venerdì, 03 novembre 2006
LA BUSTINA DI MINERVA

Dove mandare i poeti?

di Umberto Eco

Su Internet si trova la fuffa peggiore: materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio, blog di esibizionisti

Sul 'Corriere della Sera' di sabato scorso è stata aperta una polemica, estiva solo in apparenza. Tutto nasce da una intervista di Nanni Balestrini su 'Liberazione' dove il nostro, incapace di evitare provocazioni anche in età sinodale, lamentando che l'editoria abbia smesso di pubblicare poesia, dice che per fortuna c'è Internet che permette di far circolare le poesie di tutti. Ovviamente Balestrini pensa sia ai siti che antologizzano poeti noti che a quelli che ospitano gli esordienti, e ammette che è difficile orientarsi in mezzo a tanta abbondanza, ma segnala alcuni indirizzi affidabili.

Interrogati altri poeti e critici, ne sono venute fuori tre obiezioni principali. La prima (e mi pare sia giusta) che, anche se alcune collane di poesia sono state chiuse, non è vero che gli editori hanno smesso di pubblicare poesia e alcuni tra i poeti più noti (dico contemporanei, non classici) vendono anche 10 mila copie. La seconda (anch'essa giustissima) è che per i poeti giovani che vogliono farsi conoscere ci sono altri canali alternativi come riviste, festival e letture pubbliche. La terza è che, come ha detto un poeta laureato, "se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio; i blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento".

Questa terza obiezione non è errata perché su Internet trovi davvero di tutto, ma richiede qualche riflessione ulteriore. Fedele pertanto agli insegnamenti di metodo dell'Aquinate, dopo avere ascoltato le varie tesi sono tentato di stendere il mio 'respondeo dicendum quod'. Certamente le collane di poesia e gli altri luoghi deputati dove chi fa e chi legge poesia si incontrano e si ascoltano, rimangono indispensabili sia per i giovani poeti che per i giovani lettori. Per i primi perché trovano un luogo di confronto dove sono criticati, selezionati e, diciamolo pure, consigliati di cambiar mestiere se (come avviene per la grande maggioranza di quel 90 per cento di esseri umani alfabetizzati che prima o poi è tentato di poetare) sono solo braccia sottratte all'agricoltura. Per i secondi, perché trovano chi fa loro da filtro e da garanzia.


Un giovane innamorato della poesia di solito può accettare come buoni versi anche quelli che non lo sono, o che di altri buoni versi sono solo ricalchi, mentre se va a cercare poesia in una collana di un certo prestigio sa che, nella misura in cui ci si può fidare dei giudizi di gusto, quello che legge è stato approvato da qualcuno che si suppone abbia il gusto particolarmente educato.

Ricordo i miei anni di liceo passati in una città di provincia, dove potevo al massimo conquistarmi alcuni libri dello Specchio mondadoriano, e leggevo però tutte le settimane 'La fiera letteraria'. C'era una rubrica in cui (così come in altre riviste c'era la posta del cuore) si pubblicavano brevi brani di opere poetiche inviate dai lettori, accompagnate vuoi da elogi, vuoi da incoraggiamenti, vuoi addirittura da correzioni, vuoi da terribili stroncature. Tutto avveniva secondo i criteri poetici dell'epoca e i gusti dell'anonimo recensore, ma per me era stata una grande lezione critica, un invito a valutare lo stile e non i buoni sentimenti, il cui primo risultato (di cui le patrie lettere dovrebbero essere grate alla 'Fiera') è stato di indurmi a buttare nel cestino i versi miei.

È possibile che esistano siti Internet che possano svolgere oggi la stessa funzione? Si potrebbe obiettare che per una 'Fiera letteraria', che era l'unico settimanale di lettere ed arti che allora un giovane potesse trovare in edicola, Internet offre 10 mila siti analoghi, e quindi sorge anche in questo caso il dramma dell'impossibilità di selezionare. Però ricordo che anche ai tempi miei circolavano (gratis) rivistine per poeti a pagamento, eppure in qualche modo (o per fiuto o per consiglio di qualcuno) avevo capito che ci si doveva fidare più della 'Fiera' che di quegli altri fogliacci. E così potrebbe avvenire per la poesia su Internet. Siccome hanno ragione quelli che dicono che esistono i festival e le riviste, si presume che un poeta e un lettore di poesia seri possano ricevere le giuste indicazioni per orientarsi sui siti attendibili.

