sabato, 22 novembre 2008

Ci abbiamo creduto da subito e ce l'abbiamo fatta: Nasim Fekrat, coraggioso blogger e giornalista freelance dell'Afghanistan, finalmente è in Italia.

Nei prossimi giorni leggerete di lui sui giornali, ne sentirete parlare in tv: è uno dei vincitori, con Sayed Parwez Kambakhsh, del premio giornalistico internazionale "Città di Siena - Information Safety and Freedom".

Ma noi in Val di Susa abbiamo anticipato il premio perché semplicemente volevamo averlo qui con noi e sentire dalla sua voce l'Afghanistan di oggi. Da dieci giorni è qui con la sua ragazza italiana, Meri. Sabato scorso abbiamo potuto vedere le sue foto e sentire i suoi racconti ad Almese, nella sala consiliare, domani lo sentiremo a Condove, in biblioteca. In questi giorni è stato nelle scuole a parlare con gli studenti, perfino in una scuola elementare dove ha incontrato bimbi proveniente da un po' tutto il mondo, e che lui ha chiamato "angeli" nel suo blog in farsi.

Magari qualcuno si chiederà cosa c'è di così difficile ad avere un giornalista in Italia.... oltretutto uno che ha già frequentato un corso alla Inwent (e dunque ha già ottenuto uno schengen), e ha già vinto, nel 2005, il premio di Reporters Sans Frontieres come miglior blogger dell'anno.  Me lo sono chiesta anch'io e non ho risposte.

A Nasim e Meri dico grazie. In questi giorni insieme a loro ho imparato tantissimo. Domani sera ci saluteremo, ma quando nei prossimi giorni leggerò le interviste di Nasim sui quotidiani nazionali e non "solo" sui settimanali locali, quando lo vedrò in tv in occasione del premio, li sentirò ancora vicini, il mio fratello Hazara e la mia sorella Abruzzese.

Se ne parla anche su La Torre di Babele

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categoria:storie vere
martedì, 09 settembre 2008

9 settembre 1943: 65 anni fa mio nonno fu preso prigioniero dai tedeschi.

Un soldato come tanti che, dopo aver cobattuto in Albania e in Russia, subì anche la prigionia nello stalag "IV A" di Hohnstein. Di lì riuscì a scappare e pochi anni dopo morì.

Mi fa indubbiamente piacere che il Presidente Napolitano ieri lo abbia definito eroico.

Non so però come i miei nonni avrebbero reagito alle parole "Chi rifiutò l’adesione alla Rsi è simbolo della volontà di riscatto del Paese". Loro e i loro quattro figli penso avrebbero preferito la pensione di guerra. Ma per chissà quali subdoli motivi non arrivò mai.

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categoria:storie vere, un mondo senza voce
mercoledì, 18 giugno 2008

"il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita"

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categoria:storie vere
martedì, 10 luglio 2007

"Lottate contro l'ignoranza, la vostra e quella degli altri.

Noi la nostra ignoranza l'abbiamo pagata cara.

Nell'ignoranza si può anche vivere bene, ma nei momenti estremi non ti salva.

 Durante il fascismo non esisteva un solo libro che non fosse di propaganda.

Oggi chi vuol capire dispone di tutti i mezzi necessari.

Leggete, mettete a confronto le verità diverse, e poi trovate la vostra verità."

