primo incontro
di pino mercuri
Vela. Uno sguardo che si posa sul mio.
Tu sei la vela. Io sono vela e il mio sguardo senza languori, forte di abbracci si posa sul tuo.
Ecco, io vengo a te, dolce tesoro. È una follia, lo so. Eppure questa è la scelta e questo sia. Sì, io vengo a te e tu aspettami.
E guardami. E io ti guardo. E noi siamo sguardi. Sereni. Nel cielo.
Nuvole accarezzano il tuo sguardo che si posa sul mio.
E io vengo a te.
E tu vieni a me.
…
Eppure, mai più l’avrei immaginato!
Sotto la doccia, penso pensieri.
Lei mi aspetta.
Ora o mai più!
Che dico?
Sì, sono io che parlo:
Se non ora, quando?
Lei mi attende…
E io, che attendo?
Questo è il tempo: questo è il mio tempo, questo è tutto il tempo, quando non c’è più tempo.
Sì, vado da lei.
L’auto attende paziente sulla strada.
Dyane 6.
Così si chiama la vettura.
Buffo, scappa da ridere chiamarla vettura!...
Sgangherata quattroruote.
Ma è una bambina.
Piccina, la Dyane 6.
Piccina, la mia vettura.
Arancio il suo colore, come i fiori d’arancio che non ho.
Fa niente.
Saranno orchidee, se non ho fiori d’arancio.
…
…
…
Poi ricordo, ricordo…
Ricordo lo scorrere dell’acqua e il cappello sotto la doccia… un’altra doccia… la stessa doccia… sarà stato un Borsalino?
Chi può dirlo…
Era un cappello, un bel cappello, acquistato da poco… assomigliava a quello che usava mio padre da giovane.
Ricordo anche mio padre…
Bello, teneva… guardava mia madre il suo sguardo… un bell’abito… era… no, non saprei dire il tipo di lana, il tessuto, la pezza di stoffa di quell’abito…
cadeva bene, però…
molto elegante, avrei detto da bambino ogni volta davanti a quella foto…
e mia madre, anche lei un cappello simile a quello di mio padre…
nera, quasi un’abissina avrebbero detto…
beh, la foto era in bianco e nero…
ah, il cappello…giusto, il cappello… non divaghiamo, il cappello sotto la doccia…
sì, quella volta credo di avere fatto la doccia con il cappello…
anzi, più d’uno, più di un cappello…
devo averne usati due, tre… almeno…
forse quattro… sì, forse quattro cappelli per una doccia…
chissà dove ero in quel momento…
Dove ero?...
E dove ero!
Sotto la doccia, ero!
Sotto la doccia con il cappello… mi sembra chiaro, no?
…
…
…
Se è maschio, si chiamerà Michele.
Poi abbiamo deciso, d’accordo con lui, che il suo nome era Michelangelo.
Oggi Michelangelo ha vent’anni e suona il contrabbasso.
Cipolla è mia moglie. Ha 22 anni e una bambina di due anni e mezzo. Fa caldo al terzo piano di Villa Aprica. È luglio, 11 luglio 1984. Il sole batte forte dal tetto e dai vetri delle porte-finestra che danno sulla balconata. E da lì, il lago appare un incanto in ogni stagione. Ma oggi fa caldo. E Michele dà qualche segno di voler mettere fuori… di voler dare un’occhiata… di voler venire a vedere, decisamente venire a vedere e sentire che aria tira da queste parti. È un tipo deciso, Michele.
Spinge, insomma. Spinge, Michele, ma senza fretta…
Non dolore, Cipolla. Si appoggia allo stipite della porta e bisbiglia, tenendosi come a volerla accarezzare quella vita che porta dentro.
Cipolla è la mia Cipolla. Non è un cognome, è soltanto la mia Cipolla da sfogliare, da svelare, foglia dopo foglia… a veli sovrapposti. Cipolla è il suo modo di pettinare i… di pettinarsi, veloce davanti allo specchio… e anche senza specchio.
Cipolla, anche lei sembra una bambina…
…Sì, ventidue anni… e ha già una bambina…
…abbiamo una bambina…
…
chi l’avrebbe detto?
…
Allegra…
Si chiama Allegra la nostra bambina… due anni e mezzo, e attende a casa… dalla zia. Attende paziente, Allegra… è brava, è buona, è bella, è Allegra: due… uno sguardo… da non credere… bella e paziente… ed è sempre Allegra… ed è sempre serena… allunga lo sguardo… piccolo e sottile quello sguardo, uno sguardo che va, che va, che va, va lontano… offre qualcosa… offre alla vita e prende la vita… ed è un bacio, la nostra Allegrina… bimba Allegra…
…
Piccola spinta.
È Michele che spinge…
Ma noi non sappiamo, non sappiamo ancora che si chiama Michele. Michelangelo. Sì, Michelangelo soltanto se sarà maschio e noi non sappiamo… ancora… un piccolo maschietto…
…eppure, noi sembra di saperlo già che è lui, il bimbo Michele.
