lunedì, 19 marzo 2007

DANIELE MASTROGIACOMO E' LIBERO E STA BENE

DA KABUL: PINO SCACCIA

postato da: NyFrigg alle ore 16:53 | Permalink | commenti (3)
categoria:e gli altri, storie vere
domenica, 18 febbraio 2007

(anche se questo è un blog dedicato a Roberto Cotroneo, oggi pubblico questo editoriale di Furio Colombo, perché ieri a Vicenza è successo qualcosa di troppo bello e grande per non essere condiviso anche qui)

di Furio Colombo, da L'Unità del 18 febbraio 2007 

Eccola Vicenza, nelle due telecronache dirette di Sky e di La7, una normale città europea che ha una cosa da dire e la dice per le strade perché nessun’altra occasione di ascoltare le ragioni dei cittadini è stata creata. Questo, il presunto dovere di silenzio dei cittadini, è l’unico aspetto non europeo e “anti-americano” della manifestazione di Vicenza. In che senso anti-americano? Ma perché è stata rifiutata l’idea profondamente americana che la politica è sempre locale e che niente si può fare in una città senza il consenso dei cittadini.
Qui si rovesciano e si mordono la coda due luoghi comuni opposti. Il primo dice: la politica estera dell’Italia non può essere decisa dai cittadini di Vicenza. Ma Vicenza non vuole decidere la politica estera, vuole decidere i quattrocentocinquantamila metri quadrati del suo territorio a un chilometro dal suo centro storico palladiano. Qui il primo e il più ragionevole problema non è se dire no o sì alla richiesta americana.
Certo, quella è una competenza del governo. A Vicenza spetta però, proprio nella migliore tradizione americana, stabilita fin dai tempi dei “Federalist Papers” (gli scritti dei padri della Costituzione americana) di partecipare alla discussione e alla decisione su quei quattrocentocinquantamila metri quadrati da occupare con strutture che avranno a che fare, molto prima che con la politica del mondo, con le falde acquifere di Vicenza, con il centro storico di Vicenza, con il traffico di Vicenza, con la famosa “compatibilità” ambientale del nuovo richiesto con il “vecchio” che esiste già. Ovvero: da un lato la vita dei cittadini, dall’altro la qualità storica unica al mondo della città palladiana. Ad essa i padri fondatori degli Stati Uniti si sono ispirati costruendo la loro capitale. Come è noto Washington è tutta disegnata a immagine e somiglianza del Palladio.

postato da: NyFrigg alle ore 10:34 | Permalink | commenti
categoria:e gli altri, solidarietà
venerdì, 03 novembre 2006
LA BUSTINA DI MINERVA

Dove mandare i poeti?

di Umberto Eco

Su Internet si trova la fuffa peggiore: materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio, blog di esibizionisti

Sul 'Corriere della Sera' di sabato scorso è stata aperta una polemica, estiva solo in apparenza. Tutto nasce da una intervista di Nanni Balestrini su 'Liberazione' dove il nostro, incapace di evitare provocazioni anche in età sinodale, lamentando che l'editoria abbia smesso di pubblicare poesia, dice che per fortuna c'è Internet che permette di far circolare le poesie di tutti. Ovviamente Balestrini pensa sia ai siti che antologizzano poeti noti che a quelli che ospitano gli esordienti, e ammette che è difficile orientarsi in mezzo a tanta abbondanza, ma segnala alcuni indirizzi affidabili.

Interrogati altri poeti e critici, ne sono venute fuori tre obiezioni principali. La prima (e mi pare sia giusta) che, anche se alcune collane di poesia sono state chiuse, non è vero che gli editori hanno smesso di pubblicare poesia e alcuni tra i poeti più noti (dico contemporanei, non classici) vendono anche 10 mila copie. La seconda (anch'essa giustissima) è che per i poeti giovani che vogliono farsi conoscere ci sono altri canali alternativi come riviste, festival e letture pubbliche. La terza è che, come ha detto un poeta laureato, "se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio; i blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento".