E gli altri? E gli 'scemi del villaggio', e i navigatori compulsivi che non si staccano dal computer e non sanno che esistono le riviste e i festival? A morte, come è sempre avvenuto anche prima di Internet, quando schiere di lemming poetici sono caduti nelle fauci delle 'vanity press' e dei premi fasulli pubblicizzati sui giornali, e sono andati a ingrossare le fila di quell'esercito sotterraneo di autori a proprie spese che marcia parallelo al mondo 'ufficiale' delle lettere, e da esso ignorato lo ignora. Con il vantaggio che, potendo pubblicare su Internet i loro samisdat, i cattivi poeti non andranno a ingrassare gli sciacalli della poesia. E con la possibilità, siccome la bontà dell'Altissimo è infinita, che anche in quel brago infernale possa talora sbocciare un fiore.
 
(16 agosto 2006)
postato da: LaGrandeNeige alle ore 18:10 | Permalink | commenti (15)
categoria:e la scrittura, e gli altri, e il blog
mercoledì, 13 settembre 2006
ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA
Dal 18 Settembre al 6 Ottobre avrà inizio, da mezzanotte alle due, tutte le notti, il programma radiofonico su Radiodue, condotto da Roberto COTRONEO.
SU QUESTO BLOG, I COMMENTI E GLI AGGIORNAMENTI

venerdì, 31 marzo 2006

Mettersi quotidianamente dinanzi ad un foglio bianco e trascriverci lo stato d’animo del momento può talvolta richiedere un profondo e responsabile lavoro di introspezione e di onestà verso se stessi. Ognuno lo fa o non lo fa nella maniera che più gli è congeniale o comoda. Chi scrive per esigenza però lo sa, che assieme al dono della parola scritta eredita pure una condanna: l’inevitabilità di assentarsi, di tanto in tanto, con il corpo e con la testa. Assentarsi da se stessi, da chi si ama, da chi ci sta parlando dinanzi mentre la nostra attenzione naufraga automaticamente su altre spiagge, in altri luoghi, in altre circostanze, spesso puramente utopiche ed immaginarie, talvolta così distaccate dalla realtà che si precipita nella desolazione emotiva non appena si ritorna con i piedi per terra. Perché il sogno non è più un sano progettare ma diviene una sterile fantasticheria, una fuga dalla proprie responsabilità, un’illusione. Forse per sfuggire a quella solitudine soffocante che ci attanaglia anche se siamo immersi in una folla di persone; ma per poter scrivere bisogna necessariamente isolarsi. E' questa la contraddizione di fondo che spesso ci trascina involontariamente dinanzi ad un foglio bianco, ed ogni volta ciò accade in una maniera talmente impellente che non sai mai fino a che punto hai veramente bisogno di scrivere o di metterti a piangere.

postato da: Sertan alle ore 11:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:e la scrittura
lunedì, 20 febbraio 2006

MANUALE DI SCRITTURA CREATIVA PER PRINCIPIANTI

di ROBERTO COTRONEO

"questo libro è dedicato al ricordo e alla memoria di Peppo Pontiggia"

LEZIONE 9

DECIDERE LA TEMPORALITA'

DEGLI EVENTI RACCONTATI

Dove incominciate a chiedervi una cosa: chi racconta sa già tutto della storia (ovvero la racconta a posteriori), o apprende man mano che procede nel racconto? Del perché questa sia la scelta più difficile, e quella più importante. Di cosa conviene scegliere, di quali problemi vadano risolti. E del perché all’inizio è forse più opportuno decidere per un narratore che sa tutto. Di come cambia lo stile del racconto se si decide per un’opzione o per l’altra.

postato da: amicirobertocotroneo alle ore 21:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:e la scrittura
domenica, 23 gennaio 2005
Per ascoltare la musica scelta per il sottofondo del brano di Glenn63 clicca qui (Volo del Calabrone, violino) 

Exxp. for

Nell'ordine. Mai vista prima di allora. Allora quando? Allora tempo fa. Stasera è allora. Allora è un tempo che fu. Un presente che non accade. Accadrà di incrociare la sua strada. La incrociai allora. Si. Deciso. Allorquando la incrocerò. Mai. Evito accuratamente l'allora preciso. Cambio strada. Giro intorno alle sue orme. Futuro decisamente. Cadenza di voce. Cambio allora. Spremo dalla gola. Zitti zitti. Andrò dove và. Se deve essere fatto. Allora. Sarà fatto. No. Che ci faccio. Allora deve venire più tardi. Duro allenamento. Mi manca il fiato. Ballato una sola estate. Brandeburghese. Mi posso salvare. A corsa. Al più presto. Ti chiamo io. Allora fu. Impossibile. Cembalo. Scusa. Deve ancora arrivare. Mollare mai. Un giorno attraverso i morti. Riflessi tutti nel mio specchio. Messaggi a cui non rispondere. Destinatario sbagliato. Attualmente disperso. Stessa voce. Stesso sole. Suite. La musica copre tutto. Scena vuota. Soltanto uno. A nudo. L'autore. Metà scrive. Metà cancella. Conserva. Per l'allora. Sai?

postato da: glenn63 alle ore 16:55 | Permalink | commenti (3)
categoria:e la scrittura
martedì, 18 gennaio 2005

IL SENSO DELLA SCRITTURA.