…
Ad averlo saputo prima come è fatto Michele, l’avremmo chiamato Il Bimbo Simpatia: anche se Cip aveva pensato Sebastiano, Il Bastian Contrario… e per molti, da piccolo è stato Fracassa e Burrasca… o Sfasciacarrozze… con le sue automobiline… quelle belle, avute in regalo, subito rotte per guardarci dentro e scoprire…
Una trottola, un tremuoto, un temporale, allegro e pazzerello come la pioggerellina di marzo… anzi, no… no, era… era una corsa, una corsa di corsa incontro alla vita… una corsa senza rincorsa e senza fretta… una corsa fatta di vita, vita che cresce e mi salta addosso e poi più in alto, in alto e io lo reggo, e da lassù, a cavalluccio come un cavaliere vero e lo sguardo grande come la vita… da lassù guardava il mondo, beveva la vita.
…
“Scendiamo”, dice Cipolla.
“Fa male? Ce la fai? Sicuro? Ti aiuto?”
“Scendiamo, è ora!”
Si scende, primo piano, mi pare. Arriva la dottoressa giovane, guarda, misura, osserva, sentenzia: “È presto, c’è tempo. Tornate di sopra.”
“No”, dice Cipolla, “restiamo qui… lassù è caldo…qui si respira.”
La dottoressa sparisce. Silenzi nel caldo. Io non mi siedo… non saprei dove… buffo, c’è poco da sedersi… minuti… silenzi… quanto tempo?... Il tempo di sparire la dottoressa… il tempo di svanire tutti… c’è più nessuno intorno a noi… si fa il vuoto, si fa silenzio… senza tempo.
Eppure è tempo. È il suo tempo. Il tempo è Michele. E Michele non sa. E noi non sappiamo. Eppure è il suo tempo. E il tempo è con noi.
…
Si ferma il tempo…
…
Una voce…
…
“Si sono rotte le acque!”
…
?...
…
?
…
È Cipolla. È il diluvio. Universale.
Guardo.
Cipolla ripete: “Le acque!...”
“Fa’ qualcosa…”
“Sì, faccio… corro… chiamo… no, non corro… chiamo (sottovoce)… meglio: cerco… cammino… mi muovo… (corridoi, incroci, labirinti)…rumore di friggitture dentro le scarpe che camminano la mia mente… e se la portano a spasso, la mente…
…è gioia… ansia? No, non ansia. Nessuna ansia… solo gioia pura, fatta di movimento, che si muove… e mi muove…
“C’è nessuno!”, dico a Cipolla. No, dico a me stesso. No, c’è nessuno.
“Aspetta Cip, cerco meglio!...”
Ecco: “Scusi, signora… scusi, infermiera…”
“Sono l’ostetrica, mi dica, mi dica… succede?”
“Sì, succede… è successo… c’è l’acqua…”
”Mi dia una…”
“Sollevi, mi aiuti!...”
“Ecco, portiamo…”
…
…
…
E quella ragazzina matta, Dedù, attende… mi ha atteso… e io avevo atteso ancor prima di lei. Così, sotto la doccia…
“Ormai è fatta”, mi dico, mi penso.
Lavato, asciutto, profumato come uno sposo.
Agghindato. Non troppo. Abbigliato. C’è poco da agghindare nella piccola soffitta dove vivo.
Ho detto mansarda, ma è una soffitta.
Ho detto soffitta, ma è una mansarda.
Piccola, insomma.
Piccola e in alto.
Quinto piano.
Albese con Cassano.
Albese: il posto dell’alba.
…
Scendo.
Pronto.
Sì, sono pronto.
…
Dedù, aspettami. Arrivo. Vengo da te.
Ti prendo. Mi prendi?
Sì, anch’io ti prendo.
…
Un bacio.
Emozione.
È il primo!
Sedici anni, lei!
…
Molti di più, io.
Molti, non troppi.
Giusti…
…
Giusti gli anni per il primo bacio, il primo incontro, il primo…
Il primo di tutto
…
Vieni, Dedù!
Andiamo!
Mi vuoi? Ti sposo. Mi sposi? Ti sposo!
Mi vuoi, mi sposi? Ma certo, è per sempre!
Ti voglio, mi vuoi?
Ma no, non parole!
Non dette parole!
Parole pensate, forse…
Senza parole…
Un bacio.
Un bacio…
E poi più!
…
Sospiro…
Respiro…
…
Un bacio, primo bacio…
Dedù
…
Andiamo!
…
No! Non ora! Aspetta!
No, non aspetto! Fa’ la valigia!… Quello che serve!... Metti la tua piccola casa in una valigia e andiamo! Sarai tu la mia casa, sarò io la tua casa. Serve altro?
“Perché tanta fretta?”
”Su, andiamo! Fa sera!”
“E gli amici? La festa?... La neve?... Camminare insieme nella neve e gli amici, i parenti, le amiche… compagni di scuola… tutti con noi… dietro di noi… noi sposi…”
…
Sguardi.
…
“D’accordo!”
…
E il bacio riprende. Continua. Mai rotto, interrotto… mai fine… mai fine, quel bacio…
Quel bacio e quel sì.
Quel sì, dolce bacio.
…
…
…
Ciao, Michi!!!
!!!
!!!
!!!
…
Spunta uno sguardo!
…
Michele!...
…
Sarai Michelangelo!
…
Sei Michelangelo!
…
Ti guardo, Michele!…
La mamma ti cinge.
Ti abbraccia.
Il babbo ti guarda.
Sono io che vi guardo.
E noi siamo sguardi.
E Allegra ci guarda.
Ci bacia.
Ci guarda.
E noi siamo sguardi.