DANIELE MASTROGIACOMO E' LIBERO E STA BENE
DA KABUL: PINO SCACCIA
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DANIELE MASTROGIACOMO E' LIBERO E STA BENE
DA KABUL: PINO SCACCIA
(anche se questo è un blog dedicato a Roberto Cotroneo, oggi pubblico questo editoriale di Furio Colombo, perché ieri a Vicenza è successo qualcosa di troppo bello e grande per non essere condiviso anche qui)
di Furio Colombo, da L'Unità del 18 febbraio 2007
Eccola Vicenza, nelle due telecronache dirette di Sky e di La7, una normale città europea che ha una cosa da dire e la dice per le strade perché nessun’altra occasione di ascoltare le ragioni dei cittadini è stata creata. Questo, il presunto dovere di silenzio dei cittadini, è l’unico aspetto non europeo e “anti-americano” della manifestazione di Vicenza. In che senso anti-americano? Ma perché è stata rifiutata l’idea profondamente americana che la politica è sempre locale e che niente si può fare in una città senza il consenso dei cittadini.
Qui si rovesciano e si mordono la coda due luoghi comuni opposti. Il primo dice: la politica estera dell’Italia non può essere decisa dai cittadini di Vicenza. Ma Vicenza non vuole decidere la politica estera, vuole decidere i quattrocentocinquantamila metri quadrati del suo territorio a un chilometro dal suo centro storico palladiano. Qui il primo e il più ragionevole problema non è se dire no o sì alla richiesta americana.
Certo, quella è una competenza del governo. A Vicenza spetta però, proprio nella migliore tradizione americana, stabilita fin dai tempi dei “Federalist Papers” (gli scritti dei padri della Costituzione americana) di partecipare alla discussione e alla decisione su quei quattrocentocinquantamila metri quadrati da occupare con strutture che avranno a che fare, molto prima che con la politica del mondo, con le falde acquifere di Vicenza, con il centro storico di Vicenza, con il traffico di Vicenza, con la famosa “compatibilità” ambientale del nuovo richiesto con il “vecchio” che esiste già. Ovvero: da un lato la vita dei cittadini, dall’altro la qualità storica unica al mondo della città palladiana. Ad essa i padri fondatori degli Stati Uniti si sono ispirati costruendo la loro capitale. Come è noto Washington è tutta disegnata a immagine e somiglianza del Palladio.
Su Internet si trova la fuffa peggiore: materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio, blog di esibizionisti
Ricostruire la cultura. Appello a Prodi
di Salvatore BASILE, Pietro CALDERONI
Professor Prodi,
le persone che firmano questa lettera sono scrittori di professione. Donne e uomini che hanno scelto la scrittura per interpretare la storia e la realtà, per raccontare la vita. Ed è la scrittura che ci accomuna, al di là del mezzo per il quale scriviamo.
Tante sono le macerie che questi cinque anni lasciano in eredità. E ricostruire l'Italia non sarà affare semplice, ce ne rendiamo conto. Ma tra le priorità, un posto deve trovarlo anche la Cultura. Che rappresenta l'identità di una nazione.
Lavoriamo nel mondo del cinema, della televisione, del teatro, dell'editoria, dell'informazione. E avvertiamo il peso di una responsabilità: quella di non aver saputo, o potuto, contrastare sul piano dell'immaginario un'egemonia che ha umiliato i talenti, impoverito le grandi potenzialità creative del Paese e determinato profonde fratture nelle istituzioni e nelle libere associazioni che ci rappresentano.
Dal Ministero della Cultura alla Rai, dalla Siae ai gruppi editoriali e agli organismi teatrali, ogni segmento della realtà culturale appare segnato da una crisi di motivazione e di valori. Svuotato di risorse, eroso dalla censura, consegnato alla clientela. Al punto che in settori così strategici sembra smarrita ogni etica della responsabilità. Col risultato che la scrittura e gli scrittori sono relegati ai margini della vita culturale e produttiva, privati di quel ruolo sociale che è necessario per la ricostruzione del Paese.
A questo gravissimo errore, chiediamo che il futuro governo rimedi con urgenza riportando la forza delle idee al centro del dibattito sulla politica della cultura, come naturalmente avviene in ogni società aperta, complessa e libera.