Questa terza obiezione non è errata perché su Internet trovi davvero di tutto, ma richiede qualche riflessione ulteriore. Fedele pertanto agli insegnamenti di metodo dell'Aquinate, dopo avere ascoltato le varie tesi sono tentato di stendere il mio 'respondeo dicendum quod'. Certamente le collane di poesia e gli altri luoghi deputati dove chi fa e chi legge poesia si incontrano e si ascoltano, rimangono indispensabili sia per i giovani poeti che per i giovani lettori. Per i primi perché trovano un luogo di confronto dove sono criticati, selezionati e, diciamolo pure, consigliati di cambiar mestiere se (come avviene per la grande maggioranza di quel 90 per cento di esseri umani alfabetizzati che prima o poi è tentato di poetare) sono solo braccia sottratte all'agricoltura. Per i secondi, perché trovano chi fa loro da filtro e da garanzia.


Un giovane innamorato della poesia di solito può accettare come buoni versi anche quelli che non lo sono, o che di altri buoni versi sono solo ricalchi, mentre se va a cercare poesia in una collana di un certo prestigio sa che, nella misura in cui ci si può fidare dei giudizi di gusto, quello che legge è stato approvato da qualcuno che si suppone abbia il gusto particolarmente educato.

Ricordo i miei anni di liceo passati in una città di provincia, dove potevo al massimo conquistarmi alcuni libri dello Specchio mondadoriano, e leggevo però tutte le settimane 'La fiera letteraria'. C'era una rubrica in cui (così come in altre riviste c'era la posta del cuore) si pubblicavano brevi brani di opere poetiche inviate dai lettori, accompagnate vuoi da elogi, vuoi da incoraggiamenti, vuoi addirittura da correzioni, vuoi da terribili stroncature. Tutto avveniva secondo i criteri poetici dell'epoca e i gusti dell'anonimo recensore, ma per me era stata una grande lezione critica, un invito a valutare lo stile e non i buoni sentimenti, il cui primo risultato (di cui le patrie lettere dovrebbero essere grate alla 'Fiera') è stato di indurmi a buttare nel cestino i versi miei.

È possibile che esistano siti Internet che possano svolgere oggi la stessa funzione? Si potrebbe obiettare che per una 'Fiera letteraria', che era l'unico settimanale di lettere ed arti che allora un giovane potesse trovare in edicola, Internet offre 10 mila siti analoghi, e quindi sorge anche in questo caso il dramma dell'impossibilità di selezionare. Però ricordo che anche ai tempi miei circolavano (gratis) rivistine per poeti a pagamento, eppure in qualche modo (o per fiuto o per consiglio di qualcuno) avevo capito che ci si doveva fidare più della 'Fiera' che di quegli altri fogliacci. E così potrebbe avvenire per la poesia su Internet. Siccome hanno ragione quelli che dicono che esistono i festival e le riviste, si presume che un poeta e un lettore di poesia seri possano ricevere le giuste indicazioni per orientarsi sui siti attendibili.

E gli altri? E gli 'scemi del villaggio', e i navigatori compulsivi che non si staccano dal computer e non sanno che esistono le riviste e i festival? A morte, come è sempre avvenuto anche prima di Internet, quando schiere di lemming poetici sono caduti nelle fauci delle 'vanity press' e dei premi fasulli pubblicizzati sui giornali, e sono andati a ingrossare le fila di quell'esercito sotterraneo di autori a proprie spese che marcia parallelo al mondo 'ufficiale' delle lettere, e da esso ignorato lo ignora. Con il vantaggio che, potendo pubblicare su Internet i loro samisdat, i cattivi poeti non andranno a ingrassare gli sciacalli della poesia. E con la possibilità, siccome la bontà dell'Altissimo è infinita, che anche in quel brago infernale possa talora sbocciare un fiore.
 
