martedì, 09 settembre 2008

9 settembre 1943: 65 anni fa mio nonno fu preso prigioniero dai tedeschi.

Un soldato come tanti che, dopo aver cobattuto in Albania e in Russia, subì anche la prigionia nello stalag "IV A" di Hohnstein. Di lì riuscì a scappare e pochi anni dopo morì.

Mi fa indubbiamente piacere che il Presidente Napolitano ieri lo abbia definito eroico.

Non so però come i miei nonni avrebbero reagito alle parole "Chi rifiutò l’adesione alla Rsi è simbolo della volontà di riscatto del Paese". Loro e i loro quattro figli penso avrebbero preferito la pensione di guerra. Ma per chissà quali subdoli motivi non arrivò mai.

postato da: NyFrigg alle ore 23:19 | Permalink | commenti (5)
categoria:storie vere, un mondo senza voce
lunedì, 30 giugno 2008

Ieri e oggi siamo stati bombardati da una campagna mediatica dei poteri forti a favore della tav.

Qualche considerazione, da Valsusina, la debbo pur fare.

Quel documento condiviso dell'osservatorio non parla di progetti. Non contiene nemmeno la parola tav.

E' un documnto condiviso, scritto da persone dalle idee diversissime, che per mesi si sono confrontate per trovare una linea comune su di un argomento difficile.

Si tratta di linee orientative per chi prenderà decisioni.

E la questione non è più si tav o no tav. La questione è tunnel o non tunnel. Cioè interessi economici o politica trasportistica di buon senso.

I sindaci e i tecnici della mia valle, spingono per il buon senso. I politici di Roma cosa sceglieranno?

Se ne parla anche su La Torre di Babele.

postato da: NyFrigg alle ore 22:48 | Permalink | commenti
categoria:un mondo senza voce
sabato, 12 maggio 2007
Ricevo ora un sms: pare che questa mattina, ore 7.30 circa, l'esercito (!!!) si entrato nel presidio di Serre (nel Salernitano, dove stanno cercando di impedire che una discarica venga messa all'interno di un parco del wwf). Ci sono feriti.
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categoria:storie vere, un mondo senza voce, solidarietà
martedì, 08 maggio 2007

Non è il tetto che sgocciola

Né le zanzare che ronzano

Né la cella sordida, umida

Non è la serratura che scatta

Quando il secondino ti rinchiude

Non è la razione miserabile

Indegna di bestia o uomo

Nemmeno il vuoto del giorno

Che affonda nel nulla della notte

Non è

Non è

Non è.

È la bugia martellataci

Nelle orecchie da generazioni

È la furia omicida della gente

Che esegue duri ordini disastrosi

In cambio di un pasto schifoso al giorno

Il magistrato che registra agli atti

Una condanna che sa immeritata

La rovina morale

L’insipienza mentale

La carne dei dittatori

Codardia vestita da obbedienza

In agguato nelle nostre anime denigrate

È la paura che inzuppa i calzoni

Che non osiamo lavare

È questo

È questo

È questo

Caro amico, che trasforma il nostro mondo

Libero

In una squallida prigione.

KEN SARO WIVA

postato da: NyFrigg alle ore 17:52 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia, un mondo senza voce
domenica, 08 ottobre 2006

Certe volte... in certi giorni capitava che ripensassi a quello che avrei potuto fare quando sui banchi di scuola guardavo assorta le giornate assolate di primavera ad ascoltare monologhi, perlopiù insignificanti, di professori troppo presi da loro stessi per accorgersi della nostra presenza.

Ero giovane, mi sentivo forte e debole allo stesso tempo, dipingevo il mio futuro con i colori e con i concetti che conoscevo che a ripensarci mi sembravano più sensati di quelli di oggi.

I miei disegni... i miei progetti erano nitidi, forse un po' goffi e senza contorni, non avevano sovrastrutture e non vi erano nel loro essere ombre di sorta. Quadri naif.

Ero sicura fino a quando rimanevo sola ma tutta la mia personalità cominciava a scricchiolare quando mi confrontavo con gli altri. Mi sembravano opere di Rembrant, di Cezanne mentre io mi sentivo soltanto uno scarabocchio buttato lì per caso, magari con una mano impegnata al telefono.

Eppure quando mi sedevo davanti a un foglio, disegnavo facce, persone sagge che mi guardavano con benevolenza, mi appoggiavo alle immagini di adulti che non avevo.