Gli scrittori italiani chiedono di tornare ad avere voce. Di avere interlocutori e di essere ascoltati. E, a garanzia di una reale indipendenza, rivendicano la necessità della piena gestione dei propri diritti. Per non essere più costretti a rispondere alla eterna domanda di Holderlin: «Perché i poeti nell'epoca della povertà?».
Massimo CARLOTTO, Roberto CAVOSI, Ascanio CELESTINI, Cristina COMENCINI, Roberto COTRONEO, Diego CUGIA, Giancarlo DE CATALDO, Graziano DIANA, Edoardo ERBA , Iaia FIASTRI, Emanuela GIORDANO, Laura IPPOLITI, Simona IZZO, Ottavio IEMMA, Curzio MALTESE, Zap MANGUSTA, Franco MONTINI, Italo MOSCATI, Angelo PASQUINI, Francesco PICCOLO, Andrea PURGATORI, Lidia RAVERA, Faliero ROSATI, Gualtiero ROSELLA, Andrea SALERNO, Pino SALERNO, Maurizio SCAPARRO, Alessandro SERMONETA, Ricky TOGNAZZI, Laura TOSCANO, Enrico VAIME
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La punta del tuo piede sfiora l’acqua e tu sussulti. L’acqua ha un brivido a filo d’aria. Il cielo è una nuvola di vapore. Il mio corpo ti fa spazio. La mia mano ti trascina. Tu sprofondi. Con occhi di schiuma e un sorriso inzuppato poi riemergi. Con le labbra sul mio petto. Le mie mani fra i tuoi capelli. I tuoi seni sul mio ventre. Le mie gambe intrecciate ai tuoi fianchi… |
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Questa mia notte si riveste |
UN GIOCO: 5 mie strane abitudini
Regolamento: il primo giocoliere di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque mie strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere cinque nuove persone da indicare. Non dimenticare di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto", e ditegli di leggere il vostro.
1. Tutte le mattine, quando suona la sveglia, la spengo e mi riaddormento. Quindi devo farla suonare almeno mezz’ora in anticipo.
2. Suono con un tappo nell’orecchio sinistro (e il bello è che dietro a questo comportamento c’è tutta una teoria sull’ascolto).
3. Quando penso ad una musica la suono con le dita, appoggiandomi a qualsiasi superficie: sul sedile del treno, al volante mentre guido, sulla mano del mio fidanzato..
4. Il telefonino è rigorosamente spento, dalla mattina alla sera, e le rare volte che è acceso lo lascio in giro e non lo sento suonare.
5. Non mi toccate la Danimarca o i Danesi perché mi arrabbio moltissimo. Anche se hanno torto marcio.
Scelgo: Sertan, linodigianni, giuseppina (e se l'ha già fatto, io non me ne sono ricordata), BESTIO e ultimo86
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Sulle tue mura ho battuto
la testa, l’ebbrezza puerile
di un sesto senso deviato,
dopo che queste mani
hanno sfrondato parole
avventizie e l’edera
delle tue confidenze
ornamentali.
Poi ho smesso di atteggiarmi
a giardiniere fra le tue
distese imboscate.
E ora fiuto primavera
dentro quest’inverno
di pelle adamantina,
senza contatto fra me
e il candore della neve,
ma intravedo le crepe
tra le tue difese
e germogliare preludi
di splendente fiducia.
Io già respiro il volo
inventato di crisalide
(in)consapevole.
Sospinto da uno slancio
di folgorazione, mi sporgo
verso te ed oltre
le distanze incastrate
nella ruota del tempo
e già dimentico il vento
contro un cuore migratore
e la muta lacerante
delle utopie.
Io ho già dimenticato
di avere le ali
tarpate.
Venticinquemila leghe sotto il mare
Se
guardando la natura come a
madri coccodrilli dalle verità ignote
inghiottono il frutto del loro amore
tutto ci pare reale dell’inutilità che c'ha da fare
quello che non abbiamo
voluto vedere...
E se ci verrà voglia
di lasciar perdere qualche volta
perchè appena sembrano di vita i pensieri dei nostri cuori,
allora sì,
semmai
qualcosa nell’io più lontano dei paradisi perduti
scopriremo spiaggette, forse,
dentro di noi che ancora sente,
che ancora tocca,
che ancora scrive.
Giuseppina