(16 agosto 2006)
postato da: LaGrandeNeige alle ore 18:10 | Permalink | commenti (15)
categoria:e la scrittura, e gli altri, e il blog
sabato, 08 aprile 2006

Ricostruire la cultura. Appello a Prodi

di Salvatore BASILE, Pietro CALDERONI

da L'Unità dell'8 aprile 2006 

Professor Prodi,
le persone che firmano questa lettera sono scrittori di professione. Donne e uomini che hanno scelto la scrittura per interpretare la storia e la realtà, per raccontare la vita. Ed è la scrittura che ci accomuna, al di là del mezzo per il quale scriviamo.
Tante sono le macerie che questi cinque anni lasciano in eredità. E ricostruire l'Italia non sarà affare semplice, ce ne rendiamo conto. Ma tra le priorità, un posto deve trovarlo anche la Cultura. Che rappresenta l'identità di una nazione.
Lavoriamo nel mondo del cinema, della televisione, del teatro, dell'editoria, dell'informazione. E avvertiamo il peso di una responsabilità: quella di non aver saputo, o potuto, contrastare sul piano dell'immaginario un'egemonia che ha umiliato i talenti, impoverito le grandi potenzialità creative del Paese e determinato profonde fratture nelle istituzioni e nelle libere associazioni che ci rappresentano.
Dal Ministero della Cultura alla Rai, dalla Siae ai gruppi editoriali e agli organismi teatrali, ogni segmento della realtà culturale appare segnato da una crisi di motivazione e di valori. Svuotato di risorse, eroso dalla censura, consegnato alla clientela. Al punto che in settori così strategici sembra smarrita ogni etica della responsabilità. Col risultato che la scrittura e gli scrittori sono relegati ai margini della vita culturale e produttiva, privati di quel ruolo sociale che è necessario per la ricostruzione del Paese.
A questo gravissimo errore, chiediamo che il futuro governo rimedi con urgenza riportando la forza delle idee al centro del dibattito sulla politica della cultura, come naturalmente avviene in ogni società aperta, complessa e libera.
Gli scrittori italiani chiedono di tornare ad avere voce. Di avere interlocutori e di essere ascoltati. E, a garanzia di una reale indipendenza, rivendicano la necessità della piena gestione dei propri diritti. Per non essere più costretti a rispondere alla eterna domanda di Holderlin: «Perché i poeti nell'epoca della povertà?».

Massimo CARLOTTO, Roberto CAVOSI, Ascanio CELESTINI, Cristina COMENCINI, Roberto COTRONEO, Diego CUGIA, Giancarlo DE CATALDO, Graziano DIANA, Edoardo ERBA , Iaia FIASTRI, Emanuela GIORDANO, Laura IPPOLITI, Simona IZZO, Ottavio IEMMA, Curzio MALTESE, Zap MANGUSTA, Franco MONTINI, Italo MOSCATI, Angelo PASQUINI, Francesco PICCOLO, Andrea PURGATORI, Lidia RAVERA, Faliero ROSATI, Gualtiero ROSELLA, Andrea SALERNO, Pino SALERNO, Maurizio SCAPARRO, Alessandro SERMONETA, Ricky TOGNAZZI, Laura TOSCANO, Enrico VAIME

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 13:35 | Permalink | commenti (4)
categoria:e gli altri
martedì, 21 febbraio 2006

La punta del tuo piede sfiora l’acqua e tu sussulti. L’acqua ha un brivido a filo d’aria. Il cielo è una nuvola di vapore. Il mio corpo ti fa spazio. La mia mano ti trascina. Tu sprofondi. Con occhi di schiuma e un sorriso inzuppato poi riemergi. Con le labbra sul mio petto. Le mie mani fra i tuoi capelli. I tuoi seni sul mio ventre. Le mie gambe intrecciate ai tuoi fianchi…

Il nostro respiro. I nostri battiti. Il nostro bagno.

postato da: Sertan alle ore 17:36 | Permalink | commenti
categoria:e gli altri
giovedì, 09 febbraio 2006

Questa mia notte si riveste
di sospiri insonni e tu,
con gli occhi intorpiditi,
attraversi la fiumana
coagulata di un sogno.

Con avventata cautela
scali imprevisti pendii
che non hanno profili
e, accarezzando le ombre
di un opaco avvenire,
scavalchi lo strapiombo
di sfregi irreversibili.