Per quello che mi riguardava ogni compagno di scuola poteva essere un personaggio di un film tranne che io. Vediamo, ero figlia di separati, con qualche chiletto in più, io e mio padre ci volevamo bene ma mio padre non si comportava bene con mia madre, mia madre usava me per colpire mio padre e sentendosi impotente di fronte a tanta sventura si sconvolse a tal punto che non riuscì più ad alzarsi dal letto.

Così mentre i miei compagni passavano le serate in feste di compleanno e capodanni, io, stavo accanto a lei, nel letto della disperazione, con i libri di scuola tra le gambe coperte dalle lenzuola bianche a tranquillizzare le notti turbate di mia madre. A volte la guardavo mentre dormiva e mi accorgevo da sotto le coperte del suo battito cardiaco, un sonno che sembrava più di una corsa affannata verso un passato incancellabile che un riposo vero e proprio.

Succedeva che alcune mattine uscivo di casa senza che nessuno se ne accorgesse, le serrande rimanevano abbassate fino a tarda ora e anche se poi c'era qualcuno che le alzava non si vedevano attività di sorta. In tutto questo clima buio, la vita scorreva nella mia memoria felice, un po' svitata, sicuramente sregolata. L'ultima ora di buio dopo una notte di pazzie, di risse e di scelte incoscienti, un buio però che richiamava un mattino, un inizio di laboriosa routine alla quale noi non avremmo partecipato. (...)

postato da: Giuseppina alle ore 22:19 | Permalink | commenti (3)
categoria:un mondo senza voce
venerdì, 06 ottobre 2006

Nutro un affetto quasi sconsiderato per te. Avrei voluto conoscerti, diventare tua amica. Avrei voluto essere tua. Una persona per te, per parlare di più e scrivere di meno. Un mucchio di parole lasciate lì al posto tuo, del tuo calore. Un messaggio? Un ricordo? Che me ne faccio? E quella voce sorda, non è la tua, che si perde nel nastro avvolto di una musicassetta. Una persona da incontrare e toccare per vivere di più fuori di te che dentro. Un mucchio di lenzuola lontane per sempre e il resto tutto in ordine, pulito, stirato e freddo. Ci consumiamo lentamente e neanche lo sappiamo. Poi finisce davvero che una pallottola nel cuore non ti cambia la vita come vorresti, o forse si. Chissà Marie, chi può dirlo? Forse tu, forse tu puoi dirlo, se sei ancora intorno a chi ami senza che lo sappia o, peggio, senza che possa ricordarsi di te. Perché io mi ricordo di te Marie? Perché, anche se non ti ho mai conosciuta? Ti sento come una parte del mio corpo. Ti sento come una parte del mio essere. Ti sento vivere in me e fuori di me, accanto a me. Sento le tue passioni e le tue interdizioni. Di più. Le comprendo, in modo totale, le abbraccio, ti abbraccio Marie, ti tengo stretta. Io non ti lascio andare via. Non voglio pezzi di te per ricordarmi di te, ti voglio tutta, tutta intera. So solo che ho bisogno di te. Troppo preoccupata, troppo ansiosa di vivere, tu, e non hai vissuto. Non hai saputo. Imprigionata com’eri dentro qualcosa che neanche adesso sai che senso ha avuto. E adesso piangi e mi guardi in silenzio perché sai che non posso vederti, né sentirti, né sapere di te. Piangi Marie, perché vorresti essere qui, sul divano con me, tenermi la mano, appoggiarti sulla mia spalla. Piangi e mi uccideresti tutte le volte che voglio arrendermi, tutte le volte che invento scuse, tutte le volte che uccido la mia libertà, la mia passione, me stessa perché non so amarle fino in fondo, perché non riesco a esprimerle. Eppure i tuoi occhi non sono così severi. E piangi perché sai che non mi ucciderò e continuerò a camminare, sì, in questo mondo e vedere la vita in ogni respiro. Sono incapace e amo come te. Scrivo, come scrivevi tu. E fuggo. Via lontano, distante da tutto. Sparisco. Canto, un po’ meno intonata di te. Suono la mia chitarra a lenti arpeggi e penso ai tuoi capelli chiari, al tuo dolce viso, la testa un po’ inclinata, il tuo sguardo pensieroso, ma sereno, rivolto a una parete bianca. Cosa vedevi Marie? Cosa volevi cambiare di quella parete? Sono troppo preoccupata di me, ho troppo tempo per me. E così lo perdo. E tu piangi Marie perché lo sai. Cosa vorresti dirmi? Parlami Marie, perché io ti posso vedere, ti posso sentire, io so di te. Sono qui. E tu sei qui. Posso toccarti Marie. Ciao, che ci fai a casa mia? Come sei entrata? Chi sei? Sei quella che amavo. Sei quella che amo.. perché tu vivi.. Marie.

postato da: LaGrandeNeige alle ore 23:12 | Permalink | commenti (6)
categoria:un mondo senza voce
venerdì, 15 settembre 2006
 

A volte ritornano.

sottotitolo: Tutt' a' Post

Quando muore qualcuno
Non è mai motivo di gioia
 
Quando muore qualcuno
Non è mai motivo di gioia
 
Quando muore qualcuno
Non è mai motivo di gioia
 
Oriana Fallaci è morta.
 
