venerdì, 25 maggio 2007

Che sorge dalla nebbia, fantasma alto-medievale
Nella luce petrosa di altri secoli
Scolpiti dal labora benedettino
Su per il serpentino del monte, oltre i lastroni di roccia
A tentare un passaggio di Eden, fino a una spada di arcangelo
Scintillante nel cielo ermitale
- a l’ha campà giù ‘l diao – sopra la valle
fragorosa di Tir, densa di scarichi
sul fiume dimenticato dall’antico ghiacciaio,
Dora senza più ora, Riparia che non ripari,
va nen a bèivi, Gioanìn, ché l’eva
l’è tuta anvelenà, dov’era l’ampolla
che dissetava l’avido pellegrino
cambiando il vino in acqua – fitque merum
di capovolta eucaristia, e la carne
arrivò a farsi Verbo, a solis ortu
usque ad occasum, verso i contrafforti
dell’ultimo occidente, dove Iohannis vincens
pregava nella notte, confortato
dal messaggero di altri Paradisi,
e il nobile alverniate – a n’avia fane
pi che re Carlo ‘n Fransa – risaliva
a questuare indulgenze, inginocchiato
davanti al santo montanaro, supplice
con la bella Isengarda – Omnipotenti
et Michaëli et Petro et Paulo et
- n’a j’era da preghé – maxima culpa
“e per tua penitenza”, a l’è tocaje
ëd tiré su la cesa, bâtiment
vertigineux sur le rocher, impossibile
pour les macons – l’avio rason – possible,
pietra su pietra, solo ai cori angelici
ignorati ai caselli autostradali
dove un torbido Gloria esce dalle trombe
insofferenti dell’attesa, diapason
di stravolti alleluia – e da quassù,
dice la guida, l’Alda tentò il volo
per salvare l’onore – Signor, giutme! –
dai soldati pronti a ghermirla, “’n sàut
ëd setsènt méter", "parla pa !" e planò
virginitate intacta – "nen na piega” –
trattenuta dagli angeli, sul punto
dove oggi muore l’erba, soffocata
da altri invasori – e non discende l’ala
di nessuna pietà celeste, “a torno
a foré la montagna, giù, sot tèra”,
quanti metri in profondità? “che dzora
l’è già tut un përtus” – ma nisi Dominus
aedificavit domus, come dice
- chi ricorda il suo nome? – Quel che edifica
dimenticato dal mondo, nella memoria del cielo,
mentre il dicembre corre di neve in neve,
sui monti di Re Cozio, irrangiungibili
da trivelle e bulldozers, sempiterni
guardiani della valle.
di Giorgio Calcagno

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categoria:poesia
martedì, 08 maggio 2007

Non è il tetto che sgocciola

Né le zanzare che ronzano

Né la cella sordida, umida

Non è la serratura che scatta

Quando il secondino ti rinchiude

Non è la razione miserabile

Indegna di bestia o uomo

Nemmeno il vuoto del giorno

Che affonda nel nulla della notte

Non è

Non è

Non è.

È la bugia martellataci

Nelle orecchie da generazioni

È la furia omicida della gente

Che esegue duri ordini disastrosi

In cambio di un pasto schifoso al giorno

Il magistrato che registra agli atti

Una condanna che sa immeritata

La rovina morale

L’insipienza mentale

La carne dei dittatori

Codardia vestita da obbedienza

In agguato nelle nostre anime denigrate

È la paura che inzuppa i calzoni

Che non osiamo lavare

È questo

È questo

È questo

Caro amico, che trasforma il nostro mondo

Libero

In una squallida prigione.

KEN SARO WIVA

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categoria:poesia, un mondo senza voce
giovedì, 22 febbraio 2007

di Stefano Benni

I giudici se vogliono giudicare bisogna che si facciano eleggere
i giornalisti se vogliono scrivere non devono criticare
i sindacalisti devono alzarsi in piedi quando mi vedono entrare
l'opposizione non deve opporsi se no non vale
e insomma una buona volta lasciatemi lavorare
ho sei ville in Sardegna e le bollette da pagare
e forse dovrei farmi ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa anomalia in questa società violenta


I giudici se vogliono restare non ci devono arrestare
la stampa estera l'Italia non la deve riguardare
e io a casa mia mangio con chi mi pare
e insomma Bettino smettila di telefonare
più di quello che ho fatto proprio non lo posso fare
ho sei televisioni sulle spalle da mantenere
e forse mi dovrei far ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa finanza in questa società violenta


E i tre saggi se sono saggi non si devono impicciare
e la Rai deve essere complementare
e perdio spiegatemi cosa vuol dire complementare
e non dite che non so l'italiano che mi fate incazzare
e i giudici i processi li devono stipulare
e i giornalisti non devono esageracerbare
e forse mi dovrei far ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa poca Fininvest in questa società violenta


E i giudici si alzino in piedi prima di giudicare
e se la mafia mi vota cosa ci posso fare
e il milione di posti l'avevo detto per scherzare
e voglio tremila guardie del corpo che mi devono guardare
e un ritratto di sei metri vestito da imperatore
e che sono fascista non me lo dovete dire
e i giornalisti prima di scrivere si facciano eleggere
e i rigori contro il Milan non li dovete dare
e gli agit-prop vadano in Russia ad agitproppare
e non chiamatemi Bokassa o vi faccio fucilare
e i giudici il paese non lo possono sventrare
e a me gli avvisi di garanzia non li dovete mandare
e forse mi dovrei un po' calmare
ma se io sono Dio cosa ci posso fare
Mi consenta mi consenta senta
no c'è più religione in questa società violenta

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categoria:poesia, storie vere
sabato, 27 gennaio 2007

Sopra le grida e gli spari,
Il tuonare degli incendi e le urla di sirena,
Cerchiamo di udire la voce quieta dell’uomo
Che non si trova più là.

Sopra il ritmico schianto della schiera
Che occupa tutta la strada, in marcia, senza fine
Cerchiamo di udire il passo silenzioso
Delle gambe invisibili di chi è già stato ucciso.

Serriamo le porte, mettiamo le truppe ai confini,
Presidiamo il Parlamento,
Ma quando viene l’uomo già morto, tremiamo.
Ci atterrisce il suo spirito che cammina
Attraverso i muri.

di Edith Lovejoy Pierce

 

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categoria:poesia
martedì, 01 agosto 2006

Hello darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again,
Because a vision softly creeping,
Left it’s seeds while I was sleeping,
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence.

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone,
’neath the halo of a street lamp,
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of
A neon light
That split the night
And touched the sound of silence.

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more.
People talking without speaking,
People hearing without listening,
People writing songs that voices never share
And no one deared
Disturb the sound of silence.

Fools said i,you do not know
Silence like a cancer grows.
Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you.
But my words like silent raindrops fell,
And echoed
In the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon God they made.
And the sign flashed out it’s warning,
In the words that it was forming.
And the signs said, the words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls.
And whisper’d in the sounds of silence.

Simon & Garfunkel

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categoria:poesia, raccontare la musica
lunedì, 29 maggio 2006

"Un ruscello scorre

in un deserto senza erba

alla ricerca

di chi ha sete"

di Abbas Kiarostami, da "Un lupo in agguato"

 

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categoria:poesia