Ti fai distanza e contatto,
impronta e livido,
visione ed incognita
che spoglia le mie angosce
ed infossa il calore,
ma sempre sei strepito
di quiete e tormento
che sprigiona certezze
e ristagna paure

e sei supplica e silenzio
e sei febbre e rimedio
e sei lieve e sei forte
anche quando muori.
Io vorrei soltanto
saperti svegliare
da questo crepuscolo
senza fine e dirti:
Apri gli occhi, mio amore,
e ritorna a vedere:
tutto il dolore tuo
l’ho sanguinato io
”.

postato da: Sertan alle ore 10:01 | Permalink | commenti (4)
categoria:e gli altri
domenica, 05 febbraio 2006

UN GIOCO: 5 mie strane abitudini

Regolamento: il primo giocoliere di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque mie strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere cinque nuove persone da indicare. Non dimenticare di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto", e ditegli di leggere il vostro.

1. Tutte le mattine, quando suona la sveglia, la spengo e mi riaddormento. Quindi devo farla suonare almeno mezz’ora in anticipo.
2. Suono con un tappo nell’orecchio sinistro (e il bello è che dietro a questo comportamento c’è tutta una teoria sull’ascolto).
3. Quando penso ad una musica la suono con le dita, appoggiandomi a qualsiasi superficie: sul sedile del treno, al volante mentre guido, sulla mano del mio fidanzato..
4. Il telefonino è rigorosamente spento, dalla mattina alla sera, e le rare volte che è acceso lo lascio in giro e non lo sento suonare.
5. Non mi toccate la Danimarca o i Danesi perché mi arrabbio moltissimo. Anche se hanno torto marcio.

Scelgo: Sertan, linodigianni, giuseppina (e se l'ha già fatto, io non me ne sono ricordata), BESTIO e ultimo86

postato da: NyFrigg alle ore 22:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:e gli altri
venerdì, 27 gennaio 2006






Esiti, attentamente osservi,
poi desisti. A sorpresa
fai un passo verso me
tremando; poi svanisci.

      Io, con l’animo avventato,
     dapprima ti respiro forte
   come se fossi aria nuova;
 poi al cuore un soffio 
di sospetto sussurra 
che tu potresti essere 
semplicemente vento.

                Un vento forestiero
           che avvolge senza monito
          quei pensieri ponderati
               che sanno difendere.
                Un vento passeggero
         che senza indugi stravolge
       paesaggi lucidi e poi lascia
           gelo e case scoperchiate 
                 dietro la sua fuga.

Io vorrei essere capace
di dubitare fino in fondo
di quest’ardore fuori stagione 
ma tu, anelito perturbante,
già batti forte adesso
su questi lividi amorfi
che non hanno più tatto.

Sospiri, distrattamente guardi,
poi insisti. A sorpresa
ti sporgi verso me
ansimando; poi finisci.

          Così come fa il vento,
           così come fa l’amore.

postato da: Sertan alle ore 11:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:e gli altri
martedì, 24 gennaio 2006

Sulle tue mura ho battuto
la testa, l’ebbrezza puerile
di un sesto senso deviato,
dopo che queste mani
hanno sfrondato parole
avventizie e l’edera
delle tue confidenze
ornamentali.

Poi ho smesso di atteggiarmi
a giardiniere fra le tue
distese imboscate.

E ora fiuto primavera
dentro quest’inverno
di pelle adamantina,
senza contatto fra me
e il candore della neve,
ma intravedo le crepe
tra le tue difese
e germogliare preludi
di splendente fiducia.

Io già respiro il volo
inventato di crisalide
(in)consapevole.

Sospinto da uno slancio
di folgorazione, mi sporgo
verso te ed oltre
le distanze incastrate
nella ruota del tempo
e già dimentico il vento
contro un cuore migratore
e la muta lacerante
delle utopie.

Io ho già dimenticato
di avere le ali
tarpate.

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categoria:e gli altri
martedì, 28 dicembre 2004

Venticinquemila leghe sotto il mare

Com'è profondo il mare

Se

guardando la natura come a

madri coccodrilli dalle verità ignote

inghiottono il frutto del loro amore

tutto ci pare reale dell’inutilità che c'ha da fare

quello che non abbiamo

voluto vedere...

E se ci verrà voglia

di lasciar perdere qualche volta

perchè appena sembrano di vita i pensieri dei nostri cuori,

allora sì,

semmai

qualcosa nell’io più lontano dei paradisi perduti

scopriremo spiaggette, forse,

dentro di noi che ancora sente,

che ancora tocca,

che ancora scrive.

Giuseppina

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 00:14 | Permalink | commenti (2)
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