Nuto Revelli

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categoria:storie vere
sabato, 12 maggio 2007
Ricevo ora un sms: pare che questa mattina, ore 7.30 circa, l'esercito (!!!) si entrato nel presidio di Serre (nel Salernitano, dove stanno cercando di impedire che una discarica venga messa all'interno di un parco del wwf). Ci sono feriti.
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categoria:storie vere, un mondo senza voce, solidarietà
lunedì, 19 marzo 2007

DANIELE MASTROGIACOMO E' LIBERO E STA BENE

DA KABUL: PINO SCACCIA

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categoria:e gli altri, storie vere
giovedì, 22 febbraio 2007

di Stefano Benni

I giudici se vogliono giudicare bisogna che si facciano eleggere
i giornalisti se vogliono scrivere non devono criticare
i sindacalisti devono alzarsi in piedi quando mi vedono entrare
l'opposizione non deve opporsi se no non vale
e insomma una buona volta lasciatemi lavorare
ho sei ville in Sardegna e le bollette da pagare
e forse dovrei farmi ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa anomalia in questa società violenta


I giudici se vogliono restare non ci devono arrestare
la stampa estera l'Italia non la deve riguardare
e io a casa mia mangio con chi mi pare
e insomma Bettino smettila di telefonare
più di quello che ho fatto proprio non lo posso fare
ho sei televisioni sulle spalle da mantenere
e forse mi dovrei far ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa finanza in questa società violenta


E i tre saggi se sono saggi non si devono impicciare
e la Rai deve essere complementare
e perdio spiegatemi cosa vuol dire complementare
e non dite che non so l'italiano che mi fate incazzare
e i giudici i processi li devono stipulare
e i giornalisti non devono esageracerbare
e forse mi dovrei far ricoverare
Mi consenta mi consenta senta
c'è troppa poca Fininvest in questa società violenta


E i giudici si alzino in piedi prima di giudicare
e se la mafia mi vota cosa ci posso fare
e il milione di posti l'avevo detto per scherzare
e voglio tremila guardie del corpo che mi devono guardare
e un ritratto di sei metri vestito da imperatore
e che sono fascista non me lo dovete dire
e i giornalisti prima di scrivere si facciano eleggere
e i rigori contro il Milan non li dovete dare
e gli agit-prop vadano in Russia ad agitproppare
e non chiamatemi Bokassa o vi faccio fucilare
e i giudici il paese non lo possono sventrare
e a me gli avvisi di garanzia non li dovete mandare
e forse mi dovrei un po' calmare
ma se io sono Dio cosa ci posso fare
Mi consenta mi consenta senta
no c'è più religione in questa società violenta

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categoria:poesia, storie vere
giovedì, 04 maggio 2006

Ricordi

“Con il tempo, ho capito quanto il non esserci

possa diventare una forma della presenza

spesso più intensa della presenza stessa.”

di Roberto Cotroneo, da "Questo Amore"

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martedì, 25 aprile 2006

25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2006

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categoria:storie vere
domenica, 12 marzo 2006
La Nave Fantasma: tra teatro e realtà.

Abbiamo issato la paranza e l'abbiamo aperta sul ponte. In mezzo al mucchio del pescato c'era il corpo ancora intatto di un uomo scuro di carnagione sui 25-30 anni. La pelle era in parte mangiata dai pesci. Gli altri che erano a bordo sono scappati a prua per non vedere. Prima di ributtarlo in mare non ho potuto fare a meno di notare che quel poveretto portava al dito un anello dorato con una piccola pietra rossa a forma di piramide.

Ho tirato via quel cadavere dal mucchio, mi faceva pena ed orrore. La vista di quell'anello mi ha fatto pensare alla sua vita, ai suoi familiari. Ti vengono in mente mille cose in momenti così. Poi ci ragioni e ti rendi conto che era un clandestino, che veniva da molto lontano, che è molto difficile, se non impossibile, rintracciare i parenti. E poi non c'è più niente da fare: è morto. E ti ricordi di quel collega che ha fatto il suo dovere, ha portato un cadavere a riva, ed è stato bloccato in porto dalla burocrazia: giorni e giorni di lavoro perduti tra verbali e interrogatori. L'ho sollevato per avvicinarlo al parapetto e buttarlo giù, come avevano già fatto gli altri, come abbiamo continuato a fare per un altro mese e mezzo noi di Portopalo, fino a che abbiamo smesso di trovare nelle reti cadaveri interi o pezzi di cadavere.