(QUANDO LA SCRITTURA MI FA SENSO)

 

-A volte mi pesa scrivere.-

-Non farlo, allora, nessuno ti obbliga.-

-Grazie, sei davvero incoraggiante, stimolante, è un piacere parlare con te.-

 

Che senso ha scrivere

Qualunque cosa

In giorni come questi?

 

Bruciano le case e i corpi di Beslan

Rivoli di sangue di uomini sgozzati in Iraq

Ancora nascono deformi a Hiroshima e Nagasachi

In Africa si lavora di machete

Ancora puzza il Vietnam di napalm

Qualcuno compra gli organi al mercato

Ho visto schiave nuove sotto i ponti

Minacce per girare il capo altrove

 

Qualunque cosa scrivere

In giorni come questi

Che senso ha

 

E ridere, e piangere..

Piangiamo più spesso per un film che per un uomo in strada

 

Che senso scrivere Qualunque cosa in questi giorni…

 

E poi ti guardi indietro,

neanche troppo lontano,

e vedi anime in fila verso i forni

e coperte infette da regalare agli indios

e pali da infilarci corpi

e croci

e altari a cui sacrificare il bene..

 

scrivere scrivERE scriVERE ScRiVeRe…

 

però parole vere

le ho lette respirate

mi hanno fatto credere, sperare in altri mondi

pure poesie liquide e fresche

bevute avidamente dall’anima assetata

parole libri scritti in quei momenti

mentre qualcuno muore un altro sogna

qualcuno nasce spera vive e scrive.

 

Io scrivo.

Ne ho bisogno.

 

Un pò di luce filtra e squarcia il velo

E amo immaginare di un’altrove

In cui ciò che scriviamo sia reale

E i nostri giorni solo brutti sogni

Da cancellare e riderne nel sole.

 

Grazie. A tutti, davvero.

postato da: BESTIO alle ore 14:20 | Permalink | commenti (3)
categoria:e la scrittura
lunedì, 10 gennaio 2005

 Ieri ho fatto l'amore con te, è stata pura poesia.

I tuoi occhi verdi nei miei e quel tuo viso. Non perfetto ma bello, bello come non mai.

E per me, amante della perfezione, è stata una sorpresa sentirmi così attratta dalla tua figura imprecisa e confusa...

Sei bella, moltissimo.

postato da: Saffonike alle ore 16:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:e la scrittura
venerdì, 07 gennaio 2005
 

Il vicino di Thomas Bernhard

Il mio blog, prende il nome da un romanzo, l'ultimo, di Thomas Bernhard. Anni fa, in vacanza in Austria, visitai la sua fattoria nei pressi di Ohlsdorf , dove visse, non continuativamente per oltre dieci anni. Alternava la sua permanenza in quella casa con periodi in cui, per motivi di salute, emigrava in paesi più caldi.(Spagna soprattutto). La casa è rimasta intatta e come da espressa richiesta di Bernhard, alcuni lavori di ristrutturazione che lui seguiva personalmente, non sono stati mai finiti... quasi fosse un manoscritto ancora da limare e rivedere.

Fu difficile, trovare la fattoria. Avevo come riferimento la cittadina di Gmunden sull'omonimo lago, dove, dopo ripetuti tentativi nel locale ufficio del turismo, una studentessa mi indicò Ohlsdorf, come meta.

A quei tempi, Bernhard, non era ancora ben visto. Non lo sarà mai del tutto, credo. Le descrizioni che aveva fatto nei suoi libri, della vita nei paesi della montagna austriaca, erano implacabili. Questo spiega le facce "assenti", quasi offese,  con cui gli abitanti della ridente cittadina, rispondevano alle mie richieste di informazioni, come fossi un mendicante. "No bitte" mi dicevano...   Sembrava di vivere in uno dei suoi romanzi: sempre la stessa domanda, sempre la stessa risposta. La ragazza, mi informò ad occhi abbassati, quasi si vergognasse. Oggi anche Gmunden ha il suo centro studi Thomas Bernhard.

