martedì, 14 luglio 2009

di ROBERTO COTRONEO da L'UNITA' ON LINE del 14 luglio 2009

Sto cercando da mesi in questa rubrica di fare un lavoro solitario e radicalmente diverso da quanto si legge normalmente nella quasi totalità dei giornali italiani. Il lavoro sta nel capire veramente cosa accade non utilizzando più i metodi e le lenti interpretative dell'opinionismo corrente, ma riutilizzando finalmente gli strumenti culturali veri, quelli dimenticati, quelli della tradizione culturale e filosofica europea e americana della seconda metà del secondo Novecento. Da Michel Foucault a Robert Nozick, passando per Hilary Putnam.
Cosa intendo dire? Intendo dire che ormai da più di un decennio gli strumenti culturali che si utilizzano nei media per leggere la realtà sono di fatto extra culturali, e sono strumenti della cultura popolare. E dunque in sostanza, si tratta di strumenti poveri. Tra questi, il più diffuso è un opinionismo brillante che viene dal pamphlet settecentesco, che prende un filone - di fatto impoverendolo fortemente - che tocca autori come Jonathan Swift e Samuel Johnson, e arriva fino ad oggi.
Ma è soltanto italiano questo metodo di analisi culturale; il giornalismo anglo-americano e tedesco, e in parte di quello francese, sono assai più rigorosi, anche se meno divertenti, in apparenza.
Questa lunga premessa per dire che la tentazione di affrontare nel nostro solito modo il nuovo inno della Pdl che gira su Youtube da ieri c'è, ed è la più facile. Di fronte a un testo che dice: "Silvio forever sarà, Silvio realtà, Silvio per sempre, Silvio fiducia ci dà, Silvio per noi, futuro e presente, nobile e giusto, tu ci piaci per questo, sei il pensiero che ci guiderà, il sogno riparte da qua, diventa realtà, perché Silvio, Silvio forever sarà", è facile cominciare a ridere, ed esibire le migliori armi della retorica e del dileggio.
È facile, ma è inutile. Non si tratta di usare quel criterio, falso, ma assai di moda sui media, che questi testi, questi inni piacciono agli elettori di Berlusconi, che sono la maggioranza degli italiani, quindi piacciono alla maggioranza degli italiani. Il problema è un altro, assai più serio. Questo testo intanto ha un elemento, che non si ritrova in nessun inno del mondo, eccetto che in quelli due feroci dittatori di paesi lontani dalla tradizione occidentale: Stalin e Mao Tse Tung. Neppure Benito Mussolini aveva un suo inno, anzi, in "Giovinezza" non era mai citato, poi qualche canzoncina genere "Duce, Duce", venne composta, ma "Giovinezza" rimase l'inno vero e proprio. Anche il nazismo non dedicò al suo Führer canzoni elogiative: l'inno rimase il "Das Lied Deutschen", ed era sempre seguito dall'"Horst-Wessel-Lied", canzone su un proto-martire del nazismo. E neanche lo spaventoso inno Khmer, il "Dap Prampi Mesa Chokchey", cita Pol Pot, ma parla dei lavoratori e della vittoria, come d'altronde fa il noto "Bandiera Rossa". Solo Stalin, nell'inno dell'Unione Sovietica volle essere citato, e fece cambiare il testo proprio per questo. E naturalmente Mao è presente nei vari inni maoisti, a cominciare da "L'Oriente è rosso". Tornando ai partiti democratici in "O Biancofiore" non si inneggiava a Luigi Sturzo o ad Alcide De Gasperi, e neppure il cupo "Canto degli italiani", l'inno fondativo del Movimento Sociale Italiano, faceva riferimento a leader o al duce, ma all'eroismo e alla fede degli italiani. Soltanto Fidel Castro può vantare una citazione in "Hasta siempre comandante": "y con Fidel te decimos:?Hasta siempre, Comandante!". Ma la canzone era dedicata a Che Guevara, che era già morto.
Ma l'idea di scrivere un inno inneggiando al pensiero guida, a una sorta di eternità temporale, "futuro e presente e per sempre", fa parte delle culture politiche totalitarie, e non ha nulla a che vedere con una democrazia moderna. Culture totalitarie e populiste. Cupe e figlie di un vero e proprio culto della pesonalità, che presuppongono un partito dove il leader è guida e timoniere, e di fatto è eterno e insostituibile.
Ma c'è di più. In una lezione al Collège de France di Michel Foucault, una lezione del 10 marzo 1982, il grande filosofo, dietro il filo conduttore del rapporto con il potere, analizzava il concetto di adulazione contrapposto a quello di "parresia" ovvero il "dire la verità" o il "parlar-franco". Semplificando, dove il "parlar-franco" diventa l'anti-adulazione, ed è dunque fondamento della "libertas". Nell'ideologia berlusconiana il messianismo e il fideismo hanno qualcosa di arcaico e antimoderno.
Non si tratta di fare dell'ironia su una canzoncina, si tratta di altro: questo "Silvio Forever" è l'equivalente delle statue di Mao e di Stalin nella Cina comunista e nell'Unione sovietica. Fossi in Berlusconi lo farei sparire questo inno, e il più presto possibile. Perché è l'equivalente del "Re è nudo", è la dimostrazione di come lui, Berlusconi, si pensa veramente, e della sua idea del potere e del fare. E non è affatto una bella idea.

postato da: NyFrigg alle ore 18:55 | Permalink | commenti
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