Ho fatto un passo con quel corpo in braccio. Ho sentito un tonfo. Il collo non aveva retto il peso della testa. Forse perchè era in mare già da una settimana, forse perchè i divaricatori dello strascico l'avevano in parte decapitato. Ho chiuso gli occhi, l'ho scaraventato in acqua, poi, con gli occhi sempre chiusi, ho preso una pala, ho raccolto la testa e ho lanciato anche quella in mare. Avevo i brividi, per un po' non sono riuscito a guardare verso quel punto. Ho aperto la pompa e ho inondato il ponte. Il getto ha aperto il mucchio e molti pesci, anche pregiati, sono finiti in acqua. Era il 3 o 4 gennaio del 1997.

Questa è la testimonianza di un pescatore di Portopalo riportata su Repubblica nel giugno 2001. E' la testimonianza di una tragedia che può essere considerata la più grande tragedia navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una tragedia immolata nel silenzio della stampa e nel fragore di un mare in tempesta che ha inghiottito 283 vite, uomini, donne, bambini. Il mare spietato non ha lasciato scampo, ma l'omertà e l'indifferenza hanno impedito a madri e mogli e figli di trovare conforto in una preghiera sulla tomba dei loro cari.

"Se il mare fosse un libro, alcune pagine sarebbero bianche, cancellate dalla vergogna. Non si leggerebbe nessuna storia, ma si intuirebbe qualche tragedia come quella avvenuta la notte del 26 dicembre", la Vergogna degli abissi, come è stata definita dal giornalista Tahar Ben Jelloun.  Gli abissi sono nel mare tra la Sicilia e Malta, dove è affondato un battello carico di immigrati provenienti dall'India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka. Le vittime furono 283. Nonostante le precise testimonianze dei superstiti i mass media, ecceto rare eccezioni (Manifesto, Narcomafie), non se ne occuparono e le autorità si mostrarono da subito molto scettiche, tanto che si attribuì tutto ad una fantasiosa storia di pescatori.

Ma i pescatori di cadaveri ne avevano recuperati per davvero, a decine, nelle loro reti, e sitematicamente ributtati in mare. In fondo, si trattava solo di clandestini, poveracci che inseguivano illegalmente vaghi e costosi miraggi, e poi... erano già morti. Chissà forse sono gli stessi pensieri che hanno sfiorato la mente di chi doveva fare qualcosa e non l'ha fatto, di chi testimonia quello che l'uomo è capace di fare all'uomo.

L'indifferenza, il peggiore dei mali.

Solo cinque anni dopo, con un reportage reso possibile dalla testimonianza di un pescatore di Portopalo, il quotidiano "La Repubblica", attraverso un'inchiesta del giornalista Giovanni Maria Bellu, è riuscito ad individuare il relitto in fondo al mare e a filmare i resti dei corpi che ancora oggi lo circondano. Nel giugno 2001 le immagini della nave fantasma furono trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. Ma, nonostante l'appello di quattro premi Nobel italiani (Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia) e alcune interpellanze parlamentari, dopo sette anni ancora nulla è stato fatto "per recuperare il relitto e i corpi delle vittime, restituire loro dignità, e riconsegnare questo episodio alla storia senza menzogne ed omertà".

La Nave Fantasma oggi è un'opera teatrale scritta, per non dimenticare, da Renato Sarti ed interpretata da Renato Sarti e Bebo Storti. Un'opera di un'ironia dissacrante, a tratti cinica; un'opera cruda, profonda, dettagliata, che ti entra nel cuore come una risata e ne esce come una spada tagliente e affilata; uno spettacolo esilarante e commovente, quello che Maria Grazia Gregori (l'Unità) ha definito un cabaret tragico.

Da non perdere.

postato da: LAfricanA alle ore 23:10 | Permalink | commenti
categoria:storie vere, un mondo senza voce