Comunque, come dicevo, arrivare fu come leggere un suo romanzo. Un'ossessiva ripetizione di strade e curve, apparentemente tutte uguali, apparentemente senza fine. Ohlsdorf è immerso nella campagna e quella fattoria sembrava introvabile. Percorsi in auto una infinità di colline, coperte di verde, che nascondevano come una chioccia case coloniche tutte uguali e bellissime. Nessuno in giro; era il primo pomeriggio, faceva caldo, era agosto. Arrivato ad un bivio, notai un anziano signore che tagliava dei fiori nel giardino, davanti casa, e mi avvicinai. Parlava anche inglese, e mi disse che, certo, conosceva la fattoria. Mi indicò la strada per raggiungerla. Felice di essermi stato di aiuto, mi domandò se, fossi italiano e se  facessi il falegname, certo. Risposi di no, un pò stupito, e lui di rimando mi chiese se fossi allora un tecnico agrario, certo, e, al mio nuovo no, rimase interdetto, quasi avesse capito male. Spiegai che volevo visitare la fattoria dello scrittore Thomas Bernhard perchè ero un grande ammiratore delle sue opere. L'anziano signore si fece serio e spiegò che mi sbagliavo, che quella, certo, era la fattoria di Thomas Bernhard, ma quel Bernhard non scriveva libri, certo, era un' ottimo falegname e un buon giardiniere, con cui lui aveva intrattenuto per anni rapporti di cordiale vicinato, certo. Il suo certo era quasi una garanzia: parlavamo della stessa persona. Mostrandogli un' edizione italiana di un suo romanzo con la  foto sul retro, dissi che ero sicuro che in quella fattoria avesse vissuto Thomas Bernhard, certo, il grande scrittore e commediografo, famoso in tutto il mondo e quasi destinato al Nobel, se fosse vissuto più a lungo, certo. Che forse ero precipitato in una sua commedia?

Il signor Jackob, così si chiamava, alla vista della foto, rimase prima molto serio, come deluso dalla scoperta; poi a gran voce chiamò la moglie, Martha, una bella signora in carne.

"Martha" disse, "questo signore, viene dall'Italia, da Firenze, per visitare la fattoria di Thomas Bernhard"

"Chi?" disse la moglie, "il falegname? ma è morto quattro anni fà!"

"Questo signore dice che era un famoso scrittore! In Italia sono tradotti tutti i suoi libri, guarda!" e le mostrò la copia.

Alla vista della foto, la signora Martha, alzò lo sguardo verso Jackob e grattandosi la fronte, iniziò a ridere. Anche Jackob sorrise, scuotendo la testa lentamente e, dandomi una pacca sulla spalla, come se avessimo appena terminato di zappare il suo giardino insieme, mi disse:

"Uno scrittore, eh! voi Italiani siete pazzi! Certo, era un bravuomo, faceva ottimi mobili e i suoi fiori sbocciavano prima dei miei, certo! Quando scompariva, ogni tanto, ho sempre pensato che andasse a Vienna per comprare gli ultimi ritrovati...  facevamo una specie di gara e le sue magnolie erano sempre più belle e grandi delle mie, certo!"

Avvicinò la moglie al suo fianco, ancora sorridente, e alzando il braccio esclamò:

" Ora vada... segua quella strada e certamente troverà le magnolie, adesso le coltivo io... certo..."

e mi indicò la direzione.

postato da: glenn63 alle ore 15:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:e la scrittura, e il blog
giovedì, 30 dicembre 2004

amo il prosciutto, la verità, il cane, il tabacco, la vita

con fradici stracci d’ottimismo asciugo pozzanghere di lacrime e latte - strizzo e butto - strizzo e disperdo con manovre esatte - in precario equilibrismo, incero il piatto che copre il buco dopo l’alluvione - cosa pensi contenga quell’occluso anfratto che m’ostino a coprire? densi grumi di brodo, brodo di muco, qualche goccia d’olio di gomito rarefatto - mi può sempre servire: ci lubrifico la mia ragione, chè non strida nel ruvido contatto - lucido tutto..ecco: ora brilla a specchio l’algida allusione - fatto questo, mi pento e butto tutto - rallento il movimento - resto ferma e canticchio "nessuno dorma", turando(t) il naso - leggerissimamente calma, riposo - in-vento..

postato da: SENZAQUALITA alle ore 12:37 | Permalink | commenti
categoria:e la scrittura
mercoledì, 08 dicembre 2004

al mattino, al variare della pressione, le idee solide si riscaldano, si fondono (si confondono?), s’ammassano in liquida promiscuità tutte in un punto, sublimandosi fino alla condensa - annidate nel caos (invero, comodamente), dopo un po’, stagnando, imputridiscono - ecco..a quel punto è utile farle evaporare, trovando loro uno sfogo..uno qualsiasi: scrivere (in qualsivoglia modo/luogo) è espulsione di scorie da un me troppo compresso verso un te compromesso, da un me incidentalmente tuo a un te passivamente mio..

perdonami, lettore, se in questo modo t’uso come discarica..

postato da: SENZAQUALITA alle ore 14:48 | Permalink | commenti
categoria:e la scrittura