domenica, 12 novembre 2006

(...) Erano le mani di una giovane recluta del Piatilekta, di un udarnik del terzo Piano quinquiennale, di un giovane tartaro divenuto meccanico, pilota di un carro armato: ingentilite dall'antico, millenario contatto col serico mantello equino, con le criniere, i tendini, i garretti, i muscoli dei cavalli, con le redini, col morbido cuoio della sella e dei finimenti, e in pochi anni passate dal cavallo alla macchina, dal cuoio all'acciaio, dai tendini di carne ai tendini di metallo, dalle redini alle leve di comando. Eran bastati pochi anni a trasformare i giovani tartari del Don, del Volga, delle steppe dei Kirghisi, delle rive del Caspio e dell'Aral, da pastori di cavalli in operai qualificati dell'industria metallurgica dell'URSS, da cavalieri in stakanowzi delle squadre d'assalto del lavoro, da nomadi della steppa in udarniki e in spez del Piatilekta. (...) "Aveva le mani simili alle vostre" dissi. Il Principe Eugenio si guardò le mani, pareva leggermente impacciato. Eran le belle mani bianche dei Bernadotte, dalle dita pallide e sottili. E io gli dissi: "Le mani di un meccanico, di un pilota di carro armato, di un udarnik del terzo Piatilekta, non sono meno belle delle vostre. Son le stesse mani di Mozart, di Stradivarius, di Picasso, di Sauerbruch." Il Principe Eugenio sorrise, e arrossendo leggermente disse: "Je suis d'autant plus fier de mes mains".

da "Kaputt" di Curzio Malaparte

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categoria:libri
sabato, 14 ottobre 2006

North Earl Street è una strada pedonale. Capita di camminarci perché magari senti una musica, Dublino è popolata di musicisti di strada. Oppure semplicemente perché stai andando da un’altra parte, vedi che è pedonale e ti infili. E di colpo ti trovi faccia a faccia con Joyce. E scopri che è proprio come l’hai sempre immaginato.
Ogni tanto penso a lui. Dinoccolato, appoggiato al bastone e a suo modo sorridente. Talvolta lo voglio credere vivo, il mio Joyce di North Earl Street. Perché poi in fondo tutto a Dublino parla di lui: persino il cappello a cilindro di O’Connell. Solo che lui non c’è. O almeno credi che non ci sia fino a quando, in un pomeriggio qualunque di un’estate qualunque, ci finisci addosso. Certe volte penso che lui se stia lì ad ascoltare. Quando voglio sentire cosa ha da dire apro un suo libro e leggo:

 Lean out of the window,
Goldenhair,
I heard you singing
A merry hair.

My book was closed;
I read no more,
Watching the firedance
On the floor.

I have left my book,
I have left my room,
For I heard you singing
Throgh the gloom.

Singing and singing
A merry air,
Lean out of the window,
Goldenair.

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categoria:libri, il primo incontro
mercoledì, 05 aprile 2006

«Leggono Shakespeare?» chiese il Selvaggio mentre, diretti ai Laboratori Biochimici, passavano davanti alla Biblioteca scolastica.
«Certamente no» rispose la Direttrice arrossendo.
«La nostra biblioteca» spiegò il dottor Gaffney «contiene soltanto libri di referenza. Se i nostri giovani hanno bisogno di distrazione, possono procurarsela al cinema odoroso. Noi non li abbiamo incoraggiati ad indulgere ai divertimenti solitari quali che siano»

[Aldous Huxley - Il mondo nuovo]

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categoria:libri