Dovrebbero invece morire
Le parole d’odio
 
Scritte in bella forma
O sgrammaticate
 
Urlate e recensite
O sussurrate e occulte
 
Dovrebbero sparire
I gulag i guantanamo
 
Invece piove sangue
Sulla Terra
 
Che accoglie tutti
e imparzialmente
Ingrassa ..
 
E sboccia un fiore anche dove
In vita non si è mai capito Amore.
 
riposa in pace anche tu.
postato da: BESTIO alle ore 13:06 | Permalink | commenti (2)
categoria:un mondo senza voce
giovedì, 13 luglio 2006
Autunno d'estate. Non cadono le foglie, ma i passanti sì, quelli sembrano di sasso mentre le strade sfrecciano di fianco alle loro vite e accartocciano le coscienze – intelaiature di gesso e sangue, carcasse di ricordi cremati con il fumo negli occhi.
 
Imbalsamando i sogni, la dignità è svenduta. E allora la vita, i giorni e la direzione si ingorgano in percorsi preconfezionati,  dove più non conta che razza di persona sei, ma solo se ci stai, in questa trappola; solo se acconsenti a lasciarti travolgere da eventi premeditati e a permettere che lo sguardo si assopisca sul filo di orizzonti comuni.
 
In tanti contesti sociali è quasi necessario, oramai, fingere. Ingannare il branco (e se stessi?) per poter appartenere al culto della vita moderna, dove nessuna politica ci salverà dal tonfo, dove nessuna bandiera farà mai la fratellanza, ma la differenza si, dietro le maschere di ogni automa perbene, quella ancora  ci divide.
 
Sorrisi come tatuaggi di sole: effimeri e obbligatori, come le tanto agognate vacanze che se non ti stressano, come minimo ti sfiancano. Consuetudine di massa anche il privato, fatto di scelte da discount propinate al peggior richiedente. La vita è altrove, ma nessuno la vuole. Costa sempre più caro voltare le spalle ai propri benefattori ed assumersi il rischio di potersi sentire pienamente soddisfatti, un domani. Grazie alla sola e propria testa.
postato da: Sertan alle ore 11:10 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 06 giugno 2006

Non capivano

(Tratto da una storia vera)

Quando giocavo nel cortile, a volte, venivano a trovarmi

Dovevo essere felice di questo fatto ma qualcosa succedeva in me quando mi dicevano

"Perché non torni?"

Allora, in quel tempo, io non sapevo tradurre e nemmeno spiegare ad altri ciò in cui loro stavano sbagliando

ma il dolore si faceva sentire netto e chiaro.

 

Cercavo di non pensarci ed ogni volta che succedeva io scappavo a giocare con gli altri bambini.

 

Quando andavo a scuola la mia maestra diceva che io ero scema,

io non ero scema, adesso io lo so, ma venivo messa in disparte mentre avrei voluto imparare

molte cose.

Bastavano un paio di occhiali e la mia vita adesso sarebbe stata diversa.

 

Quando mio fratello se ne scappò mi promise che avrebbe guadagnato tanti soldi,

si sarebbe formato una famiglia e sarebbe tornato a prendermi.

Nel frattempo hanno continuato a maltrattarmi e ad accusarmi di cose che non avevo mai fatto...

eppure quando mi dissero se volevo essere adottata io risposi che stavo aspettando mio fratello ma

mio fratello non aveva niente da dare al mondo perché il mondo non ha dato niente a lui.

 

Ora, capisci, io devo accettare di essere questa persona che sono ma allora, quando era il tempo,

non volevano capire che io non ero scema...

Giuseppina

 

postato da: Giuseppina alle ore 17:37 | Permalink | commenti
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lunedì, 01 maggio 2006

UN PRIMO MAGGIO

postato da: NyFrigg alle ore 20:26 | Permalink | commenti (1)
categoria:un mondo senza voce