fianco di chi combattessero veramente. Mi chiedo se non bastasse già raccontare le dolorose storie di famiglie di ragazzi che avevano aderito alla Repubblica Sociale e subirono le vendette di alcune bande partigiane anche dopo il 25 aprile del 1945. Mi chiedo, guardata quella storia con la giusta distanza e con un maggior rigore storiografico, se era e continua a essere possibile una perversa confusione su giudizio storico e considerazioni umane e civili.

Oggi Berlusconi lo ha detto, e francamente si sperava che non accadesse, almeno questa volta. Ai cronisti che gli hanno posto la domanda, ha risposto: «È un tema su cui non ho ancora messo la testa. Ci sono state differenze anche se la pietà deve andare anche a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa. Su questo tema rifletteremo». Sulla pietà non ci sono dubbi. Sul rispetto della storia anche, però. Il credersi nel giusto è un concetto applicabile a molti: non credevano di essere nel giusto le Ss? Non credevevano di essere nel giusto gli uomini di Laurenty Beria, il capo della polizia di Stalin, quando in nome di una rivoluzione che avrebbe portato “al sol dell’avvenire”, prelevavano la gente di notte, per imprigionarli nei Gulag? Non credeva di essere nel giusto l’esercito americano che sterminò quasi soltanto donne e bambini Cheyenne del villaggio Sand Creek? Vale come un’assoluzione essere in buona fede?

E basta la buona fede per dimenticare, attraverso il nobile sentimento della pietà, 2273 stragi naziste e repubblichine che hanno ucciso, torturato e massacrato 25 mila tra uomini, donne e bambini in soli due anni, tra il 1943 e il 1945? Il 15 aprile 2003, nella XIV Legislatura, è stata istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli relativi a crimini nazifascisti. I fascicoli sono 695, occultati per più di mezzo secolo in un armadio, che è stato denominato “l’armadio della vergogna”. Purtroppo è tutto scritto da sempre. Purtroppo quel fiume carsico che non riaffiora, e che ha portato alle stragi di quegli anni, è ancora lì. Il presidente Berlusconi dice di voler riflettere. Ma come ha scritto il commediografo francese Tristan Bernard: «È meglio non riflettere affatto che non riflettere abbastanza».

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martedì, 21 aprile 2009

di Roberto Cotroneo, da L'Unità, undicietrenta del 21 aprile 2009

Siamo alle solite, al passato che non passa. Mancano quattro giorni al 25 aprile, e come ormai accade da qualche anno, ricomincia il balletto delle dichiarazioni inopportune, fuori luogo, e persino gratuite. Un paese diviso, diviso per molti anni sottotraccia, senza che fosse mai resa esplicita questa divisione, deve ricominciare a fare i conti con il giorno della liberazione. Il ministro della difesa Ignazio La Russa, ha dichiarato: «I partigiani rossi meritano rispetto, ma non possono essere celebrati come portatori di libertà». È una dichiarazione provocatoria che riporta ogni volta l’orologio della storia indietro, una incrostrazione che è dura da cancellare. E che cancella persino quella ipotetica fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale che chiamiamo Pdl. Una dichiarazione imbarazzante e sentita. E anche fortemente imprecisa. Perché intanto dà una connotazione alla resistenza, decidendo che i partigiani erano “rossi”, ma è solo parzialmente vero.

Chiunque abbia studiato, non dico da ricercatore o da storico, ma anche soltanto da studente delle scuole medie inferiori, sa bene, che la resistenza ebbe varie componenti: azioniste, riformiste e naturalmente cattoliche. E che la resistenza non fu soltanto rappresentata e combattuta dalle Brigate Garibaldi. Il dibattito storiografico di questi anni, è vero, ha tolto di mezzo anche molte ipocrisie sulla guerra di resistenza, e Claudio Pavone, in un suo saggio esemplare, ci ha fatto capire ormai che si è trattata, nel dolore di un periodo oscuro e controverso, di una guerra civile. Nessuno nega che anche nella guerra partigiana accadero episodi e fatti condannabili. Ma la resistenza fu una guerra civile combattuta da italiani che stavano dalla parte giusta, e italiani alleati dei nazisti che stavano dalla parte sbagliata. E la parte sbagliata era rappresentata da ragazzi che combattevano con l’esercito tedesco e le Ss, mentre dall’altra parte c’erano uomini diversissimi che combattevano al fianco delle più importanti democrazie occidentali.

Per quanto dovremo ascoltare ancora frasi a sproposito di questo genere? Quanto ancora quel sottile fascismo eterno dovrà sopravvivere nelle pieghe ideologiche del nostro paese? Per quanto tempo ancora dovremo stupirci che valori condivisi da sempre debbano essere messi in discussione? E perché mai un ministro della Repubblica deve mettere sullo stesso piano giovani che partecipavano ai rastrellamenti tedeschi, con altri che volevano un paese libero? La Costituzione Italiana, una delle migliori Costituzioni del mondo, è figlia della resistenza. Potremo una volta per tutte, trovare un accordo, e del buon senso storico, e celebrare il 25 aprile come è giusto celebrarlo, senza miopie, e senza ignorare anche quel sangue dei vinti, che fu comunque una tragedia per questo paese?

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lunedì, 06 aprile 2009

Da facebook, Roberto comunica:

Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO "Spirito Santo" Via Fonte Romana 8 - 65124 Pescara Telefono 0854252687 SERVE SANGUE.

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